ANKKH_Plug-In Genetiko – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso

È stata una celebrazione dilatata quella del cinquantesimo anniversario di Santarcangelo Festival, il festival italiano più longevo. Un cinquantenario lungo due estati che si è concluso il 18 luglio con la fine di quello che è stato chiamato da Motus – alla direzione artistica dell’ultimo triennio – il secondo movimento di un Futuro Fantastico. A segnarne (fisicamente) la continuità con il movimento precedente dell’estate 2020 è la presenza anche quest’anno della scritta al neon al Parco Baden Powell denominato già dell’edizione precedente “Nellospazio”. Teoricamente e artisticamente invece, la programmazione amplia le possibilità di ricerca e i tentativi di immaginare per poi realizzare nuove modalità dell’abitare e del condividere. Un avvenire possibile che sotto la direzione artistica di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande ha assunto forme antropomorfe e cybernetiche per riappropriarsi del senso di comunità e dei luoghi attraverso una programmazione che nasce da un vero e proprio atto di cura, pratiche di sostenibilità di un evento artistico messo a dura prova dalla situazione contingente tra posticipi, annullamenti e ridimensionamenti. 

E come ripartire se non dal grado zero?
Da un piano comune ed amplificato come quello di Sonora Desert, installazione multisensoriale di Muta Imago che apre il secondo weekend di programmazione. Prosecuzione del progetto audio in formato podcast proposto dalla compagnia qualche mese fa, Sonora Desert è un viaggio immaginario, un’esperienza percettiva che prende ispirazione da uno dei deserti più vasti d’America al confine tra l’Arizona e il Messico. Punto di partenza per la costruzione del progetto sono le pagine del diario di viaggio attraverso questo luogo e che proprio come in un esercizio di scrittura privato, assume per ognuno forma e significato diversi. Uno spazio nel quale tutte le abitudini e i modelli della contemporaneità sembrano annullati, tanto da poter permettere la creazione della prima opera d’arte da fruire ad occhi chiusi. Il risultato è un’esperienza di azzeramento della percezione visiva e del movimento a favore di stimoli uditivi in un’atmosfera surreale all’interno della quale, proprio come nel deserto, non si può far altro che ri-sentire se stessi per adattarsi e sopravvivere. 

Paola Stella Minni _ Konstantinos Rizos_PA.KO doble – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
C.ie Simon Senn – dSimon – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Emilia Verginelli_Io non sono nessuno – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso

Ma spinti da cosa? Per Paola Stella Minni e Konstantinos Rizos il motore, l’elemento generatore dell’esistenza, è la paura, forza generatrice. PA.KO doble è un passo a due, un gioco di parole, un concerto, un ritratto autoironico, nel quale letteratura, musica e performance si mescolano dando vita ad uno spettacolo dal ritmo sincopato. Dalle atmosfere punk alla delicatezza del linguaggio poetico, PA.KO doble è una riflessione sul perché delle azioni umane tra tragedia e commedia.

Per Romeo Castellucci invece l’inizio di tutto sembra essere il linguaggio, strumento essenziale per la comunicazione ma capace di essere violento e totalitario. Sul megaschermo allestito Nellospazio – in una dimensione all’aperto che sottrae parte della forza immersiva dell’installazione – i sostantivi del vocabolario italiano appaiono uno dopo l’altro, a velocità crescente. Come il monolite di 2001: Odissea nello spazio la loro presenza improvvisa ed inevitabile è un enigma, la rottura di un osso è l’inizio di un’ondata di cambiamento. Il ritmo costante e crescente in un frenetico susseguirsi di vocaboli porta la capacità retinica e mnemonica dello spettatore all’estremo, fino a vacillare, impendendo allo spettatore di percepire tutte le parole. Vocaboli nascosti come i messaggi subliminali ed altri fin troppo visibili, violenti e denigratori, che inevitabili sembrano abbattersi con violenza sul fruitore. Al pari della vastità di immagini continue che oggi ci circondano, non conta più il cosa ma il quanto.

Le parole sembrano assumere, al contrario, un ruolo fondamentale nella definizione dei rapporti e dei ruoli famigliari e professionali. A partire dalla propria esperienza di volontariato all’interno di una casa famiglia, Emilia Verginelli porta sul palco con Io non sono nessuno una rilettura del concetto di comunità, collettività, famiglia basata non su legami di sangue o condivisione di interessi comuni, ma sul bisogno di condivisione di valori e punti di riferimento per il quale il teatro e la danza diventano spazio e linguaggio. 

