Le 16 gallerie di taglio sperimentale della sezione Scouting che hanno presenziato alla 15° edizione di ArtVerona (dall’11 al 13 ottobre 2019) sono state definite la «naturale continuazione della Raw Zone», una sezione della fiera segnata dallo sperimentalismo e dalla presentazione di monografiche di giovani artisti in uno spazio informale. “Scouting”, dunque, significa anzitutto una selezione di gallerie con proposte innovative, segnate da una certa mescolanza di linguaggi (dalla grafica alla pittura, per passare poi alla scultura e all’installazione – praticamente assente, invece, la fotografia). Spazi, insomma, che fanno ricerca e che lavorano su artisti contemporanei talentuosi.

Seguono alcuni racconti di quello che abbiamo visto in questa sezione.

Cito la veneziana A plus A gallery con Ruth Beraha, Beth Collar e Silvia Mariotti e la bresciana A+B Gallery, con tre artisti anch’essa: Markus Saile (tedesco, classe ‘81) che si distingue per i piccoli formati in mdf preparati con gesso e colla di coniglio, evocativi di una pittura astratto-informale stratificata, a volte tenue e delicata nei colori, dalle pennellate piuttosto dense e gestuali. Poi c’è il dittico scultoreo di ottone, ceramica e platino Out Post dell’eclettico artista Michele Lombardelli (Cremona, ‘68) che colpisce perché in dialogo con l’indeterminatezza della pittura di Saile e gioca sulla solidificazione della materia nello spazio. Infine, un’idea di stratificazione e di oscillazione tra figura e astratto emerge anche nei dipinti di Nazzarena Poli Maramotti, classe ‘87, che da pittrice-pittrice fa rivivere il mestiere, attingendo dal passato e dai soggetti tipici della storia dell’arte.

Edoardo Secci, Firenze – Tim Pampler – ArtVerona2019 -Veronafiere – Foto Ennevi
Guglielmo Castelli, Senza titolo, 2019, tecnica mista su cartone telato, 30x40cm – Courtesy Francesca Antonini Arte Contemporanea

Si parla ancora di pittura pura con il torinese Gugliemo Castelli (‘87) esposto nello stand di Francesca Antonini Arte Contemporanea, che vince con l’opera Senza titolo (2019) il premio Casarini Due Torri Hotel e con il goriziano Valerio Nicolai (‘88) che, sebbene a volte lavori con la terza dimensione, resta pur sempre un pittore, offrendo al pubblico opere dalla forte dominante rossa nello stand di Clima Gallery.

Eduardo Secci (Firenze) propone invece un solo show molto pulito e raffinato del tedesco Tim Pampler (’82) che usa lo strumento del disegno come mezzo privilegiato, dando vita a sghembe inquadrature di vita quotidiana ammantate però da un senso di mistero e di surrealtà: sono frammenti sovrapposti o frames interpretati con apparente realismo fotografico. Torna in fiera la trentina Cellar Contemporary che espone l’accostamento dell’italiana Laurina Paperina, del duo di artisti slovacchi Jarmila Mitríková & Dávid Demjanovič e dell’americano Austin Eddy. Mitríková (‘86) & Demjanovič (‘85) sono presenti con un particolarissimo progetto di legno pirografato che fa riferimento all’artigianato popolare, comunemente utilizzato nell’ex Cecoslovacchia. Accanto a questo, gli artisti realizzano sculture figurative in ceramica policroma smaltata. Nel loro stile si ritrovano le tradizioni cristiane, il folklore locale, i riti, le superstizioni, i miti e le leggende della loro terra d’origine. Con il pop “picassiano” e mixato di Austin (Boston, ‘86), c’è la super-pop Laurina Paperina (‘80) che presenta uno speciale lavoro su skateboard, animato attraverso la realtà aumentata.

