Esterno IT’S MY PARTY : DEEP END presso I bagni Pompeiani abbandonati di Arzo, veduta dell’installazione di Francesco Snote (Sveglio o che si appropinqua, 2020)

Intervista di Marta Orsola Sironi

Sonnestube en tour avec Nada è il titolo della stagione 2020 di Sonnestube Offspace, una serie di esposizioni itineranti a Lugano e in tutto la Svizzera. Il programma del collettivo ticinese ha inaugurato a Berna l’8 gennaio con EMO, a cura della co-direttrice dell’artist-run-space Giada Olivotto, con gli artisti Gabriel Stöckli, Gianmaria Zanda e Sara Ravelli, presso la Schwobhaus. Gli appuntamenti più recenti, svoltisi dopo l’estate, sono stati la bi-personale di Caroline Schattling Villeval ed Enrico Boccioletti, UNIVERSO 25: L’ODORE DELLA CONVIVENZA, negli ambienti di Villa Florida, a cura di Giada Olivotto e Camilla Paolino (GO+CP) e IT’S MY PARTY: DEEP END, con Chloé Delarue, Nina Haab, Mattia Pajé, Gina Proenza, Francesco Snote e Una Szeemann, co-curata da Giada Olivotto insieme a Regaida Comensoli, presso i Bagni Pompeiani di Arzo. L’ultima esposizione, a cura del collettivo al completo, aperta al pubblico fino al 21 di novembre, si è tenuta di nuovo a Villa Florida: GUARDAMI NEGLI OCCHI, con Radiana Basso, Andrea Bordioli, Irene Fenara, Denise Fernandes, Vianney Fivel, Claire Fontaine, Miriam Gili, Gysin&Vanetti, Agnese Làposi, Lorenzo Morri e Alberto Venturini.

Abbiamo posto alcune domande a Giada Olivotto in merito al progetto 2020 e al particolare rapporto instaurato da Sonnestube con il territorio in cui si inserisce, i curatori esterni invitati e gli artisti presentati. 

Marta Orsola Sironi: Il tema della stagione espositiva 2020 si intitola Sonnestube en tour avec Nada, cosa prevede? Come si ricollegano tra loro i diversi episodi espositivi?

Giada Olivotto: Sonnestube en tour avec Nada è il titolo che abbiamo dato alla nostra programmazione annuale dopo che, a fine 2019, abbiamo perso il nostro spazio e quindi iniziato a pensare a come poter continuare ad esistere come luogo d’esposizione e d’incontro. È stato in occasione della mostra Protect me from what I want, a cura di Giovanni Carmine presso la Kunst Halle di San Gallo, che ci siamo resi conto che non avevamo più intenzione -dopo l’esperienza di residenza a Morel- di prendere nuovamente in affitto una sede. Piuttosto volevamo cominciare a lavorare su singoli progetti e sui luoghi che li avrebbero ospitati. Così abbiamo cominciato a cercare un mezzo, che potesse funzionare da cassetta degli attrezzi, per la realizzazione di questi progetti futuri e dopo poco tempo abbiamo trovato Nada, una roulotte del 1978. Nada, rispecchia il nostro desiderio di dare vita a delle situazioni specifiche dedicate alla nostra pratica curatoriale, che rifletta così l’idea di spostamento, di movimento, di un collettivo che sia il più libero possibile. Dopo aver adottato, quella che si è dimostrata essere parte integrante del collettivo (Sembra un angelo caduto dal cielo), abbiamo cominciato a costruire un tour, nel quale i diversi progetti hanno come punto in comune l’obiettivo di costruire e costruirsi un luogo sempre diverso e, allo stesso tempo, dar voce alle varie realtà che ci ospitano. Per noi (oltre alla valorizzazione dei siti abbandonati, sai che novità) è stato importante costruire un’intesa con città come Lugano e Mendrisio, in questo modo essere riconosciuti come un’entità – mutevole, capricciosa e invadente – il cui scopo è quello di esistere e resistere. 

Esterno – È un momento difficile tesoro, mostra a cura di Sonnenstube presso la Kunst Halle Sankt Gallen, agosto 2019
Interno di One gee in fog a Ginevra durante l’esposizione UNE HISTOIRE D’AMOUR, installazione Lumpen Station, con le voci di Garance Bonard, Romain Grateau & Camille Stora e Lea Sarde, 2020 ( Listen it ) e l’installazione di Miriam Gili, Amore a ore, marzo 2020

M.O.S.: Sonnestube en Tour Avec Nada punta a far co-abitare spazi dismessi in Svizzera ad artisti nazionali e internazionali, instaurando anche un discorso con curatori esterni, invitati a prendere parte al progetto. Da cosa è nata la scelta di questo tema di “convivenza”?

