Save The Last Dance For Me, Alessandro Sciarroni, 2019, foto Claudia Borgia

In base a quali criteri si decidono la data di nascita e di morte di un movimento artistico? Come se ne definiscono teoricamente a posteriori le finalità e gli obiettivi raggiunti?
Sono alcune delle riflessioni che aprono il secondo weekend della quarantanovesima edizione del Santarcangelo Festival attraverso l’incontro “InCommon. La lotta per il teatro”. Una sessione di lavoro che ha coinvolto operatori culturali, perfomers e pubblico, ponendosi come momento di approfondimento e di riconsiderazione dei termini stessi della storia del teatro, in particolar modo di quella italiana degli anni Settanta, e di quelli del confronto e della condivisione. E’ possibile pensare a tavoli di lavoro alternativi che rompano da una parte con la tradizione della frontalità e dall’altra con la ormai storicizzata “tavola rotonda”?

Ancora una volta dunque i protagonisti del festival di Santarcangelo portano alla luce le possibilità del contemporaneo, della rottura dei confini dei linguaggi e della ricerca di pratiche artistiche che rileggono il tempo.

La missione della danza diventa per Alessandro Sciarroni quella di salvare la Polka Chinata, il ballo dalle misteriose origini bolognesi riservato agli uomini, dall’estinzione. Il coreografo e ballerino ne afferra la portata rivoluzionaria, fuori da qualsiasi schema, per scardinare e ricomporre il concetto di ruolo, di coppia e di tradizione. La Polka Chinata torna così alla ribalta in chiave contemporanea con “Save The Last Dance For Me” nei luoghi della città, dal centro anziani al bosco, in una performance giocosa e leggera che sembra portare naturalmente con sé la forza propria del folklore. Sovverte gli schemi classici della danza anche la compagnia romana mk che porta sul palco una coreografia che nasce da una canovaccio e si sviluppa grazie all’improvvisazione e alla capacità dei peformers di relazionarsi con lo spazio e con l’altro. Come un tornado alle Bermuda, dalle quali prende il titolo la performance, i ballerini entrano ed escono dalla scena, muovendosi talvolta in sincronia talvolta come in un assolo, risucchiando lo sguardo dello spettatore in un vortice di movimenti.

Save The Last Dance For Me, Alessandro Sciarroni, 2019, foto Claudia Borgia
Trigger, Annamaria Ajmone, 2019, foto Claudia Borgia
Trigger, Annamaria Ajmone, 2019, foto Claudia Borgia
Andamento unico, Elena Giannotti, 2019, foto Claudia Borgia

Ed è proprio il pubblico punto di partenza e di riferimento costante per “Trigger” di Annamaria Ajmone. La danzatrice e coreografa, innesca all’interno e all’esterno di un’area delimitata dalle sedute degli spettatori, la trasformazione dello spazio scenico stesso facendone tana, dimora. La performance che ne nasce diventa così mutevole e cangiante a seconda dello spazio all’interno della quale viene costruita, mettendo così in discussione il ruolo del palcoscenico e rendendo il fruitore attivo nonostante la sua totale immobilità.
Gioca con lo spazio circostante relazionandosi ogni volta in modo differente anche “Andamento unico” di Elena Giannotti interpretato in questa occasione dalla giovanissima Mia D’Ambra. A ricostruire l’ambiente di riferimento, quello dello studio di Sant’Agostino nel dipinto di Vittore Carpaccio, sono il suono di un gessetto sulla lavagna e i movimenti leggeri e minimalisti eseguiti con precisione. Sono il corpo stesso e i passi della performer a delineare l’ambiente fisico costruendovi, in una sorta di partitura che combina elementi visibili e non, una relazione tra elementi eterei e materiali.

Si muovono in una concezione immateriale dello spazio, confondendo la linea di demarcazione tra pubblico e privato, due spettacoli profondamente diversi tra loro per realizzazione e modalità come “Kiss” di Silvia Calderoni e Ilenia Caleo e “First Love” di Marco D’Agostin.
Il progetto di Calderoni – Caleo, lungo dieci giorni, si presenta più che come uno spettacolo come proposta radicale di convivenza, in bilico tra performance e realtà. All’interno della palestra dell’ITC Molinari ventitre performers provano, dormono, si esibiscono, giorno e notte, mettendo a nudo dinamiche e relazioni. Nelle ultime tre giornate il bacio, ripetuto in modo quasi ossessivo, diventa pura celebrazione del desiderio, dell’amore e della libertà. Sullo sfondo, sullo schermo di un vecchio televisore, scorrono le immagini del riferimento artistico inevitabile e necessario: il lungometraggio “Kiss” di Andy Warhol del 1964. Sono passati più di cinquant’anni dalla realizzazione di quest’opera che, per il la sua visione radicale, è entrata a far parte non solo della storia dell’arte visiva, ma anche di quella cinematografica. Oggi può ancora un bacio portare con sé un tale cambiamento di lettura della realtà? Essere manifesto?

E’ un gesto d’amore anche quello portato sul palco da D’Agostin. Abbandonata la dimensione collettiva in quello che può essere considerato un one man show della danza, il ballerino rilegge la più celebre gara delle campionessa di sci Stefania Belmondo, suo mito. La presenza scenica di D’Agostin e la sua capacità di gestire danza e recitazione contemporaneamente, trasportano lo spettatore prima alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City del 2002 e un attimo dopo alle piste da sci trentine, primo amore lasciato poi per la danza. Privato e pubblico si confondono dunque ancora una volta in un grido che assume le tonalità della telecronaca sportiva e che porta con sé amore, forse nostalgia, ma mai rimpianto. La quarantanovesima edizione di Santarcangelo e la direzione artistica Snow and Gentle di Eva Neklyaeva e Lisa Gilardino, non potevano forse trovare conclusione più appropriata.

First Love, Marco D’Agostin, 2019, foto Claudia Borgia
First Love, Marco D’Agostin, 2019, foto Claudia Borgia
Kiss, Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, 2019, foto Claudia Borgia
Kiss, Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, 2019, foto Claudia Borgia