El Conde de Torrefiel – ULTRAFICCIÓN nr. 1 / Fracciones de tiempo – Ph. Olga Fedorova

El Conde de Torrefiel torna, questa volta fisicamente, al Festival Santarcangelo con un nuovo progetto di ricerca che porterà alla messa in scena di una nuova produzione nel maggio 2022. Dopo Se respira en el jardín como en un bosque realizzato a distanza la scorsa estate, ULTRAFICCIÓN nr. 1 / Fracciones de tiempoassume la forma di un progetto site-specific pensato e creato per lo scenario nel quale viene presentato.
Primo di una serie di appuntamenti, pensati come esercizi visivi e poetici, quello di Santarcangelo è l’inizio di un processo di creazione condiviso per il quale il pubblico/lettore è parte attiva e integrante.
Il punto di partenza, fondamentale in tutto il lavoro del progetto fondato da Tanya Beyeler e Pablo Gisbert con base a Barcellona, è l’immaginazione intesa come strumento di conoscenza, come insieme delle possibilità fantastiche create a partire da un’immagine. Per El Conde de Torrefiel osservare la contemporaneità attraverso questa lente diventa l’unico modo possibile per analizzarne la complessità. 

Guendalina Piselli: Dopo un lavoro a distanza come quello dell’anno scorso arrivate a Santarcangelo con ULTRAFICCIÓN nr. 1 / Fracciones de tiempo. Di che si tratta?

El Conde de Torrefiel: È un lavoro che inaugura un nuovo progetto di ricerca che si chiama precisamente ULTRAFICCIÓN e che culminerà con la presentazione di una pièce teatrale a maggio 2022.  
ULTRAFICCIÓN nr. 1/ Frazioni di Tempo, è il primo capitolo di questo progetto, la prima declinazione il cui obiettivo è rispondere attraverso il linguaggio teatrale, alla domanda cos’è l’altra L’ultrafiction.
Il lavoro presentato a Santarcangelo è un site-specific, pensato e creato a livello formale esclusivamente per il contesto e lo scenario in cui è stato presentato. È in termini di contenuto dove noi abbiamo sviluppato le idee attorno a questa speculazione dell’ultrafiction.
L’obiettivo per noi in questo prima tappa di presentazione era lavorare sul testo, cercare una testualità, uno stile letterario che potesse attivare un flusso costante di sensazioni e immagini.
Probabilmente questo lavoro nasce e muore a Santarcangelo. In questo momento stiamo affrontando il secondo capitolo che verrà presentato a fine luglio a Barcellona in occasione del Festival GREC. Il titolo del secondo capitolo è ULTRAFICCIÓN nr. 2 / Los buenos modales.

GP: L’anno scorso con Se respira en el jardín como en un bosque avete portato un progetto che rifletteva sullo spazio scenico e sul duplice ruolo dello spettatore. Questa volta l’attenzione si sposta verso quello che precede uno spettacolo cioè la sua creazione. Il punto di partenza sembra essere sempre l’immaginazione…personalmente ci ritrovo tantissimo dell’idea di immaginazione di Calvino…

ECDT: È sempre bello e importante ricordare a Calvino. Tra i libri dell’adolescenza di cui ho un vivido e indelebile ricordo si trova la trilogia dei nostri antenati. L’immaginazione come punto di partenza si è diventata in una necessità quasi militante con la pandemia. Ma ce ne siamo resi conto poco a poco. Se respira en el jardín como en un bosque nasceva dall’impossibilità di poter viaggiare a Santarcangelo ed allo stesso tempo, la necessità di portare agli spettatori un’opera in teatro esigendo la presenza del corpo. A settembre 2020 abbiamo debuttato con il nostro primo spettacolo per i bambini ed è anche un allegato all’immaginazione. Lo spettacolo si chiama Los Protagonistas e non succede nulla, se non che la storia che ogni bambino racconterà di quello che ha visto durante il suo percorso in quest’installazione scenografica. Di nuovo in ULTRAFICCIÓN nr. 1 è apparsa alla fine del testo un allegato all’immaginazione come arma multiforme contra le immagini chiuse, artificiali e pietrificate che ormai inondando la vita quotodiana. Ritornando a Calvino, il suo percorso letterario inizia nella post guerra, un momento in cui il mondo doveva essere ricostruito e reinventato. La realtà, attraversata dall’irrazionalità ha avuto come risultato il caos e la commozione e il mondo aveva bisogno di essere di nuovo immaginato. Lui come tanti altri hanno vissuto in un momento dove fino all’inizio degli anni ’70, il flusso creativo è stato inarrestabile e realmente avanguardista in tutti gli ambiti fino che a un certo punto, verso fine secolo la creatività si è fermata ed è iniziata la retromania. Quando abbiamo letto Realismo Capitalista di Mark Fisher e la sua citazione di Jameson con la frase “È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”, ci siamo azzardati a pensare che l’immaginazione è possibilmente l’unica arma possibile per poter affrontare la complessità del momento storico in cui ci troviamo. E che ci trovavamo nella condizione perfetta per portare avanti quest’intuizione nel nostro ambito lavorativo. 

GP: L’ultrafinzione è un ulteriore livello di finzione nella quale i meccanismi della narrazione vengono portati all’estremo. Qual è il risultato di questa manipolazione?

ECDT: Quello che abbiamo sperimentato con le tre repliche a Santarcangelo, è che la messa in evidenza dei meccanismi della narrazione e della fiction ha aumentato la complicità dei lettori-spettatori. Più che in altri lavori, affermerei che gli spettatori sono co-creatori dell’opera.

GP: In che relazione si pongono individuo e collettività, da sempre al centro della vostra ricerca, in questa nuova dimensione?

ECDT: È una domanda importante alla quale non so ancora rispondere. Intuisco che in questo processo di ricerca l’individualità inizierà a diluire per mettere a fuoco i meccanismi più ampi che scandiscono il movimento collettivo. 

GP: Quello a Santarcangelo è il primo di una serie di appuntamenti di ricerca che porteranno alla realizzazione di uno spettacolo. Come lavorerete sugli esercizi visivi e poetici che state raccogliendo e che andranno a comporlo?

ECDT: Ogni capitolo ha una natura diversa e in ogni appuntamento proviamo a lavorare da un punto di vista opposto a quello precedente. Il secondo capitolo ha come premessa la presenza di tre attori e l’assenza di un testo scritto da noi. Il terzo capitolo ha come protagonista un gruppo di 7 ragazze che agiranno come un coro e al centro dell’attenzione ci saranno molti materiali di scarto, rottami. Verso la fine del percorso, vorremmo riuscire a unire questi materiali cosí diversi in una drammaturgia che risponda alle condizioni di uno spettacolo in tournée. 

GP: Assumerà la forma di una narrazione collettiva?

ECDT: Dovrebbe, sí. Credo che questo sarà il punto di forza dello spettacolo. Vediamo come finisce, siamo ancora in una fase apertura a tutte le possibilità.