• Shin il Kim, Observing That Gap - Gallaria Riccardo Crespi, Milano 2016 - Installation view
  • Shin il Kim, Observing That Gap - Gallaria Riccardo Crespi, Milano 2016 - Installation view
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  • Shin il Kim, Observing That Gap - Gallaria Riccardo Crespi, Milano 2016 - Installation view
  • Shin il Kim, Observing That Gap - Gallaria Riccardo Crespi, Milano 2016 - Installation view
  • Shin il Kim, Observing That Gap - Gallaria Riccardo Crespi, Milano 2016 - Installation view
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Capirà mai il significato della lentezza, della rarefazione spaziale, del ritmo del respiro, il calmarsi e il meditare… l’uomo occidentale? Un abisso ci divide culturalmente ma anche, e soprattutto, emotivamente dalla sensibilità orientale. Spesso lo iato si manifesta anche quando ci confrontiamo con artisti come Shin il Kim, sudcoreano nato a Seul nel 1971. Una sua interessante mostra è ospitata alla Galleria Riccardo Crespi di Milano fino al 7 maggio. Il titolo, ‘Observing That Gap’, introduce bene l’approccio che dovremmo avere nell’osservare le sue opere in mostra. Stati di passività, intorpidimento dei sensi, ottundimento della percezione: sono tutte condizioni che caratterizzano tanti aspetti del nostro quotidiano: l’artista parte proprio da queste ‘stasi’ per renderci consapevoli, descriverle e darne un’elaborazione formale. Seguendo alcune modalità della meditazione analitica – meditazione che ha sempre come base un oggetto o un concetto e mira all’analisi dello stesso; in alcune sue forme può riguardare un oggetto fisico che il meditante deve analizzare in ogni suo aspetto (colore, dimensioni, segni particolari, ecc.) – l’artista sembra elaborare dei veri e propri ‘esercizi’ estetici. Esempio ne siano le nuove sculture presentate in galleria, dove la tensione tra i vuoti e i pieni, ma anche tra luci e ombre, creano solidità materica. In altre parole, il vuoto tra i vari elementi che danno forma alle sculture è ‘solido’ e presente, tanto quanto un vera e propria massa. Scrive in merito l’artista:

“Possiamo distinguere le cose discernendo la solidità dal vuoto. Se le cose fossero state collegate l’una all’altra senza interruzioni, non avremmo potuto qualificarle, neppure nominarle. Le cose e gli spazi tra esse infatti coesistono, e il vuoto ha il suo proprio ruolo.

Gli intervalli tra i pensieri potrebbero essere come questo vuoto. Noi viviamo, pensiamo. Sarebbe bello se potessimo essere soddisfatti solo di questo. Tuttavia, poiché questo non è il caso, potrebbe essere utile ricercare il ‘divario tra i pensieri.’ Come alternativa per compensare la mancanza di saggezza… anche se potremmo non essere in grado di coglierla attraverso l’esperienza, non sarebbe ancora meglio lasciare alcune possibilità aperte?”

Nella serie dei disegni su policarbonato, la tensione si concentra soprattutto sulla luce, l’artista, infatti, incidendo con sottili linee la superficie, è come se disegnasse con la sola luce dando forma a dei cuori palpitanti. Spostandoci più o meno vicino, si ha la sensazione che le forme si modifichino o vibrino. L’attenzione dedicata alla luce e alle sue sembianze è presente anche nelle strutture incorniciate e installate a parete in modo obliquo rispetto ad essa, tanto da creare giochi di riflessi e coincidenze luministiche. La tensione tra apposti si evidenzia nel video installato a terra, dove micro e macro dialogano grazie a delle riprese in un’affollata cittadina osservata da un ‘occhio’ che, grazie a una visione panoramica, compie una carrellata verso un piccolissimo dettaglio… osservato da così vicino che si perde la messa a fuoco: la griglia, seppure caotica della metropoli, si trasforma in pochi secondi nella griglia dei pixel di un monitor.  

“Arte e vita potrebbero essere simili, e mi chiedo che cosa questo ‘divario tra pensieri’ potrebbe essere nel mio lavoro. Il divario può implicare altre possibilità che non possono essere conseguite dalla ragione, l’intelligenza o il pensiero. Osservare questo divario potrebbe essere un processo senza fine, non una formulazione definitiva, ed è per questo questa nota accompagna il mio lavoro.”

Shin il Kim,   Belief,   2013,   stainless steel,   electric coating,   29.2 x 42x 48.2 cm,   Courtesy Galleria Riccardop Crespi and the artist

Shin il Kim, Belief, 2013, stainless steel, electric coating, 29.2 x 42x 48.2 cm, Courtesy Galleria Riccardop Crespi and the artist

In contemporanea alla mostra di Shin il Kim, la galleria ospita il progetto di Maria Rapicavoli  Memorandus, il terzo appuntamento della nuova edizione di Wunderkammer , un progetto di cultura partecipativa che offre, all’interno della galleria, uno spazio aperto a nuovi mecenati che desiderino presentare e promuovere l’opera di giovani artisti italiani.

L’artista selezionata da Alberto Toffoletto, con la curatela di Gabi Scardi, è Maria Rapicavoli. La sua ricerca esplora condizioni di potere, alienazione, invisibilità e spaesamento, attraverso la critica dei sistemi economici politici globali, spesso prendendo spunto dalla sua nativa Sicilia. L’intento è quello di rendere visibili i modi in cui le strutture di potere economico, politico e militare, influiscono sulle nostre vite. Il lavoro di Rapicavoli non è mai strettamente documentaristico né didascalico, ma l’artista invita gli osservatori a riconsiderare il presente attraverso un’analisi critica del passato.

In mostra una serie di fotografie relative al progetto iniziato nel 2008, If you saw what I saw, riguardante il Maxiprocesso di Palermo, e piccole sculture in porcellana che costituiscono lo sviluppo finale di quel lavoro.

Maria Rapicavoli,   File #4,   2015,   pigment print on aluminum,   20 x 35 cm,   Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist

Maria Rapicavoli, File #4, 2015, pigment print on aluminum, 20 x 35 cm, Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist

Maria Rapicavoli,   File #5,   2015,   pigment print on aluminum,   20 x 35 cm,   Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist

Maria Rapicavoli, File #5, 2015, pigment print on aluminum, 20 x 35 cm, Courtesy Galleria Riccardo Crespi and the artist