VISIO European Workshop on  Artists' Moving Images edizione 2014 – i lavori dei partecipanti a Villa Romana 2

VISIO European Workshop on Artists’ Moving Images edizione 2014 – i lavori dei partecipanti a Villa Romana 2

Anche quest’anno Lo Schermo dell’Arte, unico festival cinematografico italiano dedicato all’arte contemporanea, prosegue la sua analisi delle ampie relazioni tra l’arte contemporanea e il cinema.

Dal 24 al 29 giugno a HOME, nuovo centro cross-art di Manchester, è iniziato  FEATURE EXPANDED, primo programma europeo di formazione per artisti che lavorano con le immagini in movimento che desiderano realizzare il loro primo lungometraggio. Curato da Leonardo Bigazzi e Sarah Perks, il progetto di residenza si svolgerà nell’arco di sei mesi e si concluderà tra il 18 e il 22 Novembre a Firenze, durante l’ottava edizione dello Schermo dell’Arte Film Festival.

Il festival di Novembre sarà preceduto da due appuntamenti: il 16 Luglio nel cortile di Palazzo Strozzi saranno proiettati i film Les statues meurent aussi (1953) di Chris Marker e Alain Resnais e It For Others di Duncan Campbell, vincitore del TURNER PRIZE 2014, mentre il 20 Luglio, nell’ambito dell’Estate Fiorentina 2015, ci sarà l’anteprima nazionale di STATION TO STATION di Doug Aitken, alla presenza dell’artista.

Abbiamo fatto alcune domande a Leonardo Bigazzi riguardo al progetto FEATURE EXPANDED e a Silvia Lucchesi per darci qualche anticipazione sul programma dell’ottava edizione dello Schermo dell’Arte.

ATP: Dal 24 al 29 Giugno a Manchester è partito FEATURE EXPANDED, il primo programma di training dedicato alla formazione di artisti che lavorano con le moving images che intendono realizzare il loro primo lungometraggio. Da quali premesse è nata l’esigenza di creare questo progetto? Come si sta svolgendo?

Leonardo Bigazzi: Il mondo del cinema e quello dell’arte contemporanea dialogano ormai da decenni ma a volte sembrano ancora vivere l’uno nel mito dell’altro. Molti artisti vedono nella sala cinematografica lo sbocco naturale del proprio lavoro e una possibilità importante per raggiungere un pubblico diverso e più ampio. Per produrre un lungometraggio però servono delle competenze molto specifiche, un solido network di conoscenze nel sistema audiovisivo e la capacità di sapersi adattare a un mercato che segue regole molto diverse da quello dell’arte contemporanea.

Feature Expanded si pone quindi l’obiettivo non solo di fornire agli artisti partecipanti degli strumenti concreti per sviluppare il proprio film, ma anche quello di diventare una piattaforma di dialogo tra professionisti di vari settori in grado di generare nuove prospettive e collaborazioni internazionali. Il nostro scopo è anche quello di cercare di individuare e riflettere sui limiti e i compromessi che a volte sono necessari per produrre un lungometraggio. Non è detto che fare cinema sia il percorso adatto a tutti gli artisti che lavorano con le immagini in movimento, e se alcuni dei partecipanti si rendessero conto alla fine del programma che questa non è la strada giusta per loro, sarebbe comunque un risultato importante.

La prima parte del progetto, che si è da poco conclusa a Manchester, è stata una settimana molto intensa di workshop, seminari, casi studio, incontri, tavole rotonde e proiezioni. A questa seguirà una fase di consulenza on-line da parte di esperti del settore, e infine dal 18 al 22 Novembre, durante Lo schermo dell’arte Film Festival, si terrà la fase finale con un pitch in cui i 12 artisti partecipanti presenteranno i loro progetti di fronte a una giuria internazionale e a un gruppo di possibili produttori. Siamo davvero contenti di come sta andando questa prima edizione e il gruppo di partecipanti è già molto unito nonostante sia formato da artisti con esperienze molto diverse: da artiste con vari riconoscimenti internazionali come Yael Bartana e Pia Borg alle giovanissime Clara Casian e Emilija Skarnulyte.

ATP: La struttura e gli intenti di FEATURE EXPANDED per certi versi ricordano quelli di “VISIO. European Workshop on Artists’ Moving Images”. Quali sono le sostanziali differenze e connessioni tra questi due progetti?

