Erick Beltrán, Demonstrative Figures (Assimilated), 2012 (detail), courtesy of the artist and LABOR, Mexico City. Photograph by David Pearson

Lygia Clark, Viagem, 1973, courtesy The Cultural Association,  
‘The World of Lygia Clark’, Rio de Janeiro. Photograph by David Pearson

Exhibition view, Ritual without Myth. Photograph by David Pearson

Joachim Koester, To navigate, in a genuine way, in the unknown necessitates an attitude of daring, but not one of recklessness (movements generated from the Magical Passes of Carlos Castaneda), 2009, courtesy of the artist and Galleri Nicolai Wallner, Copenhagen. Photograph by David Pearson.

 Ioana Nemes, Relics for the Afterfuture (Brown), 2009, courtesy Jiri Svestka Gallery, Prague and Berlin. Photograph by David Pearson.

Dana Anesiadou, I KISS YOUR ECTOPLASM LIKE I WOULD A SHARK III, 2012, courtesy of the artist and Elisa Platteau & Cie Galerie, Brussels. Photograph by David Pearson

Amalia Pica, Final de Fiesta, 2005, courtesy the artist, Galerie Diana Stigter, Amsterdam and Herald St, London. Photograph by David Pearson

Patrizio Di Massimo, Una Turandiade Buzziana (in forma di note), 2011, courtesy of the artist. Photograph by David Pearson

Erick Beltrán, Demonstrative Figures (Assimilated), 2012,  
courtesy of the artist and LABOR, Mexico City. Photograph by David Pearson

Dana Anesiadou, I KISS YOUR ECTOPLASM LIKE I WOULD A SHARK III, 2012 (detail),  
courtesy of the artist and Elisa Platteau & Cie Galerie, Brussels. Photograph by David Pearson
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Ritual without Myth

Rituale senza mito. Rito come catalizzatore di esperienze mutevoli, sovversive nei confronti dei miti dominanti.

In mostra l’italiano Patrizio Di Massimo, scelto dal team di curatori del MA in Curating Contemporary Art del Royal College of Art di Londra, insieme ad altri nove artisti: Danai Anesiadou, Asco, Erick Beltrán, Lygia Clark, Joachim Koester, Ioana Nemes, Ocaña, Amalia Pica, Yeguas del Apocalipsis.

Una mostra essenziale che si snoda in un percorso senza nomi, solo con brevi annotazioni alla base delle pareti per seguire la narrazione delle opere, assecondando un movimento circolare nell’allestimento.
I curatori Daniela Berger, Laura Clarke, Lily Hall, Mette Kjaergaaed Preast, Egle Kulbokaite, Sabel Gavaldon, Katie Guggenhiem, Laura Smith, Borbala Soòs, Elizabeth Stanton, mettono in scena contesti culturali differenti, scegliendo artisti provenienti da tradizioni diverse. Se dovessi scegliere i lavori che più mi hanno colpita direi: Patrizio Di Massimo.
Lavoro complesso e magico, presentato in una differente ambientazione rispetto a quella del MAXXI di Roma. Un film-documentario di 45 minuti alla scoperta di un luogo reale, sulle note e le parole della Turandot, con figure animate che volteggiano su architetture fantastiche: indagine di una storicità italiana oltre il mito.
Ioana Nemes, artista prematuramente scomparsa nel 2011. I suoi relitti del futuro sono figure tribali su piedistalli traslucidi, che ironizzano sui manufatti turistici privi del valore sciamanico e mitologico che avevano in origine. 
Joachim Koester. Due film in 16mm, in bianco e nero, ipnotici, ritmici, svelano la finzione dell’autenticità e ricercano i processi di narrazione attraverso il corpo: il protagonista compie i movimenti rituali descritti dell’antropologo Castañeda, con gesti a tratti buffi per smitizzare l’antropologia moderna.

La mostra grazie al supporto di Fiorucci Art Trust è accompagnata da una pubblicazione con saggi, estratti di narrazioni e visual essay composti anche con i materiali dell’archivio del Warburg Institute Library Photographic Collections di Londra, in un’originale progetto grafico del designer Rustan Söderling.


Giulia Brivio