• Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani, Milan 2016
  • Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani, Milan 2016
  • Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016 Italy-India - Photograph bw lambda print on dibond 100 x 180 cm - Courtesy Prometeogallery, Milan
  • Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani, Milan 2016
  • Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani, Milan 2016
  • Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016 Italy-India - Photograph bw lambda print on dibond 100 x 180 cm - Courtesy Prometeogallery, Milan
  • Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani, Milan 2016

Un video, una svastica posizionata sopra un piedistallo di marmo e una serie di foto estratte dallo stesso video costituiscono la mostra personale di Santiago Sierra presso la Prometeogallery di Milano.  “L’Abbeveratoio” è una mostra costruita con pochi elementi, giocati con estrema precisione ed equilibrio che compongo una ragnatela fitta di significati. Occorre sostare un po’ di tempo in galleria prima di iniziare a comprendere e a sentire la potenza dell’opera di Sierra.
Isolata all’ingresso dello spazio espositivo  si incontra una grande svastica riempita di latte di soia. Il colore bianco dell’oggetto si scontra con la memoria che abbiamo di questo antico simbolo che nel novecento è diventato  simbolo della morte. Ci si avvicina, si guarda la grande svastica specchiata allo specchio e ancora si fatica a capire che cosa stiamo veramente guardando. A poco a poco si accorda fiducia all’artista e si accantona definitivamente l’idea di apologia al nazismo. La svastica, per forza di cose, inizia a raccontarci una storia ben diversa, la storia del tempo che rimescola e stratifica i significati.

Che cos’è un simbolo? Il simbolo è un segno, anticamente era una sorta di tessera di riconoscimento, a un segno così come a un simbolo corrisponde sempre un significato.  Il simbolo è epocale, legato quasi sempre a un tempo e a un contesto, infatti molto spesso acquista o perde diversi significati.
Questo è, ad esempio, il destino della svastica che per secoli, nell’iconografia europea, asiatica e americana, ha avuto il significato di “buon auspicio”; questa è infatti la traduzione del significato della parola svastica in sanscrito. Siamo tutti consci che dopo l’episodio storico del nazismo questo simbolo è diventato un tabù, un segno da cancellare dalla storia dell’umanità. L’intenzione di Sierra, invece, va nel versante opposto rispetto a una ingiustificata censura storica. È possibile, infatti, considerare questo lavoro come l’intenzione dell’artista di riconciliare e riattivare alcuni simboli e di farci considerare e riflette sul fatto che sia possibile ri-significare il significato. Tutto il suo lavoro è intriso di simbolismo, di simboli spesso e orami in disuso o semplicemente distanti dal loro significato originario. L’obbiettivo è quello di ridare potenza al simbolo e caricare di nuova forza antichi significati.
L’artista esibisce la svastica, la mette in evidenza, la duplica con l’utilizzo dello specchio che ci permette di vederla sia dal suo lato destrogiro che dal suo lato  levogiro; poi attraverso la narrazione del video presentato in galleria la immette in relazione con molteplici rimandi simbolici.

Cosa racconta il video di Sierra?  Innanzitutto è bene precisare che  l’intervento alla Prometeogallery costituisce il momento conclusivo di un lavoro iniziato nel 2015 nella Centrale di Fies di Trento. Alla Centrale di Fies l’artista ha costruito un recinto composto da quattro pareti, all’interno di questo recinto una moltitudine di topi si abbeverava da una svastica posiziona con un’inclinazione di 45 gradi che fungeva da recipiente del latte di soia. Il pavimento a scacchiera del “recinto sacro” ricorda la vecchia scacchiera degli architetti dionisiaci e, similmente alla svastica, gli scacchi rappresentano la dualità del bene e del male. Il recinto, invece, a forma di quadrato rievoca la perfezione e l’ordine universale, così come il numero quattro è simbolo di solidità delle fondamenta. La performance consisteva, in breve, nella messa in scena di una serie di significati capaci di restituire una dimensione simbolica complessa e densa. L’artista ha così estetizzato lo spazio della Centrale Fies convertendolo in un santuario che rimanda al Tempio di Karni Mata in Deshnoke (Rajasthan).

Santiago Sierra,   The Trough,   2015-2016 Italy-India - Photograph bw lambda print on dibond 100 x 180 cm - Courtesy Prometeogallery,   Milan

Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016 Italy-India – Photograph bw lambda print on dibond 100 x 180 cm – Courtesy Prometeogallery, Milan


L’utilizzo del latte come mezzo per alimentare i roditori ha anch’esso  un’intenzione simbolica: il latte, infatti, è il primo alimento, ha un’importanza vitale e sta alla base di diverse interpretazioni simboliche. Allo stesso modo, sempre in un gioco di scatole cinesi, il bianco è anch’esso un simbolo di natura ambivalente che oscilla tra il significato di purezza e di vita e il significato di morte, così come il pavimento a scacchi bianco e nero funge da struttura simbolica in cui la performance si svolge. Tutto intorno al “recinto sacro” il pubblico guardava disgustato la scena dei topi circondati dalla loro feci, intenti a nutrirsi.

La documentazione video della performance costituisce solo una delle due parti del video  composto da due parti tra loro complementari presentato alla Prometeogallery, la seconda parte del video, infatti, mostra le riprese effettuate nel Tempio di Karni Mata, lì dove i topi, che a noi occidentali appaiono odiosi,  sono invece oggetto di culto.  Così come per il significato che si è legato alla  svastica, lo stesso vale per i topi. In occidente il topo è simbolo indiscusso di sporcizia, si prova repulsione al solo pensiero. Il topo, dopo la peste nera del 300, è stato associato da noi occidentali alla morte ma non solo, come  suggerisce Fernando Baena, attento critico  del  lavoro di Sierra, il topo «è un animale molto solidale, anche se a volte come Saturno, sotto il cui segno si dice che sono nati gli artisti, divora i propri cuccioli. È sveglio e sa sfruttare le opportunità. Allo stesso modo dell’uomo occidentale, e assieme a lui, è riuscito a colonizzare il mondo intero.»

Come è facile capire, sta qui il sottile e intelligente gioco di slittamenti semantici attuato dall’artista. Il mondo e le sue cose appaiono sempre diverse a seconda dalla prospettiva in cui vengono guardate e vissute. I significati che accordiamo al mondo sono sempre mutuabili ma, nonostante il loro continuo mutare, riescono a restituire la loro potenza originaria. Al pubblico non resta che unire tutti i punti, accordare i significati fluttuanti nel tempo e nelle culture e, alla fine dello spettacolo messo in piedi dall’artista, rimaniamo con diversi dubbi, sconcertati dal dono finale che Sierra ci offre: mangiare, durante l’opening della mostra, il sacro topo. Riprendendo le parole di  Fernando Baena «Sierra cerca così una nuova svolta affinché si rimanga con il dubbio se in fondo i topi, non siamo forse noi stessi, avidi di potere, o se fondamentalmente saremo alimento dei potenti. Se le nostre violente colonializzazioni e depredazioni culturali non ci rendono molto peggio di questi animali. Cannibalismo sotto il segno di Saturno.»

Santiago Sierra,   The Trough,   2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani,   Milan 2016

Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani, Milan 2016

Santiago Sierra,   The Trough,   2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani,   Milan 2016

Santiago Sierra, The Trough, 2015-2016. Installation view at prometeogallery di Ida Pisani, Milan 2016