• Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York
  • Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York
  • Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York
  • Simone Fattal, A house in damascus 2010 glazed stonewear, 30 × 22 × 22 cm - Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York
  • Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York
  • Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York

English text below

Un repertorio di forme cangianti. Vibrano, tremano, oscillano. Ferme su grosse gambe, le piccole presenze in argilla di Simone Fattal sembrano vivere in una perpetua incertezza. Alte sul loro piedistallo, isolate nel bianco, a loro modo silenziose, queste presenze sembrano provenire da un’era lontanissima, ricordano i resti archeologici di sconosciute tribù, totem portatili contro malesseri, apotropaiche esistenze… Sembrano, sembrano tante cose. Anche personaggi mitici eternati mentre osservano, memento di un futuro prossimo, osservatori dell’invisibile.
Poetiche, soprattutto, queste figure – sintetizzate con un titolo che non poteva essere che più azzeccato: Standing Figures, mostra ospitata fino al 14 gennaio 2017, alla galleria Kaufmann Repetto di Milano – raccontano anche di mani che con semplici e sapienti tocchi, rendono una materia malleabile e fragile come la ceramica in vera e propria pelle e carne. Laddove non c’è smalzo, dunque una patina lucida e ultra-umana, ma la terracotta resta ‘spoglia’, si intuisce la vivacità di queste figure, la loro umanità.
Queste — regine, guerrieri, donne o uomini — suscitano un sentimento di riverenza, di inspiegabile ossequio: come fossero statuine votive di una religione laica, che richiede devozione non in quanto dei, ma sintesi dell’essere umano nella sua fragilità. Quando non sono tese sulle grosse gambe, o a volte su una sola, le figure rivelano altri aspetti della nostra vulnerabilità: gli amanti, colati e fusi assieme, non possono essere distinti o separati; il sognatore abbraccia i suoi sogni mentre il mondo greve se ne sta al di fuori; l’uomo e la sua ombra, fatti della stessa pesante materia, istigano una domanda: pesa di più il nostro corpo fatto di materia, o la nostra ombra (l’essenza), nostra fedele macchia oscura?
In piedi o deambulanti, issi su un tetto mentre fissano l’orizzonte, in groppa ad un cavallo (curioso che animali e umani abbiano la stessa solidità), le standing figures di Simone Fattal ci ricordano la nostra fragilità e inconsistenza. Tutte diverse, si distinguono per i robusti arti inferiori che a volte assorbono l’intera figura, inglobano braccia, busto, collo e testa. L’assenza di testa – senza cervello, intelletto, ragione – prova quanto l’essenza di queste figure sia fondamentalmente trascendentale: stare in piedi vuol dire innalzarsi, trascendere, andare oltre il terreno, l’umano. Un esempio è “Standing Man” del 2012: una figura composta da lunghe gambe tenute assieme da uno stretto bacino tronco. Non è un uomo, ma è un ponte, un sostegno, un trampolino verso l’alto. Si notano anche gli alberi che, a differenza delle figure umane, conservano, nella loro superficie, la pressione delle dita dell’artista. La texture più irregolare rende la rappresentazione degli elementi naturale ancor più vibrante e vitale. Monito, nel cortile della galleria, le giganti Turtles: materia sciolta e mutevole a seconda della luce, lucide e dai tanti peduncoli, provviste di un carapace dal disegno irregolare e iridescente.
Tra le opere più pregne, Stele del 2012: monumento funebre o commemorativo, questo piccolo oggetto votivo sembra rivelare che celebrare qualcosa o qualcuno è una falsa credenza, un rito ingannevole che non serve proprio a nessuno. Ne è una prova il ripiegarsi su se stessa, lì lì per cadere e afflosciarsi per la propria pesantezza. Un monumento fallimentare e triste.

Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York

Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti – Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York

Simone Fattal, Standing Figures

kaufmann Repetto, Milano

The exhibition aims to give an overview of Fattal’s ceramic production, showing a body of work that spans from the early 2000s to more recent years. The collection of sculptures on show is comprised of different subject matters, from legendary figures such as Balkis – the queen of Sheba cited in the Holy Quran, the Bible and the Ethiopian Orthodox Kebra Nagast – to studies of dancers, mithycal characters, couples, trees and gardens. This transversal and inclusive display reflects the artist’s approach to her own practice as a continuum, a coherent narrative in which history of art, archeology, politics, religion, literature and history in general are deeply entangled. Fattal’s preoccupations with history, in particular, and the current socio-political global context are reflected in some of the works on view, such as the horse riding warrior or the house on which roof a figure of a woman is seated, perpetually waiting for her soldier husband to come back. The visceral qualities of clay — its primordial fragility, malleability and strength — provide the artist with a medium through which she can trace the past into the present. Operating as an archeologist, the artist preserves the ancient past through a process of constant renewal. While doing so, Fattal’s work disperse and reconnects a complex system of signs and references, creating new bonds and modifying former ones.

Simone Fattal was born in Damascus, Syria and grew up in Lebanon. She studied philosophy at the Ecole des Letters of Beirut and at the Sorbonne in Paris. In 1980, fleeing the Syrian Civil War, she settled in California and founded the PostApollo Press, a publishing house dedicated to innovative and experimental literary work. She returned to her career as an artist in 1988 through the medium of ceramics. Fattal recently took part in the renowned show featuring contemporary art from and about the Arab world at the New Museum, entitled Here and Elsewhere, curated by Massimiliano Gioni. Other recent shows include a solo exhibition at Sharja Art Foundation, Sharja (2016); Nel Mezzo del Mezzo at the Museo d’Arte Contemporanea in Palermo, Sicily (2016) and Take me, I’m yours curated by Hans-Ulrich Obrist and Chiara Parisi at the Monnaie in Paris (2015)

Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York

Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti – Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York

Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti - Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York

Simone Fattal, Standing Figures, installation view at kaufmann repetto Milano, 2016 Photo Andrea Rossetti – Courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York