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Art * Texts * Pics: Mi spieghi in poche righe questo progetto?
Deborah Ligorio: Ho camminato lungo il Golfo di Napoli, da Miseno a Sorrento, per circa 100 km in 10 giorni.
ATP: Perchè hai scelto il Golfo di Napoli?
DL: Mi sono interrogata molto sulla vecchia “questione meridionale” e sulla visione del sud che corrisponde ad una costruzione fatta dall’esterno, simile a quella dell’Oriente nei termini di Edward Said. Mi interessa il paesaggio, che oltre ad essere fatto di natura e edifici è anche un luogo psicologico, il sud Italia è anche il posto dove sono nata e cresciuta. Il Golfo di Napoli in particolare per la sua densità: tra cartolina e degrado, tra zone ricche e aree popolari, aree industriali e zone turistiche, porti commerciali e turistici, spiagge, abusivismo, ferrovia, inferriate e ringhiere; comprende non solo un luogo ma palesa anche una mentalità.
ATP: Perchè hai scelto la ‘passeggiata’ come modo per attuare il tuo progetto?
DL: Devo ammettere che non è stata esattamente una passeggiata. Ho voluto percorrere questo pezzo di territorio a piedi per osservarlo da vicino. Altre volte ho filmato un tragitto dal finestrino di una macchina, da una barca o dall’aereo. Ognuno di questi mezzi permette di guardare il paesaggio con una misurazione diversa. Camminare è l’unico modo per essere in un luogo e percorrerlo allo stesso tempo.
ATP: Il progetto è possibile grazie all’utilizzo della ripresa video, un mezzo che hai sempre privilegiato. Documentazione o vera e propria riscrittura della realtà?
DL: La versione integrale del video, quella mostrata in galleria, dura 6 ore e si avvicina di più alla camminata in tempo reale e all’idea di persistenza. Nella versione online sono invece percepibili le variazioni e la complessità del percorso. Nel guardare alla realtà credo di riuscire sempre e solo a documentarne un punto di vista. E ci si potrebbe interrogare sul se esiste una realtà oggettiva.
ATP: Hai fatto delle scoperte?
DL: Mi è successo più di una volta di chiedere indicazioni a persone che non erano mai state nella strada accanto alla propria perché la considerano un’area già troppo diversa e da cui vogliono prendere le distanze.