RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 2010 Oil on canvas 335.3 x 459 cm The Broad Art Foundation Courtesy Gagosian Photo Christopher Burke Studio

Testo di Maria Marzia Minelli —

Esistono questioni di fronte alle quali l’umanità si spacca a metà. Tra queste c’è senza dubbio quella che riguarda il rapporto con i libretti delle istruzioni: il mondo si divide in quelli che li leggono e quelli che empiricamente ne fanno a meno.

Nel 1989 Rudolf Stingel pubblicò le sue Istruzioni: in un pamphlet antesignano (d’autore) dei moderni tutorial, l’artista svelava e sciorinava la sua tecnica illustrando – in sei lingue e in otto semplici mosse – come fosse possibile crearsi comodamente a casa un proprio Stingel.
Ed è proprio con la trasposizione su un’enorme tela di una delle immagini a corredo delle Istruzioni che si apre la retrospettiva che la Fondation Beyeler dedica all’artista meranese: uno statement che accompagna la visita attraverso le nove sale su cui si dipana la mostra, e che apparentemente avalla la convinzione popolare del “questo potevo farlo anch’io”.

RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 2013 Oil and enamel on canvas 300 x 242 cm © Rudolf Stingel Photo Alessandro Zambianchi
RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 2015 Oil on canvas 241.3 x 165.7 cm © Rudolf Stingel Photo John Lehr

Alcune certezze però hanno la vita breve quanto i passi che portano da una sala all’altra: ecco così che la mostra è un continuo infrangere i dettami delle Istruzioni, metodo privilegiato dell’artista per dimostrare l’assenza di confini della propria idea di pittura. Il gesto codificato e divenuto norma in una serie di precisi passaggi viene infatti subito fragorosamente contraddetto da solchi profondi e intermittenti su pannelli di foam (Untitled, 1999), da una parete rivestita di moquette arancione lasciata letteralmente nelle mani del pubblico (Untitled, 1992-2019), e da immense tele compiute che l’artista ha poi abbandonato sul pavimento del suo atelier lasciando che col tempo assorbissero le tracce della quotidianità e del lavoro su altre opere (Untitled, 2010).

Il movimento oscillatorio che ritmicamente avvicina e allontana dalle Istruzioni è scandito nello spazio da una pulizia e da una precisione svizzere che paradossalmente si rivelano le uniche vere barriere a quell’operazione di scardinamento dei limiti della pittura, paradigmatica della pratica di Stingel. Così facendo, l’immediatezza della riproduzione in metallo di un pannello di celotex inciso dai visitatori del museo Serralves di Porto nel 2011 (Untitled, 2014) viene castrata da un classico e fin troppo corretto allestimento dell’opera , in netta opposizione con ciò che accade nella vicina sala dei cataloghi, in cui i medesimi pannelli sono alla mercé dei visitatori.

Il che porta a dedurre che alla Beyeler i libretti di istruzioni si leggono, e talvolta si seguono fin troppo pedissequamente.

Rudolf Stingel
A cura di Udo Kittelmann
Fino al 6 ottobre 2019
Fondation Beyeler, Basilea

RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 2018 Oil and enamel on canvas 241.3 x 589.3 cm 3 parts, each 241.3 x 193 cm Collection of He Juxing © Rudolf Stingel Photo John Lehr
RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 2019 Oil on canvas 335.3 x 457.2 cm © Rudolf Stingel Foto John Lehr
RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 201 Rudolf Stingel Untitled, 2010 Oil and enamel on canvas 330.2 x 470 cm Pinault Collection © Rudolf Stingel Photo Robert McKeever Courtesy Gagosian Gallery
RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 2014 Electroformed copper, plated nickel, stainless steel 240 x 1200 x 4 cm © Rudolf Stingel Photo Alessandro Zambianchi
RUDOLF STINGEL, UNTITLED, 2013 Oil on canvas 127 x 127 cm © Rudolf Stingel Photo Christopher Burke Studio