Cellar Contemporary – Installation view – Artverona 2019
Margherita Moscardini The Decline of The Nation State and The End of The Rights of Man, 2018 – Courtesy Ex Elettrofonica, Roma

La milanese Arrivada suggerisce i linguaggi di tre giovani e interessanti artisti che si esprimono nell’ambito del concettuale attraverso molti mezzi: sono Claudio Corfone, Andrea Grotto e Mario Scudeletti. Scambio alcune parole con Grotto e Scudeletti sulle rispettive ricerche: il primo è in mostra con la serie di 6 maschere ceramiche Orecchioperorecchio in cui i lineamenti umani perdono i connotati fondendosi e deformandosi in lingue esagerate, orecchie in sovrannumero e parti anatomiche ripetute, a sottolineare l’impossibilità o la difficoltà di ascoltare, vedere, sentire, gustare il reale. Del secondo mi interessa il progetto Sul blu d’inverno avvolti da uno spazio profondo: in mostra, ci sono dei cappotti oversize colorati a mano di varie gradazioni di blu, che corrispondono a un campione di blu del cielo nei mesi invernali; all’interno del capo, tela dipinta e ricami che mostrano le galassie di quei particolari momenti.

Notevole è anche lo spazio di Ex Elettrofonica con le opere-copricapo indossabili di Sergio Breviario, dense di significati simbolici e religiosi: sono i Nimbi, disegni in grafite su foglio in PVC con cornice di legno d’ulivo e sormontati a basi di poliuretano verniciato che si possono agganciare alla testa, quasi fossero un’aureola santificante. Si aggiungono le note architetture di Le Corbusier “piegate” di Christian Chironi, My House is a Le Corbusier (Unitè d’habitation Travel), il lavoro al neon di Margherita Moscardini e due opere di Elena Mazzi, una legata alla musica e alla finanza (è lo spartito di The Financial Singing) cioè l’interpretazione in linguaggio musicale e poi in canto lirico dei valori della borsa mondiale e una che è un autoritratto, Self portrait with a whale backpack, che vede l’artista indossare a schiena nuda una vertebra di balena, per ricordare l’operazione subita da poco e ritrovare un contatto più autentico con il mondo naturale del paesaggio islandese.

ArtVerona, installation view, Ritot
Terry Atkinson – pastel on paper , cm 56×76 , 1994 – Galleria Six

Interessante l’accoppiata della galleria milanese Ribot Arte Contemporanea che propone un allestimento a due voci di pittura e scultura: c’è l’americano Jonathan Lux (classe ‘76, di stanza a Londra) che opera con una pittura dai rimandi neo-oggettivi, fumettistici, urbani, con soggetti grotteschi dai colori forti ed espressionisti; e c’è l’israeliano Oren Pinhassi (‘85) la cui pratica artistica «con le sue installazioni su larga scala, prova ad analizzare idee stratificate di interiorità e oggettivazione soprattutto prendendo spunto dall’architettura e dagli elementi che la compongono, con l’intento di ricreare un linguaggio costituito da nuove strutture portatrici di informazioni che riguardano la storia dell’uomo.»

Richiamo l’attenzione anche sul bel display espositivo di Renata Fabbri Arte Contemporanea: con Andrea Martinucci, Florian Roithmayr e T-Yong Chung crea una relazione armoniosa e cromaticamente intrigante tra gli artisti mostrandone le diversità di approccio e la ricercatezza nell’uso dei materiali – dai bronzi e dai gessi di Chung e Roithmayr alla pittura di acrilico e grafite di Martinucci.
Ultime ma non ultime menziono le gallerie Alessandro Albanese con gli artisti Matthew John Atkinson, Toby Christian, Maryam Eivazi, Pietro Fortuna e Kristian Sturi; Crag – Chiono Reisova Art Gallery con Paul De Flers, Giacomo Modolo ed Enrico Minguzzi; la romana Richter Fine Art che ha presentato disegni di Luca Grechi accanto al lavoro di Katarina Janeckova e Traffic Gallery con Giulia Dall’Olio e le sfocature pittorico-fotografiche, gli errori e le sbavature dell’immagine di Ettore Pinelli.

Infine, due spazi un po’ fuori dal coro, per quanto riguarda la scelta di artisti esposti per ArtVerona: la z2o Sara Zanin Gallery punta sull’arte contemporanea estera con il russo Evgeny Antufiev, la finlandese Kaarina Kaikkonen e i libri inchiostrati e surreali della russa Ekaterina Panikova; mentre la Galleria Six di Milano non scommette sulle nuove leve dell’arte contemporanea ma si affida all’arte concettuale dell’importante e storico artista inglese ottantenne Terry Atkinson, dedicandogli un solo show.

Alessandro Albenese Gallery – ArtVerona 2019
T-Yong Chung, Marcello (Maschera), 2019, resina, cm 28 (h), Courtesy of the artist and Renata Fabbri arte contemporanea