LB: VISIO, arrivato quest’anno alla sua quarta edizione, è stato il punto di partenza fondamentale per costruire Feature Expanded. E’ proprio grazie alle riflessioni fatte a Firenze, e all’esperienza del progetto di “Pitching” che ho sviluppato nel 2012 al Kino der Kunst a Monaco di Baviera, che ci siamo resi conto della necessità di fornire agli artisti degli strumenti per riuscire a sfruttare le opportunità dell’industria cinematografica. Il network di istituzioni europee diventate partner di VISIO in questi anni, dal Royal College of Arts di Londra al Palais de Tokio di Parigi, hanno avuto inoltre un ruolo molto importante nella diffusione della open call per selezionare i partecipanti.

VISIO si pone come un momento di riflessione sulle nuove generazioni di artisti che lavorano con le immagini in movimento ed è dedicato ai giovani under 35. I partecipanti di Feature Expanded vengono invece selezionati sulla base del progetto di film che vogliono produrre e nell’arco di sei mesi hanno il compito di svilupparlo per poi presentarlo nel Pitch a Firenze. Ambedue i progetti hanno una forte componente di networking ma nel programma di Feature Expanded, a differenza di VISIO, sono coinvolti professionisti che hanno ruoli di primo piano nell’industria cinematografica e una istituzione internazionale come HOME (ex Cornerhouse) che ha un’importante esperienza di produzione e distribuzione di film d’artista.

Entrambi i progetti sono strettamente legati al programma del Festival e perseguono lo stesso obiettivo: sostenere le produzioni di artisti che lavorano con le immagini in movimento generando nuove opportunità e un confronto tra professionisti a livello internazionale.

Parallel III © Harun Farocki 2014

Parallel III © Harun Farocki 2014

ATP: Secondo quali criteri sono stati selezionati gli artisti partecipanti a questa edizione de Lo Schermo Dell’Arte?

Silvia Lucchesi: Siamo nel pieno del processo di selezione dei film per l’edizione numero 8 del Festival che si terrà dal 18 al 22 novembre prossimi. Ma abbiamo già alcune conferme che condivido con piacere con i lettori di APT Diary. Quest’anno il Focus sarà dedicato ad Harun Farocki, scomparso a luglio del 2014, un filmmaker che ha lavorato sul tema della realtà della storia e sull’analisi critica delle immagini non solo con film straordinari quali How to live in the Federal Republic of Germany (1990) ma anche con installazioni, scritti teorici, e con l’insegnamento. Proietteremo in prima italiana, alla presenza della regista Antje Ehmann, sua moglie e collaboratrice in molti progetti, la versione monocanale della video installazione Parallel I-IV, uno dei suoi ultimi lavori, nel quale egli analizza la costruzione e le regole delle animazioni computerizzate e dei video game.

Tra i film d’artista, sarà presentata una selezione di cortometraggi realizzati dagli anni Settanta in poi da Martial Raysse, curata da Martin Bethenod, in occasione della grande mostra monografica dedicata all’artista francese da Palazzo Grassi. Siamo molto felici di poter confermare anche per il 2015 la collaborazione con Palazzo Grassi e Gucci Museo, avviata l’anno scorso con il programma di film della Collezione Pinault. Raysse ha realizzato film fin dagli anni Sessanta ma non tutti conoscono questo suo lavoro con il cinema cha ha sempre accompagnato la produzione di quadri, disegni e piccole sculture. Si tratta di un grande numero di film sperimentali girati in pellicola e, più recentemente in video, che mostrano le sue pulsioni libertarie, nei quali sperimenta l’uso del colore e del montaggio. Lo stesso Raysse presenterà i film a Firenze in conversazione con Martin Bethenod, sabato 21 novembre.

Un’altra presenza importante dell’8° edizione dello Schermo dell’arte, fra gli artisti più conosciuti del mondo delle moving images, sarà quella dell’artista britannica Runa Islam. I suoi brevi film di pochi minuti –ne presenteremo due- e le sue installazioni minimaliste si servono del medium del cinema, della sua grammatica tecnica quanto della sua storia. Le sue opere che attingono all’immaginario dei grandi classici e dei primordi del cinema, combinano una concezione rigorosa ad uno stile personalissimo e poetico. Runa Islam terrà una conversazione con Riccardo Venturi, ricercatore all’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi, nel corso della quale verranno ripercorse le sue opere principali, lasciando emergere l’importanza che per lei hanno la storia e la memoria del cinema, così come per una generazioni di artisti che lavorano con il video o il film all’interno degli spazi delle gallerie d’arte o dei musei. Questo incontro, che fa parte del programma dei Festival Talks, è realizzato in collaborazione con il Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze e si terrà giovedì 19 novembre all’Aula Magna del Rettorato.

