extract from audio/visual performance Supercodex [live set] by Ryoji Ikeda. / 21.03.2015 Interzona, Verona – ITALY / concept, composition: Ryoji Ikeda / computer programming for visuals: Tomonaga Tokuyama / © 2014 Ryoji Ikeda Studio. All rights reserved. /shooting and editing video: Daniele Zoico

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Interzona con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano ha presentato la sound performance di Ryoiji Ikeda “Supercodex”. Questo lavoro fa parte di una trilogia uscita su Raster-Norton insieme a “Dataplex” e “Test Pattern”, quest’ultimo sviluppato a Times Square (NY 2014) in un’indimenticabile installazione audio-visiva. 

“Supercodex” è una summa del percorso di Ikeda, un’evoluzione forse necessaria della sua ricerca, che ad un certo punto ha avuto bisogno di una nuova spinta, più esplicita, verso un contesto musicale. Eppure la firma dell’artista giapponese rimane incisa bene in ogni sua produzione, non lascia neanche il minimo dubbio che possa essere un altro a fare ciò che fa lui. Lo svolgimento di “Supercodex” a Interzona rimarca tutto l’immaginario al quale ci si era preparati in precedenza, ma qualcosa viene aggiunto. Un inizio estremo e senza introduzione sfonda l’oscurità del locale, accecando qualsiasi aspettativa e riducendola ad un mero ricordo, la sorpresa è apprezzatissima. L’ottimo impianto comunica frequenze pure tratte dal linguaggio informatico: algoritmi e formule trascese in suono, selezionate e accostate da Ikeda per creare un flusso continuo di dati. Il video si manifesta in simbiosi con il resto: anch’esso rappresenta scrupolosamente le variazioni di tono, le equalizzazioni e altre strutture di ciò che stiamo ascoltando. Tramite un freddo bianco/nero e una velocità di riproduzione al limite del captabile dai nostri sensi, le immagini proiettate stordiscono e incantano: si ha la strana sensazione di non riuscire a strappare gli occhi dalle grinfie dello schermo e allo stesso tempo la consapevolezza della fatica che richiede non farlo.

Ryoiji Ikeda rimane impassibile di fronte al suo portatile, armato solo di occhiali da sole, in quanto non è lui a fare scena bensì tutto il caotico ma composto frutto del suo estro. Il volume alto, per fortuna, stimola l’immedesimazione nell’opera ma proprio qui sta il punto, essa si discosta da qualsiasi ricerca di empatia, è un magnete che respinge il suo pubblico. La relazione è impossibile, si è succubi di una alimentazione di dati, anche se non si sa cosa si sta ricevendo. Per questo motivo Ikeda non ha mai rilasciato un comunicato nel quale spiegasse il contenuto delle sue pubblicazioni. Lui sceglie la via dell’astrazione.

In “Supercodex” la componente più ritmata, che viola i territori della techno, è messa in risalto e spesso rischia di prendere il sopravvento e, ciò che è più grave, distrarre da quell’impassibile ondata di stringhe che si rispecchiano sul video. Questo perchè la fermezza con cui tutta la produzione di Ikeda è composta un po’ si addolcisce e da spazio ad altro, magari meno interessante. Nonostante queste brevi parti più battute la performance si imprime bene negli hard-disc mentali e se ne esce allucinati e ipnotizzati, a questo punto qualsiasi commento è schiavo dell’impossibilità di trovare una reale e oggettiva definizione di ciò a cui si è assistito.

Eugenio Luciano 

Ryoiji Ikeda - Supercodex,   Interzona,   Verona

Ryoiji Ikeda – Supercodex, Interzona, Verona

Supercodex [live set],   2013 photo by Ryo Mitamura concept,   composition: Ryoji Ikeda computer graphics,   programming: Tomonaga Tokuyama

Supercodex [live set], 2013 photo by Ryo Mitamura concept, composition: Ryoji Ikeda computer graphics, programming: Tomonaga Tokuyama