Scenario,   Zbyn?k Baladrán e Ji?í Kovanda,   Spazio O',   Milano

Scenario, Zbyn?k Baladrán e Ji?í Kovanda, Spazio O’, Milano

Report di Martina Odorici

Due artisti, un’interprete ceco-italiano, qualche amico e un po’ di pubblico. Una mostra, un libro, un progetto, birra, vino, tarallini e panettone. Questi gli ingredienti di “SCENARIO” l’incontro con gli artisti cechi Zbyn?k Baladrán (1973) e Ji?í Kovanda (1953) tenutosi ieri 18 dicembre allo Spazio O’ di via Pastrengo 12 a Milano.

La conversazione, organizzato da Kunstverein (Milano) con la collaborazione del Centro Ceco, si inserisce nel programma di eventi collaterali della mostra “MORE WORDSHIP. The Richard Kostelanetz Bookstore”, presente nello stesso spazio; questo primo appuntamento, dedicato ai due importanti artisti provenienti dallo stesso retroterra culturale ma appartenenti a due generazioni diverse, è l’occasione per presentare un libro (Kunsteverein Publishing insieme a JRP Ringier e Tranzit, 2013) nato dalle conversazioni domenicali tra i due artisti, che si confrontano su argomenti e immagini per loro importanti. Questa pubblicazione è il naturale prosieguo del progetto a quattro mani realizzato in occasione della mostra organizzata dal Kunstverein (Milano) nel 2011 curata da Juan Pablo Macias e a loro dedicata, “The Nervous System”.

Invitati a ripercorrere l’esperienza del lavoro collaborativo, i due artisti si scambiano la parola attraverso immagini, video e veloci botta e risposta sulla propria personale visione della Storia, della vita e dell’arte, ognuno attraverso il proprio specifico sentire e il proprio modo di comunicare, che si rivelano però anche molto vicini tra loro. Baladrán, artista e curatore, “archeologo della memoria”, lavora sul concetto di memoria, su archivi, mappe e sulle possibilità del display, e Kovanda, uno dei più significativi protagonisti dell’avanguardia ceca dell’azionismo degli anni ’70 e oggi pittore e performer dei gesti invisibili e delle azioni silenziose, creano insieme una “mappa estetica e mentale che definisce spazi e tempi” e che esplora le diversità, le difficoltà e le possibilità di lavoro e di vita comuni delle persone; un ping pong comunicativo in diretta che riprende il metodo con il quale i due artisti hanno lavorato alle connessioni del progetto e della mostra “The Nervous System”, nonché al libro che ne è appena nato.

La presentazione dell’allestimento della mostra del 2011 all’interno di un appartamento sfitto ai Frigoriferi Milanesi occupa uno spazio importante, essendo un po’ la summa del lavoro comune degli artisti; gli oggetti connessi tra loro con una lunghissima matassa di filo bianco che attraversa tutte le stanze vuole invitare a riflettere sulle connessioni tra gli oggetti e tra le persone, gli equilibri che tra queste si formano, e la loro intrinseca fragilità.

Altri lavori più vecchi di Kovanda giocano sugli stessi temi con lo stesso mezzo, filo bianco o spago, che collega oggetti che apparentemente niente hanno in comune, se non il peso o l’equilibrio precario che li tiene insieme (martello e sacco di marshmallows, fiammifero e francobollo, ramo con pallina da ping pong appoggiata ecc.) ma il cui accostamento, nella quotidianità, non ci permette di riflettere a fondo sul loro significato proprio. Altri lavori, come piante in vaso “in dialogo” con lo spazio circostante, piumini e cuscini inchiodati al muro o allestiti come per essere utilizzati, fotografie di diversi esemplari di candidi uccelli, sono riflessioni sull’equilibrio, gli spazi dell’arte e della vita e il significato che ognuno di noi attribuisce agli oggetti e agli spazi della proprio quotidianità.

I video di Baladrán, che si concentrano su vari temi come l’inconscio, il significato della curatela, dell’arte e dell’essere artisti, intervallano le immagini fotografiche dei lavori del collega più anziano, presentando con la stessa purezza e pulizia formale riflessioni forti e puntuali sui temi proposti; un lavoro grafico si concentra invece più strettamente sui temi dello spazio e del tempo, in una serie di disegni a pennarello dove, a ogni anno (dal 1985 al 2005) vengono accompagnati schizzi di mappe, che a volte paiono rappresentare porzioni di cartine geografiche, altre volte semplici pozzanghere, altre ancora oggetti informi. Una riflessione sulla percezione e la comunicazione, corredata per l’occasione da un’interpretazione estemporanea da parte degli artisti.

All’inizio dell’incontro i due hanno voluto precisare che il loro non sarebbe stato un vero e proprio dialogo, ma una contrapposizione di blocchi comunicativi; il dialogo è invece stato il protagonista della serata, arricchendo di motivazioni i singoli lavori dei due artisti e la loro collaborazione, in una presentazione viva e attraente delle possibilità della condivisione delle differenze.

Scenario,   Zbyn?k Baladrán e Ji?í Kovanda,   Spazio O',   Milano

Scenario, Zbyn?k Baladrán e Ji?í Kovanda, Spazio O’, Milano

Scenario,   Zbyn?k Baladrán e Ji?í Kovanda,   Spazio O',   Milano

Scenario, Zbyn?k Baladrán e Ji?í Kovanda, Spazio O’, Milano

Scenario,   Kunstverein (Milano)

Scenario, Kunstverein (Milano)

Scenario,   Kunstverein (Milano)

Scenario, Kunstverein (Milano)