Simone Leigh: Sovereignty | U.S. Pavilion – 59° Biennale d’Arte di Venezia

La monumentalità delle opere prodotte riflette un approccio in cui la ricerca sui contenuti di memoria legati alla storia viene traslata all’interno di un regime del sensibile che indaga l’estetica, la valenza simbolica e ritualistica, la stratificazione di elementi antropologici e storici.
25 Aprile 2022
Pavilion of UNITED STATE OF AMERICA Simone Leigh: Sovereignty 59th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, The Milk of Dreams Photo by Marco Cappelletti – Courtesy: La Biennale di Venezia

A pochi giorni dall’apertura della 59. edizione della Biennale d’Arte di Venezia, una prima constatazione di fondo è l’impegno che risuona da più parti – in primis dalla mostra The Milk of Dreams nei Padiglioni centrali dei Giardini e dell’Arsenale con la curatela di Cecilia Alemani – al ripensamento di una narrazione eterogenea in cui i codici cifrati dell’arte e della cultura possano essere reitegrati da una nuova percezione della storia e delle sue discontinuità. È questo approccio che guida il progetto di Simone Leigh selezionato per la partecipazione degli Stati Uniti d’America alla tanto attesa nuova edizione della Biennale.
La mostra, dal titolo Sovereignty, che ha come co-commissarie Jill Medvedow e Eva Respini, è presentata dall’Institute of Contemporary Art di Boston in partnership con il Bureau of Educational and Cultural Affairs of the U.S. Department of State e prodotta in collaborazione con la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Salomon R. Guggenheim Foundation di New York. Proprio a Leigh, prima donna nera a rappresentare gli Stati Uniti nell’ambito della Biennale, è stato assegnato il Leone d’Oro per la sua partecipazione all’interno della mostra centrale curata da Alemani con la scultura Brick House (2019), esposta in precedenza nel parco High Line di New York. L’opera – circondata dai lavori di Belkis Ayón e con una collocazione decisamente di rilievo trattandosi della prima opera che gli spettatori incontrano entrando negli spazi dell’Arsenale – che rappresenta una figura femminile priva di occhi la cui forma sembra ibridarsi con quella di una grande struttura architettonica, è stata premiata, come compare nella dichiarazione letta da Adrienne Edwards, curatrice del Whitney Museum, per la “rigorosa ricerca, virtuosa realizzazione e il potenziale persuasivo”.
Leigh, nata a Chicago nel 1967, ha improntato per oltre due decenni la propria pratica artistica sulle teorie del femminismo nero a favore di un intervento creativo mirato a colmare le lacune della memoria storica attraverso un ampio corpus di opere che spaziano dalla scultura al video, passando per la performance e l’attivazione di approcci partecipativi. Per il padiglione ha scelto di intervenire anche sullo spazio esterno trasformando l’architettura in un’installazione (Façade, 2022) generata da una copertura in paglia memore del Grand Pavillon della mostra del Camerun/Togo all’Esposizione coloniale di Parigi del 1931. Rimodulando le forme architettoniche, Leigh introduce i visitatori – sino a partire da Satellite (2022), l’imponente scultura in bronzo, ispirata a un tradizionale D’mba, maschera rituale a forma di busto femminile creata dalle popolazioni Baga della costa della Guinea, che si erge al centro del cortile esterno – all’interno delle proiezioni simboliche plurisecolari votate a un canone storico-artistico eurocentrico che viene repentinamente ribaltato. 

Pavilion of UNITED STATE OF AMERICA Simone Leigh: Sovereignty 59th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, The Milk of Dreams Photo by Marco Cappelletti – Courtesy: La Biennale di Venezia

La monumentalità delle opere prodotte riflette un approccio in cui la ricerca sui contenuti di memoria legati alla storia viene traslata all’interno di un regime del sensibile che indaga l’estetica, la valenza simbolica e ritualistica, la stratificazione di elementi antropologici e storici: L’ultimo indumento (2022), la scultura in bronzo che raffigura una lavandaia al lavoro riflessa in una grande vasca, fa riferimento a una fotografia della fine dell’Ottocento scattata in Giamaica dal fotografo C.H. Graves, un’immagine che, simile ad altre del medesimo periodo, ha perpetuato gli stereotipi creati dalla crescente industria del turismo caraibico anglofono nel pubblicizzare la Giamaica come “paradiso tropicale”. Alludendo a secoli di storie nascoste di resistenza nera contro il razzismo, il colonialismo, il sessismo e la supremazia bianca, la sculture di Leigh divengono specifiche nei loro referenti formali e contestuali, premiando gli sforzi necessari allo spettatore per la decodificazione dei contenuti in esse celati.  

Lavorando sui topoi della soggettività femminile nera ed estrapolando immagini e oggetti derivanti dalla diaspora africana, Leigh costruisce una narrazione altra, in cui lo sguardo sull’alterità diviene centrale nel ristabilimento di un nuovo ordine cosmico all’interno del grande archivio della storia. Il corpo femminile non soltanto si riappropria del proprio ruolo, bensì, assumendo spesso proporzioni monumentali, ribadisce la necessità del ribaltamento di consolidati meccanismi di potere. Politica dello sguardo e pratica della cura emergono così in tutta la loro pregnanza: Sentinel (2022), il bronzo di cinque metri che si erge al centro della rotonda del padiglione, è una citazione dei cosiddetti bastoni di potere, appartenenti a un importante genere di opere d’arte africane diasporiche; la figura femminile allungata, associata a un emblema carico di contenuti spirituali, assume un ruolo attivo ristabilendo il proprio sguardo vigile sul mondo. “Per raccontare la verità”, suggerisce Leigh, “bisogna inventare quel che può mancare nell’archivio, far collassare il tempo, occuparsi di questioni di dimensione, cambiare le cose dal punto di vista formale in modo da rivelare qualcosa di più autentico dei fatti”.
La mostra concepita da Leigh si articolerà oltre il padiglione degli Stati Uniti in un incontro intitolato Loophole of Retreat: Venice, previsto per ottobre 2022, con studiose, performer, scrittrici e artiste nere organizzato da Rashida Bumbray. 

Pavilion of UNITED STATE OF AMERICA Simone Leigh: Sovereignty 59th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, The Milk of Dreams Photo by Marco Cappelletti – Courtesy: La Biennale di Venezia
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