Rodrigo Garcia - photo Marc Ginot

Rodrigo Garcia – photo Marc Ginot

Testo di Jacopo Miliani

Il titolo dello spettacolo è semplice e diretto. 4 sono gli attori sulla scena: Gonzalo Cunill, Nuria Llonsi, Juan Loriente, Juan Navarro. Il regista è Rodrigo Garcia, di origine argentine, naturalizzato a Madrid e attualmente direttore del centro teatrale di Montpellier dove lavora con i suoi quattro attori a un progetto di teatro totale Humain Trop Humain (HTM), titolo ovviamente di stampo Nietzschiano.

Perché non parlare dello spettacolo di Garcia attraverso lo stesso numero 4 ?

In Giappone il 4 è un numero scaramantico, visto che la sua pronuncia shi viene usata anche per esprimere la parola morte. Si sa, in teatro c’è una lunga tradizione riguardo la superstizione.

_ 1 Il teatro ai tempi di Google

Lo spettacolo di Garcia è fatto di immagini, sequenze che si accavallano una dietro l’altra. L’autore a proposito di questa scelta cita Wim Wenders “la semplice messa in relazione di due immagini basta a creare una storia ai nostri occhi”. In realtà, mentre guardo lo spettacolo non riesco a creare delle storie e a perdermi nei miei pensieri, perché le immagini/scene si susseguono l’una con l’altra non lasciandomi molto spazio di riflessione. E’ più una navigazione su Google search che una lettura dell’immagine.

Ci sono gli attori legati tra loro con dei fili e dei campanelli. Ci sono le scritte proiettate e una voce fuori campo che legge. C’è un tennista che tira le palle contro la proiezione dell’Origine du monde di Coubert. Ci sono 4 galli cedroni che indossano delle scarpe da ginnastica misura bebè. C’è una pelle di coyote. C’è un drone che vola con attaccato uno scaccia-spiriti suonante. Ci sono i sacchi a pelo. C’è chi balla la cumbia. Ci sono due bambine francesi che prima si truccano e poi ballano vestite e truccate come se partecipassero a un bunga-bunga anni ’50. C’è il chroma key. C’è una pianta che gira su un giradischi. C’è la luce di un faro. C’è un sapone di Marsiglia gigantesco.

Sembra di navigare su internet soffermandosi tra immagini strane che rimandano a siti amatoriali grotteschi e a vendite online di prodotti cinesi. Volendo si può fare anche l’opposto. Infatti ho messo su Google “Answer the question jerk tennis” (erano le parole che pronunciava un attore mentre il tennista colpiva l’immagine della vagina). Ho così scoperto che al torneo di Stoccolma il celebre tennista McEnroe si è sfogato contro l’arbitro sbattendo la racchetta ed è stato sospeso e multato. La traccia in VHS che riprese l’evento, viene proiettata durante lo spettacolo; se si va su Internet questo spezzone è virale!

_2 Il lettino da psicoanalisi

L’attore che urla con accento spagnolo :“ Answer the question! Answer the question jerk! “ è sdraiato su un moderno lettino da seduta psicoanalitica. Questo lettino risulta essere l’oggetto meno esposto sulla scena, ma ha per me un valore importante. Infatti, lo spettacolo potrebbe essere anche paragonabile a una seduta psicoanalitica dove i ricordi si mescolano con le visioni e la mente viaggia come in un sogno lucido.

Sul rapporto tra sogno e veglia sono centrali anche i quattro galli cedroni che stanno li fermi sulla scena, portati dalle bambine quando ancora indossano l’accappatoio. Poi ogni attore ne prende uno ciascuno. I galli si immobilizzano come paralizzati, come morti, in catalessi e entrano nei pantaloni di alcuni attori o rimangono stecchiti. Tutto sembra un sogno, le luci, la chitarra elettrica che suona. Alcuni galli si riprendono e tornano vivi. Alcuni spettatori se ne vanno indignati.

_ 3 La performance e il teatro

Parlando di galli… Viene prima l’uovo o la gallina?

Il dibattito sulla Performance e il teatro pone domande simili. Sempre più assistiamo a performance artistiche che hanno molto a che vedere con il teatro e la teatralità, pur essendo due cose molto distinte.

Certamente in 4, e anche in altri spettacoli, Rodrigo Garcia usa delle metodologie che ritroviamo in molta della Performance Art. Per esempio si può fare riferimento al già menzionato uso dell’immagine come motore scenico oppure al diretto ed estemporaneo coinvolgimento del pubblico. A un certo punto gli attori scendono in platea e chiamano persone del pubblico a ballare la cumbia. Tra i danzatori improvvisati resta sul palco una ragazza che viene intrappolata dentro un sacco a pelo blu e viene intervistata dall’attrice Nuria Llonsi anche lei dentro un sacco a pelo rosso.

Il tema dell’intervista: Doggy Style. Altro rimando evidente alla performance art è la scena finale in cui due attori si muovono, scivolando su un gigantesco blocco di Savon du Marseille. Anche se la scena scivolosa rimanda a un lavoro di Jan Fabre, gli accostamenti visivi e mentali e le citazioni sono parte integrante di questo lavoro di Garcia. Ultimo, se non forse il primo, richiamo alla Performance Art e al legame futurista nel teatro è la nozione di scandalo. Un vero e proprio “épater le bourgeois” è sicuramente il vero ‘leit-motive’ di Rodrigo Garcia. Così quando le bambine di nove anni danzano truccate e pettinate atteggiandosi a donne adulte , ecco che dal pubblico qualcuno se ne va.

_ 4 Il Samurai

Le due bambine dopo aver danzato follemente si siedono sul lettino con in mano dei cocktails fluorescenti e parlano giapponese. Un attore vestito da Samurai racconta loro una storia familiare, il cui protagonista è lo Zio Luis. La storia ha risvolti violenti e grotteschi. Sarà poi il samurai a innaffiare il blocco di sapone di Marsiglia rendendolo scivoloso. Non è quindi un caso che 4 in Giappone significa morte.

Rodrigo Garcia - photo Marc Ginot

Rodrigo Garcia – photo Marc Ginot

Rodrigo Garcia - photo Marc Ginot

Rodrigo Garcia – photo Marc Ginot