Lenio Kaklea_Ballad – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Manuela Infante_Metamorphoses – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso

Come rapportarsi invece con una macchina? In un futuro – neanche troppo fantastico – è inevitabile pensare alla relazione con la tecnologia. dSimon è il doppio di Simon Senn che torna a Santarcangelo dopo aver partecipato, a distanza, lo scorso anno ad un incontro insieme a Riccardo Benassi sulle possibilità del digitale nell’arte. dSimon, diminutivo di digital Simon, è il frutto del riversamento di tutti i dati personali dell’artista svizzero in un dataset con il quale è stata programmata un’intelligenza artificiale. A supportarlo nell’impresa la programmatrice Tammara Leites che ha voluto mettere alla prova un AI come artista. Il risultato, a livello creativo, è I like the way this just likes you progetto interamente ideato da dSimon. Su un piano tecnologico e sociale, dSimon è una riflessione personale, emotiva, intellettuale ed artistica sulle implicazioni etiche e politiche del mondo dell’intelligenza artificiale nel quale, ad oggi, il software più potente al mondo e accessibile a tutti per la programmazione è sviluppato da OpenAI, società cofinanziata da Elon Musk e Microsoft.

Una narrazione autobiografica e collettiva che si ripropone, questa volta sul piano letteralmente fisico, in Ballad terzo capitolo del progetto Practical Encyclopaedia della ballerina e coreografa greca Lenio Kaklea. Un viaggio che ripercorre attraverso dimostrazioni corporee e racconti la storia della danza attraverso epoche e stili differenti per indagare lo stato attuale dell’ambito formativo e professionale mettendone in luce le contraddizioni e in discussione gli stereotipi, fisici e di ruolo.

Come quelli scardinati dal progetto How To Be Together, una sperimentazione portata avanti in contemporanea alle due settimane di festival che si pone, fin dal titolo, non come domanda ma come affermazione. Partendo dalla costruzione fisica di un nuovo spazio, di nuova agorà nella quale semplicemente essere, 55 tra artisti e artiste provenienti dal panorama nazionale e internazionale dai linguaggi e di generazioni diversi, si sono suddivisi in gruppi di lavoro per indagare ciascuno un tema diverso. Superando il narcisismo e l’idea di autorialità, della purezza della drammaturgia, che troppo spesso impediscono una messa in discussione concreta del sistema, How To Be Together ha avuto la capacità di inserirsi nella dimensione della cura, della curatela, della collettività e del sistema educativo, non esaurendosi così con la fine del festival, ma penetrando nella società stessa.

Una sperimentazione mutevole che si inserisce anche nella struttura stessa del Festival che mai come quest’anno è diventato mutaforme, attraversando linguaggi, paesi e mezzi, Un evento che non poteva non concludersi che con uno spettacolo come Metamorphoses, ultima produzione dell’autrice cilena Manuela Infante. Rilettura del capolavoro di Ovidio nel quale l’Infante ritrova un elemento ricorrente: il cambiamento, la metamorfosi, di donne e ninfe a seguito di una violenza maschile. Lontana dal valore diffondere l’idea di una scrittura maschilista e patriarcale, l’autrice cilena ne ripropone un’indagine che ha al suo centro la voce, unico elemento che nell’opera stessa di Ovidio rende l’uomo diverso dall’animale, dal non-umano. E cosa sono dunque le ninfe trasformate in albero come Dafne o le donne alle quali è stata tolta come Filomela? In novanta minuti di giochi di luci, di costruzioni di alterità e di détournement sonori, l’Infante dimostra come gli ingredienti per osservare e rileggere la contemporaneità siano in realtà già presenti all’interno di testi e produzioni come quelle di Ovidio.

Osservare dunque l’oggi pensando al domani senza dimenticare ciò che è stato.

Barbara Berti_DOGOD – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Cherish Menzo_Jezebel – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Cristina Kristal Rizzo – Enrico Malatesta_Boga – – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
El Conde de Torrefiel_Ultraficcion – – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
GHOST_GHOST X SANTARCANGELO – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Gloria Dorliguzzo_Folk Tales – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Industria Indipendente_ Klub Taiga – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Leonardo Schifino_rovìnati – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Mara Oscar Cassiani_Be Water, My Friends#2 – – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso
Ondina Quadri – Alexia Sarantopoulou_Emilio – Santarcangelo Festival 2021 – Foto credits Claudia Borgia, Lisa Capasso