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Art Texts Pics: Mi raccontate brevemente cosa avete esposto in occasione della mostra Greater Torino (ospitata alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, fino al 5 agosto) ?
Rä Di Martino : Per la mostra presento quattro lavori sul mio ultimo progetto,   iniziato nel 2011 sulle rovine dei set cinematografici abbandonati nel Nord Africa, in particolare in Tunisia e Marocco. Molte produzioni, hollywoodiane e non, hanno girato film epici, spesso in costume nei paesaggi incontaminati e desertici di questi due paesi. Per motivi economici hanno poi abbandonato nel paesaggio enormi costruzioni in carton-gesso, creando delle nuove rovine.
Laura Pugno:  In poche parole, sto lavorando per vie diverse nella direzione di una   ‘destrutturazione’ del Paesaggio. Vedo il paesaggio come una costruzione sociale che soddisfa bisogni sociali e psicologici di integrazione tra le parti e di armonia. Cerco di mettere in discussione questa costruzione, sia per quanto riguarda il suo carattere di sistema ben integrato, sia proponendo quello che chiamo un po’ speranzosamente   processo di “liberazione delle parti”.
ATP: Il paesaggio è il tema portante delle vostre opere esposte in questa occasione. Come avete pensato di condensarlo nei lavori che avete esposto? 
RDM: Per me è una novità in un certo senso lavorare con il paesaggio. Per questa occasione, dalla scoperta di queste rovine è nata la necessità di narrare il paesaggio che le ospita.
LP: Insieme alle curatrici della mostra abbiamo scelto tre gruppi di lavori. Il primo (il più numeroso) riguarda “Cancellazioni” ossia operazione di abrasione che faccio su stampe fotografiche (le foto sono mie), secondo un criterio di selezione emotivamente guidato.
Il secondo gruppo (massa/tempo) comprende disegni in cui ripasso un mio disegno precedente su di un foglio bianco con interposto un foglio di carta carbone. Ogni tre minuti ruoto il foglio di un quarto di angolo retto. Questo processo individua, in un tutto, parti diverse sulla base della loro massa (chiaramente, maggiore la massa più fitto il tratteggio).
Il terzo gruppo (Paesaggio alle spalle) raccoglie lavori   che ho fatto in montagna: davo le spalle al paesaggio e tenendo una lastra di plexiglas sulle ginocchia incidevo l’immagine che vedevo riflessa.
È il massimo di distanza dal paesaggio cui sono riuscita ad arrivare.
Come avete inteso il concetto di Italo Calvino  ‘trasformare il paesaggio in ragionamento’ ?
RDM: Questa frase che non conoscevo apre tante possibilita’ nell’uso del paesaggio.  Con questa serie di progetti sulle rovine dei set di cinema in un certo senso e’ la prima volta che mi propongo un viaggio tra paesaggi che voglio poi ri-presentare. Ho giocato e forse rischiato con questi luoghi cosi’ esotici da poter sembrare delle cartoline o delle vere foto di rovine antiche con l’attenzione di chi guarda e che deve scoprire il falso nei dettagli delle immagini fotografiche.
LP: Il percorso indicato da Calvino è uno dei possibili (anche se è più consueto trasformare il paesaggio, più che in un ragionamento, in un oggetto di identificazione, o quantomeno in emozioni). Esistono tuttavia dei percorsi alternativi che mi interessano particolarmente: li riassumerei (per essere altrettanto laconica) nell’espressione dal ragionamento al paesaggio.
Come hai vissuto la relazione/contatto espositivo con l’altra artista? Hai fatto delle scoperte?RDM: E’ stato bello avere un compagno di viaggio. Questa esperienza della Fondazione Sandretto di fare due personali distinte ma vicine e in dialogo e’ un’esperienza nuova perche’ da un lato sia io che Laura abbiamo presentato dei lavori in un percorso personale gia’ sviluppato e chiuso ma allo stesso entrambe avevamo l’altra che seguiva e partecipavaalle fasi di preparazione, installazione, delle mostre e questo mi ha dato un senso di supporto e confronto sicuro.
LP:  Dal lavoro di Rä che conoscevo mi ero immaginata che le nostre due parti della mostra avrebbero convissuto tranquillamente senza entrate mai troppo in contatto, anche per la diversità del medium ustato. È stata una sorpresa piacevole, e un guadagno, quello di scoprire tutta una serie di assonanze all’interno delle diversità.
Qual’è il tuo paesaggio ideale e perché.
RDM: I miei paesaggi ideali sono in generale paesaggi desertici o vuoti, dove ogni elemento o persona si distinguono perfettamente e si devono confrontare con l’assenza di altre cose o persone. quasi tutti i miei lavori in video sono ambientati su delle colline di prato semplicissime, senza alberi o cespugli, possibilmente alte, con i personaggi in cima ripresi dal basso.. prati ma come se fossero deserti. spesso invece ho cercato dei veri deserti come in questi ultimi lavori sulle rovine dei set cinematografici.
LP: E’ una domanda che mi è già stata posta e se adesso mi viene rifatta vuol dire che è una domanda giusta, cui bisogna seguitare a rispondere. Continuo a pensare al retro della città: tutte le città hanno un fronte, e sono tenute ad averlo, -   sicchè (mi sembra) le possibilità di individualità si giocano tutte sul retro.

Greater Torino 
A cura di Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto 
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino
Fino al 5 Agosto 2012