ATP: Il 16 Luglio nel Cortile di Palazzo Strozzi verrà proiettato “It For Others” di Duncan Campbell. Il film sarà preceduto dalla proiezione di “Les Statues meurent aussi” di Chris Marker e Alain Resnais, famoso video-documentario che è stato ispirazione sia per il lavoro di Campbell che per la mostra “Anche le sculture muoiono”, ospitata alla Strozzina.  Ci puoi parlare di questi due lavori?

SL: Giovedì 16 luglio sarà un’occasione davvero preziosa per rivedere Les Statues meurent aussi, film culto della storia del cinema francese e It For Others, a questo direttamente ispirato, con cui Duncan Campbell ha vinto il Turner Prize nel 2014. Sono due lavori che presentiamo in collaborazione con la Fondazione Palazzo Strozzi in occasione della mostra Anche le sculture muoiono, curata da Lorenzo Benedetti alla Strozzina. La vicenda del lavoro di Marker e Resnais, che è del 1953, è emblematica. E’ un film su cui è stato scritto molto, premonitore delle lotte di indipendenza dei paesi africani. Ma all’epoca venne censurato per le posizioni anticolonialiste con cui i due registi denunciarono il tipo di rapporto che l’Occidente aveva avuto ed aveva nei confronti dell’arte negra. Un rapporto che aveva trasformato ad uso commerciale l’originale significato di quell’arte nata per il culto, ne aveva snaturato l’essenza religiosa e la consonanza tra uomo e mondo, rendendola un insieme di oggetti da classificare, etichettare, conservare in vetrine e collezioni.  I due autori ci mettono di fronte ad un’appassionata esplorazione dell’arte negra denunciando i misfatti del colonialismo. E partono da una domanda provocatoria, su cui varrebbe la pena di riflettere anche oggi per i risvolti politico-sociali che ancora ne derivano: “Perché l’arte negra si trova al Musée de l’Homme mentre l’arte greca o egizia si trova al Louvre?”

Duncan Cambell ha realizzato It for Others per il padiglione della Scozia della Biennale veneziana del 2013 e l’anno successivo con questo lavoro ha vinto il Turner Prize. Fin da quella occasione il film è stato presentato insieme a Les Statues meurent aussi, dichiarandone una esplicita filiazione. Utilizzando il formato dell’essay/film come già avevano fatto Marker e Resnais, Campbell allarga la visione ad una riflessione sociale e storica dell’imperialismo culturale e della costruzione di valore e significato degli oggetti, e di conseguenza dell’opera d’arte. “Questo è un film sugli oggetti”, dice all’inizio. Gli oggetti esistono al di fuori di noi. Attraverso il loro uso, producono sussistenza, soddisfano ciò che l’uomo desidera e diventano il mezzo attraverso il quale altri oggetti vengono prodotti.

Tramite un apparato visivo di forte suggestione che include materiali d’archivio con immagini di arte africana, animazioni, brani da lui stesso filmati con oggetti di uso quotidiano e la ripresa di una performance di danza della Michael Clark Company, Campbell affida il proprio assunto teorico al testo della voce fuori campo, un fluido di pensiero non lineare in cui trovano spazio narrazioni legate al tema della negritudine, a fatti di cronaca, teorie economiche derivate dal Capitale di Marx, la politica culturale dei grandi musei, ma anche l’esperienza personale dell’essere artista. In un certo senso è un film ‘educativo’ che segna una metodologia. Qui gli oggetti servono come punto di partenza per la costruzione di associazioni di pensiero attraverso le quali diventa possibile la composizione dei concetti.

The Mesh and the Circle,   Mariana Caló & Francisco Queimadela,   still-frame,   HDV,   2014_4_c

The Mesh and the Circle, Mariana Caló & Francisco Queimadela, still-frame, HDV, 2014_4_c

VISIO European Workshop on Artists' Moving Images edizione 2014 ? i lavori dei par tecipanti a Villa Romana

VISIO European Workshop on Artists’ Moving Images edizione 2014 ? i lavori dei par tecipanti a Villa Romana