G.O.: Alla fine del 2019 Sonnenstube era giunta a un bivio della sua storia. Il nostro collettivo doveva infatti scegliere se continuare ad esistere in una dimensione spaziale prettamente privata, oppure amalgamarsi al tessuto urbano cercando nuove strutture dove continuare a lavorare. La selezione degli spazi è avvenuta in modo molto spontaneo. Alcuni li ho scoperti insieme agli altri (G+G+G+S), come per esempio Villa Florida, altri dopo diverse ricerche, come nel caso dei Bagni Pompeiani abbandonati di Arzo. La collaborazione con curatori esterni quest’anno include in particolar modo Camilla Paolino, con la quale avevo già co-curato la mostra UNE HISTOIRE D’AMOUR, e che ci ha ospitati a Ginevra presso One gee in fog per la realizzazione della seconda tappa del nostro tour. La collaborazione con Camilla è continuata con UNIVERSO 25: L’ODORE DELLA CONVIVEZA una mostra che è stata possibile grazie al lavoro di Caroline Shattling Villeval ed Enrico Boccioletti, i quali sono stati invitati a co-abitare insieme gli spazi di Villa Florida, pensando alla casa come un centro di resistenza, un luogo per la coltivazione di una nuova relazione.

M.O.S.: La maggior parte degli artisti scelti per le mostre sono autori dalle ricerche transdisciplinari. L’interdisciplinarietà di indagini e media è legata alla volontà di Sonnestube Offspace di porsi come piattaforma di ricerca e diffusione sia dell’arte contemporanea sia della musica sperimentale nel Ticino centro-meridionale?

G.O.: Nella programmazione Sonnestube en tour avec Nada è stato per me fondamentale cominciare a guardare verso nuovi orizzonti, per fare ciò era implicito dover iniziare a integrare nuovi linguaggi e quindi nuove voci. Fin dalla sua nascita Sonnenstube ha sempre voluto essere un luogo di scoperta e come la chiama M una “cassa di risonanza”. La funzione di Sonnenstube in una realtà periferica – rispetto alla Svizzera tanto quanto alla metropoli di Milano – come quella luganese è sì quella di fungere da luogo di ricerca e sperimentazione, ma anche da luogo conviviale. Le mostre, i concerti, gli ascolti e le presentazioni si trasformano infatti in occasioni per ritrovarsi. Sul territorio ticinese non siamo gli unici, per fortuna. Siamo felici di avere nuove realtà come Spazio Lampo, vecchi amici come la rada e nostalgia di Spazio Morel. La realtà artistica e musicale ticinese rispecchia il suo territorio d’appartenenza: un ponte fra sud e norddove avvengono molte cose proprio grazie al continuo via vai.

M.O.S.: Il foglio di sala e le mappe dei percorsi espositivi non sono mai, nella vostra pratica, elementi convenzionali e meramente funzionali, ma si strutturano come vere e proprie narrazioni, arricchite da interventi degli artisti.  Perché questa scelta e quale peso riveste la narrazione nel vostro approccio curatoriale?

G.O.: È da qualche anno che con G + G + G + S è stato deciso di interrompere la lettura classica della mostra, l’obiettivo è quello di fornire al lettore-visitatore un ulteriore livello interpretativo e immaginativo. Tutto è cominciato qualche anno fa durante INSONNE, in occasione della quale abbiamo invitato una ventina di artisti ad esporre le loro sculture. Il numero degli autori coinvolti ci ha portato a disegnare una sorta di tabella da battaglia navale per poter guidare il pubblico al suo interno. Il testo che ho scritto per quell’occasione insieme a G era quindi un delirio di coordinate accompagnato dall’allucinazione di un’insonne. In ogni caso ho riscontrato questa tendenza in altri spazi in Svizzera. Anche presso One gee in fog, dove per esempio le mostre vengono sempre accompagnate da frammenti di una poesia, che alla fine dell’anno vengono collezionati e riuniti in un unico testo finale. 

M.O.S.: In conclusione, vuoi anticiparci qualcosa in merito ai vostri progetti futuri?

G.O.: Sono felice di annunciare che la programmazione 2021 s’intitolerà 40’000 km/h : fuga dalla terra. Una serie di mostre che ci vedrà partire verso nuove collaborazioni: con città come Lugano ma anche con remote valli di montagna, con spazi indipendenti come Espace Libre e con ultra-dimensioni aliene, così come un programma parallelo di ricerca sonora in forma di podcast intitolato SONOPANORAMA. Venite a trovarci!

Interno di Villa Florida a Lugano durante l’esposizione UNIVERSO 25: L’ODORE DELLA CONVIVENZA, con l’installazione di Caroline Schattling Villeval (Prat Rat e Standing, 2020) e di Enrico Boccioletti (Devenir-fantôme, 2019)