• Sally Ross | Painting Piece-By-Piece, Exhibition view - Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2018 Ph. Roberto Marossi
  • Sally Ross, Queequeg, 2014, enamel, matt medium and gesso on canvas pieces, nylon thread 160 x 259 cm, Ph. Carlo Vannini © Sally Ross
  • Sally Ross, Goodbye Old Friend 2014, oil, enamel, acrylic, colored pencil and gesso on canvas pieces, wool shirt, nylon thread 198 x 498 cm - Ph. Carlo Vannini © Sally Ross
  • Sally Ross, Betsy's Gift, 2013, oil and gesso on canvas pieces, nylon thread, 203,2 x 355,6 cm, Ph. Carlo Vannini © Sally Ross
  • Sally Ross | Painting Piece-By-Piece, Exhibition view - Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2018 Ph. Roberto Marossi
  • Sally Ross, Queequeg, 2014, enamel, matt medium and gesso on canvas pieces, nylon thread 160 x 259 cm (detail), Ph. Carlo Vannini © Sally Ross

Painting Piece-By-Piece è la prima mostra europea che la pittrice americana Sally Ross ha presentato alla Collezione Maramotti in seguito alla recente acquisizione. Le cinque opere realizzate dal 2013 al 2015 mettono in luce il cambiamento delle componenti centrali nella pratica dell’artista che, dopo due mesi di allontanamento dal suo studio, ha rivoluzionato completamente il suo modo di concepire il processo pittorico.
Come degli assemblages e allo stesso tempo delle mappe, le tele si compongono di diversi frammenti, tessere di un puzzle composto da materiali eterogenei. È quasi un’architettura, infatti, quella che l’artista propone; un piano architettonico bidimensionale che marca un nuovo statuto del disegnare. La fabbricazione del quadro, inoltre, ci parla di una dissoluzione storica in cui Ross, dissolvendo e mischiando, recupera il fare artistico di diverse figure emblematiche del passaggio tra anni cinquanta e settanta come Alberto Burri, Franz Kline, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Cy Twombly.

In uno stato in potenza, le creazioni della pittrice americana si trovano nella possibilità di essere qualsiasi cosa e insieme un “nulla aperto”. I colori fortemente neutrali, dal bianco al grigio, sono riflessivi e naturali, disposti ad accogliere l’intrusione di palette più colorate dal rosa all’azzurro carta da zucchero. Le pennellate muscolari gettate sulla multi-tela, montata su telaio dopo essere stata composta, appaiono come temporalità e fasi diverse del processo. La ricerca di aree spaziose e neutre permette di leggere linee di confine e scomparti spaziali.

Sally Ross | Painting Piece-By-Piece, Exhibition view - Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2018 Ph. Roberto Marossi

Sally Ross | Painting Piece-By-Piece, Exhibition view – Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2018 Ph. Roberto Marossi

Sally Ross | Painting Piece-By-Piece, Exhibition view - Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2018 Ph. Roberto Marossi

Sally Ross | Painting Piece-By-Piece, Exhibition view – Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2018 Ph. Roberto Marossi



La scelta di decostruire una non-immagine appare visibile in modo particolare nel primo della serie dei cinque dipinti. Betsy’s Gift rievoca la calligrafia astratta di Franz Kline ed insieme uno dei ricordi dell’artista: la prima visita al MOMA con la madre e l’acquisto del poster che ancora conserva dell’artista. L’immissione di storie personali nel tracciato labirintico dell’immagine crea una vibrazione senza sosta, amplifica il tenore di quei pezzi cuciti insieme che l’artista osserva dall’alto. La tecnica che si potrebbe definire come patchwork è allora una nuova storia di vita, un azzerare e rifiutare ciò che prima è stato per mescolarlo insieme in una nuova veste.

L’artista ci ha raccontato di questa rivalutazione giocosa di tutto il suo lavoro.

“I think I had a barrier in front of me and I thought ‘what can I do, I can’t feel free’. I was trying to figure out what to do, when I saw certain artists and their minds so free, that they did whatever they wanted, so I also started to think to painting in a different way. In a way where everything is possible. I had to reinvent everything, starting from the canvas. So, instead of buying a canvas, I thought I would start with it, so I began to phisically build it and this is how I got into it. I decided, as an experiment, not to paint an object but just to build it and then put paint and see what happens. I mean, I was just planning and starting to put things together.
Things not always work out so you have to intervene. So I didn’t really have a plan of what was happening and it was fun. Sometimes it could seem that there is no structure, but the point is how to reinvent painting and choose found objects, the objects and the different layers are things which come from what surrounds us. I got all the titles of my paintings years and years later, as I really was not thinking in a verbal way, just like a cave man during the prehistory period.
Only after the conversation with Bob Nickas  that you can find in the catalogue I started verbalizing what I was doing and this is what pushed me to imagine the titles. There isisa a sort of poetic license and freedom in my works. A freedom which meets, in the blank spaces, a sort of meditation.”
Sally Ross

Sally Ross Big Pink, 2015, gesso, matt medium and enamel on canvas pieces, nylon thread, fiberglass arm splint on modified stretcher, 190,5 x 190,5 x 28 cm (detail) Ph. Carlo Vannini © Sally Ross

Sally Ross Big Pink, 2015, gesso, matt medium and enamel on canvas pieces, nylon thread, fiberglass arm splint on modified stretcher, 190,5 x 190,5 x 28 cm (detail) Ph. Carlo Vannini © Sally Ross

Sally Ross, Goodbye Old Friend, 2014, oil, enamel, acrylic, colored pencil and gesso on canvas pieces, wool shirt, nylon thread, 198 x 498 cm (detail) Ph. Carlo Vannini © Sally Ross

Sally Ross, Goodbye Old Friend, 2014, oil, enamel, acrylic, colored pencil and gesso on canvas pieces, wool shirt, nylon thread, 198 x 498 cm (detail) Ph. Carlo Vannini © Sally Ross