HANS ARP, PTOLEMY III, 1961 Bronze (1/3, Susse, 1963), 201 x 113 x 76.5 cm Kunstmuseum Basel, Purchase 1963 © 2020, ProLitteris, Zurich Photo: Kunstmuseum Basel, Martin P. Bühler
AUGUSTE RODIN, THE THINKER, ORIGINAL SIZE, 1880/1882 Bronze (Auguste Griffoul, 1896), 72 x 34 x 53 cm MAH Musée d’art et d’histoire, Geneva Photo: © MAH, Genève, Photo Flora Bevilacqua

Auguste Rodin, scultore e pittore francese, nasce nel 1840 a Parigi e muore nel 1917 a Meudon, in una Francia stremata dalla guerra. Considerato il padre della scultura moderna, sperimentatore nella forma, nei soggetti e nell’espressione, vedrà nascere le avanguardie artistiche del primo Novecento che segneranno un punto di non ritorno per l’arte coeva e successiva.
Nel frattempo, Hans Arp inizia la propria carriera, spaziando dal Blue Reiter all’avanguardia parigina, per approdare al Dadaismo zurighese proprio nell’anno della morte di Rodin. Sebbene sia affascinante e suggestiva l’ipotesi di un loro incontro in vita, ciò non è stato provato dalle fonti: tuttavia, risulta innegabile un legame tra i due.
Secondo Sam Keller, direttore della Fondazione Beyeler, “la mostra Rodin / Arp sarà rivoluzionaria nella ricerca dei legami che uniscono i due artisti, cercando di far comprendere ciò che li accomuna e li differenzia: sarà una scoperta per il pubblico”. La mostra, visitabile fino al 16 maggio 2021 e arricchita da un ricco programma di iniziative virtuali e in presenza, si compone di un centinaio di opere, provenienti da istituzioni pubbliche e collezioni private, essenziali per “la riflessione sul nostro tempo. I lavori, infatti, si trasformano costantemente, specchio della nostra evoluzione e dei mutamenti che contraddistinguono il nostro spazio e il nostro contesto”.

La mostra, pensata e organizzata in collaborazione con Arp Museum Bahnhof Rolandseck e Musée Rodin, è curata dal ricercatore e dottore Raphael Bouvier. Nel passaggio dal figurativo di Rodin alla scultura astratta, quasi biomorfa, di Arp, si evidenziano non solo una serie di relazioni di tipo contenutistico – come le variazioni sul tema dell’inferno dantesco o la filosofia – ma anche di natura puramente formale e di processo.
Il punto di partenza dell’esposizione è la scultura automatica di Arp del 1938, dal titolo Omaggio a Rodin, e il poema del 1952 che l’artista dedica a Rodin, per celebrare un grande scultore ma al contempo evidenziare le sue influenze nella pratica artistica. Sebbene Rodin sia figurativo e ancora legato ai materiali canonici della scultura – gesso per i modelli e marmo per l’opera finita – mentre Arp sia astratto e polimaterico, la realizzazione dei lavori passa attraverso più fasi di smontaggio, ricomposizione, assemblaggio, in una vera e propria dissezione e frammentazione di corpi e forme.

Hans Arp, HUMAN LUNAR SPECTRAL, 1950 Plaster, 83 x 65 x 50 cm Musée national d’art moderne, Centre Georges Pompidou, Paris, Saisie de l’Administration des Douanes en 1996, on permanent loan to the Fondation Arp, France © 2020, ProLitteris, Zurich Photo: © Centre Pompidou, MNAM-CCI/Adam Rzepka/Dist. RMN-GP
AUGUSTE RODIN, IRIS, MESSENGER OF THE GODS, 1894/95 Bronze (Alexis Rudier, before1908 [?]), 83.3 x 87 x 36 cm Fondation Beyeler, Riehen/Basel, Beyeler Collection Photo: Robert Bayer, Basel
AUGUSTE RODIN, MEDITATION WITHOUT ARMS OR THE INNER VOICE, SMALL VERSION, CA. 1894 Plaster, 54 x 26,7 x 20 cm Musée Rodin, Paris, Inv. S.00680 Photo: © musée Rodin (photo Christian Baraja)

Questo si riflette in particolare nel motivo del torso, le cui radici affondano nell’antichità e nel Rinascimento, espresso nell’Iris di Rodin come corpo privo di testa ma fortemente erotico, e in Arp nella figura di Tolomeo che, pur essendo divisa in due, si rivela frammento e al contempo totalità. L’atto della creazione, della nascita e della crescita di un’opera è potenzialmente infinito: le sue potenzialità si definiscono nella pluralità di punti di vista da cui è possibile vedere i lavori – nella disposizione dell’opera nello spazio o nella scelta di inserire o meno il piedistallo – e nell’unione tra l’uomo e la natura.
Secondo Arp “Non si deve copiare la natura ma produrla come una pianta che produce, e non riproduce, il frutto”. La metamorfosi è dunque il collante tra il lavoro di Rodin e Arp: messo in luce non soltanto dalle sculture ma anche dal nutrito corpus grafico, riguarda tecniche, soggetti, forme, colori, nonché la mostra stessa.

A partire da quest’idea di trasformazione, dal 29 gennaio al 14 febbraio 2021, la danzatrice e coreografa Anne Teresa De Keersmaeker darà vita alla sua performance Dark Red in dialogo con le opere esposte, alcune dedicate proprio al tema della danza e del movimento. La sua ricerca si basa infatti sulla capacità del corpo di astrarre e di muoversi nel tempo e nello spazio. “Le mostre sono catalizzatori di nuove forme d’espressione. Il museo è uno spazio liquido, in cui ci si appropria diversamente dello spazio: mentre le opere sono finite, la danza deve essere rifatta daccapo ogni giorno, riadattandosi alla collezione e all’architettura. Quale sarà la disposizione del corpo nello spazio? Cosa potremo fare? Per rispondere a queste domande serve l’immaginazione, ma in fondo l’immaginazione è il nostro lavoro”.

Maggiori informazioni sul programma completo al sito fondationbeyeler.ch

Rodin / Arp
a cura di Raphael Bouvier
Fondation Beyeler
Baselstrasse 77, 4125 Basel, Svizzera Fino al 16 maggio 2021

HANS ARP, VASE, PREGNANT AMPHORA, 1953 Painted wood, 120 x 95 cm Private collection c/o Di Donna Galleries, New York © 2020, ProLitteris, Zurich
AUGUSTE RODIN, TORSO OF ADÈLE, 1882 Plaster, trial cast, 13.3 x 44.6 x 18.9 cm Musée Rodin, Paris, inv. S.01223 Photo: © musée Rodin (photo Christian Baraja)
AUGUSTE RODIN AMONG HIS SCULPTURES AT THE PAVILLON DE L’ALMA, MEUDON, CA. 1902 Photo: Eugène Druet © Musée Rodin
HANS ARP IN HIS STUDIO SURROUNDED BY HIS SCULPTURES, CLAMART, 1954 Photo: Denise Colomb © Ministère de la Culture – Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, Dist. RMN-Grand Palais / Denise Colomb © RMN-Grand Palais