Roberto Pugliese,   Concerto per natura morta,   2014 Studio La Città Verona - Roberto Pugliese,   Concerto per natura morta,   2014 Studio La città,   Verona . Courtesy ASLC progetti per l'arte,   Verona

Roberto Pugliese, Concerto per natura morta, 2014 Studio La città, Verona . Courtesy ASLC progetti per l’arte, Verona

ASLC – Progetti per l’Arte, un’associazione nata a Verona nel 2011 da un’idea della gallerista Hélène de Franchis, ha presentato alla galleria Studio La Città la live performance “Art of Music” dell’artista napoletano Roberto Pugliese. La serata è inserita all’interno della personale di Pugliese curata da Valerio Dehò e aperta a Studio La Città fino al 24 aprile: da questa sede l’opera “Concerto per natura morta”, che dà il titolo alla mostra, si sposterà al MUSE di Trento.

Pugliese, classe 1982, insegna musica elettronica al Conservatorio di San Pietro a Majella e si occupa di sound art, lasciando oramai da parte l’ambizione prettamente musicale e la tradizione della musica da conservatorio.

“Nei lavori che vengono presentati […] con la mostra “Concerto per natura morta”, ” spiega Dehò, “il percorso del giovane artista […] assume un’estetica in cui la tecnologia e il suono interagiscono con materiali naturali. La grande installazione che dà il titolo alla mostra è costituita da 13 grandi tronchi di alberi di castagno, precedentemente svuotati con una macchina costruita per questo scopo. Le piante adoperate erano già morte per cause inerenti lo sviluppo del bosco che formavano. L’artista ha creato così dei diffusori naturali che trasmettono i suoni elaborati, a partire proprio da rumori e frequenze generate meccanicamente dall’operazione di preparazione dei tronchi stessi.”

La performance “Art of music”, presentata il 16 aprile, è una lezione guidata all’ascolto di cinque brani di Pugliese, dagli esordi più sperimentali ai lavori di composizione più tradizionale. “Anamorphosis”, brano risalente al 2006 e commissionato dall’IMEB di Bourges, anticipa la ricerca di sound art di Pugliese degli ultimi anni.

Il secondo brano, dal titolo “White bloody light” (2007), è pensato per accompagnare un lavoro video di Daniela Di Maro, videoartista napoletana classe ’77,  in cui si intrecciano suoni e voci ora sussurrati ora liricamente trattati: i passi recitati e il trattamento a vocalizzi quasi astratti delle parole possono ricordare il timbro di certi lavori di Berio, come il noto Laborintus, e rimandano – come lo stesso Pugliese racconta – alle sperimentazioni vocali degli anni ’60 quando nasceva con Berio, Maderna ed Eco lo Studio di Fonologia di Milano della RAI.

Il terzo pezzo introduce in un mondo elettronico noise: si tratta di una registrazione live del progetto “Aseptic” (Mario Gabola: sax alto, soffi; Roberto Pugliese: live electronics, knick knacks; SEC_: piano preparato, campane), in cui Pugliese elabora in tempo reale i suoni degli strumentisti che improvvisano creando riverberi e lavorando sulle note basse.

Il quarto brano, definito un pezzo “di passaggio”, lavora sull’estetica elettronica glitch in contrasto con le armonie che sembrano creare un’atmosfera da spy-story. Ultimo passo della cavalcata sonora, un pezzo fatto di basso ritmico e feedback in una struttura musicale elementare.

L’excursus si conclude, qualcuno in sala domanda se non ci sia per caso troppo legame con le avanguardie teatrali e musicali dei Sessanta, si cita il Living Theatre come riferimento obbligato e si ricorda che l’elettronica ha le sue radici nel lontano – ma non troppo – Ottocento.

Apprezzo molto l’allestimento pulito e immersivo della mostra e mi coinvolge la grande installazione dei tronchi tagliati che riempie una delle sale in cui l’open space della galleria è diviso. Il lavoro di Pugliese mi riporta alle ricerche poveriste di Giuseppe Penone e mi rimanda all’installazione “Sculture di linfa” della Biennale veneziana edizione 2007, almeno per l’uso dei materiali e l’aspetto organico-inorganico del lavoro, oltre alla ricerca di altri “musici-artisti” elettronici che la specializzata Mario Mazzoli Galerie di Berlino da anni porta in città, con la fiera d’arte contemporanea ArtVerona.

“La mia ricerca trae energia principalmente da due correnti artistiche, quella della sound art e quella dell’arte cinetica e programmata. Servendomi dell’utilizzo di apparecchiature meccaniche pilotate da software che interagiscono tra di loro, con l’ambiente che le circonda e con il fruitore, intendo esaminare nuovi punti di ricerca su fenomeni legati al suono, sull’analisi dei processi che la psiche umana utilizza per differenziare strutture di origine naturale da quelle artificiali (sia acustiche che visive), sul rapporto tra uomo e tecnologia e sul rapporto tra arte e tecnologia, dando un ruolo non di secondaria importanza all’aspetto visivo. […] L’arte esce da una realtà bidimensionale per dare vita a delle vere e proprie ambientazioni sonore e o visive. In questo modo il fruitore viene immerso totalmente in mondi percettivi che lo accompagnano nell’esperienza sensoriale.” (Roberto Pugliese)

Testo di Valeria Marchi

Roberto Pugliese,   Concerto per natura morta,   2014 Studio La città,   Verona . Courtesy ASLC progetti per l'arte,   Verona

Roberto Pugliese, Concerto per natura morta, 2014 Studio La città, Verona . Courtesy ASLC progetti per l’arte, Verona