Breve intervista a Francesco Lucifora, curatore della mostra ‘Conquiste’ di Rosario Antoci. 

ATP: Mi racconti la mostra di Rosario Antoci che curi al Coca (Center of contemporary art)?

Francesco Lucifora:  Il progetto Conquiste di Rosario Antoci vede il suo start a partire dai lavori recenti dell’artista che si innestano sullo svuotamento urbano a scapito di riempimenti sempre più frequenti e massivi delle periferie che si ritrovano quali contenitori di nuove geografie caratterizzate da loghi e brand commerciali. La sua indagine inizia da una serie fotografica che ha come titolo Involucri e la riflessione visiva è interamente concentrata sulle superfici esterne ed interne dei santuari di una nuova socializzazione (centri commerciali) che accoglie e coccola i consumatori, ma vi è anche un interesse nei confronti dei corollari ideati e costruiti intorno a questi pachidermi. Conquiste si è inoltre indirizzato verso il progetto di un’installazione sulla parete vetrata del CoCA, un’intervento che vede l’insieme di insegne commerciali dismesse e private di ogni brand o logo,   elementi che provengono da rinnovi o chiusure di esercizi commerciali.

 ATP: A quale tipo di ‘Conquiste’ fa riferimento il titolo?

 FL: Conquiste racchiude una doppia intenzione linguistica e progettuale. Da un lato l’illusione dei consumatori di conquistare spazio durante la frequentazione dei centri commerciali e dei luoghi intorno ad essi: una sensazione effimera visto che le passeggiate urbane vengono sostituite da quelle artificiali all’interno di gusci accoglienti, ma privi di altro valore o contenuto. Dall’altro lato troviamo l’ironia amara della conquista: constatare come la proliferazione dei centri commerciali sia tragicamente l’unica rivoluzione infrastrutturale che questa parte di sud ( e non solo) ha visto negli ultimi trenta anni.

ATP:Perchè hai scelto questo artista e quanto pensi sia significativo il messaggio del suo lavoro in questo momento?

FL: La mia modalità curatoriale porta con sè un fatto molto chiaro, quello di scegliere in qualche modo i linguaggi vicini al mio modo di operare e la visione del mondo che mi appartengono, ma che è sempre pronta all’evoluzione e al dibattito. In Rosario Antoci vedo e scopro ogni volta i lati di una ricerca visiva e di linguaggio che mi affascina e che risulta essere portatrice di messaggi urgenti.

ATP: Rosario Antoci lavora sul territorio. La sua opera tocca molti temi, dal locale al globale, dalla crisi economica all’aspetto più apertamente sociale, dai consumi di massa ai ‘rifugi’ del consumo. In che modo la sua opere dovrebbe farci riflette su temi così importanti?

FL: Rispetto alla parola territorio, qualche giorno fa insieme all’artista discutevo su una breve lista di termini e sostantivi che diventano ostaggio della politica e di alcuna arte oratoria. “Territorio” è una parola  diventata vessillo di vari promettenti interventi da fare, ma come altre parole usate per promettere: tutto è rimasto parola. Questo lo dico perché il lavoro di Antoci è in questo specifico caso una modalità artistica e culturale che si sofferma sul concetto di involucro quale variegato/simulazione dell’abitazione dentro la quale non è bene stare troppo tempo. In qualche modo nel nostro presente si verifica un aumento del tempo trascorso in luoghi che assomigliano allo spazio domestico e questo è senza dubbio una strategia o attitudine pericolosa perché ci allontana dallo spazio pubblico sul quale stiamo arretrando anche riguardo a giuste rivendicazioni. Dunque Rosario Antoci lavora su un territorio il cui confine è molto ampio.

CONQUISTE di Rosario Antoci 

6 ottobre 2012 / CoCA center of contemporary arts – Modica

a cura di Francesco Lucifora

VIII Giornata del Contemporaneo 2012