Dominique Gonzalez-Foerster R.W. F. (1993),   Esther Schipper,   Nineties section at Frieze London 2016  Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze.

Dominique Gonzalez-Foerster R.W. F. (1993), Esther Schipper, Nineties section at Frieze London 2016 Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze.

Testo di  Ramona Ponzini

Si è da poco conclusa la quattordicesima edizione di Frieze London, che ha visto protagonisti, nella cornice di Regent’s Park, oltre 160 gallerie provenienti da tutto il mondo, nonché gli artisti più significativi del momento, impegnati, insieme a mercanti e collezionisti, a cogliere e, idealmente, anticipare le tendenze del mercato dell’arte in un momento di marcata incertezza politica come quello del post-Brexit e poco prima delle elezioni presidenziali americane.
Oltre al ritorno delle sezioni Focus e Live, la vera novità dell’edizione 2016 è rappresentata dalla sezione The Nineties, curata da Nicolas Trembley, che rivisita 11 mostre iconiche degli Anni ’90, sottolineando collaborazioni chiave tra artisti e galleristi che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea.
Pare lecito uno sguardo al passato, in particolare alla decade che ha visto la nascita della rivista Frieze, nel 1991 (la prima fiera a Londra risale al 2003, quella a New York al 2012), e per la quale ricorre quest’anno il venticinquesimo anniversario.
Un decennio tumultuoso e futuristico al contempo, gli anni del grunge, delle conseguenze socio-politiche portate con sé dal crollo del muro di Berlino e dalla fine della guerra fredda, gli anni della nascita di Internet, dell’apertura delle frontiere e l’inizio del globalismo.

 In questo contesto esordiscono artisti come Wolfgang Tillmans: di grande impatto in fiera la ricostruzione a dimensioni reali dello spazio 3 metri x 3 della sua prima mostra presso la Galerie Daniel Buchholz a Colonia, risalente al 1993. L’istallazione originale consisteva in oltre 60 tra fotografie, fotocopie e pagine di giornale, senza cornice e installate tenendo conto delle peculiarità architettoniche dello spazio stesso.
La Anthony Reynolds Gallery dedica invece la sua rivisitazione a un altro grande fotografo che esordisce negli anni ’90, Richard Billingham, con la serie ‘Ray’s a Laugh’: immagini della sua famiglia, intimamente toccanti, non tanto per i contenuti quanto per la dolcezza, la bellezza e l’onestà con cui vengono ritratti e che riflettono lo straordinario istinto compositivo del suo autore.
Esther Schipper ricrea gli spazi della stanza R.W.F. (Rainer Werner Fassbinder) di Dominique Gonzales-Foerster: nel 1993 l’artista francese trasforma un intero appartamento di Colonia in un set cinematografico immaginario, ispirandosi alla pratica del regista tedesco Rainer Werner Fassbinder di utilizzare il proprio appartamento come location per le sue pellicole. Un lavoro chiave nella serie delle chambres, che con semplicità ricrea ambienti evocativi di periodi, atmosfere ed emozioni attraverso colori funzionali e oggetti ornamentali che restituiscono al pubblico l’idea di stanza come naturale dimensione dell’arte, luogo in cui l’individuo porta con sé pensieri e oggetti di volta in volta intimi o collettivi. Stanze come immagini, in cui ognuno di noi può entrare per essere circondato nuovamente da altre immagini, proprio come nel cinema.

Wolfgang Tillmans,   Buchholz & Buchholz,   Nineties section,   Frieze London 2016  Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze

Wolfgang Tillmans, Buchholz & Buchholz, Nineties section, Frieze London 2016 Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze

Alla 303 Gallery il lavoro di Karen Kilimnik, che impatta sul mondo dell’arte contemporanea con un contorto senso di bellezza, disegnando corrispondenze tra tradizione romantica e consumismo: per The Nineties l’artista rivisita l’installazione Fountain of Youth (cleanliness is next to godliness), realizzata originariamente nel 1992 come miniatura di un giardino inglese, l’opera viene ripresa e ingrandita a dimensione umana nel 2012 in occasione della mostra personale di Kilimnik al Brant Art Foundation Study Center. A Frieze l’installazione si propone come isola verde all’interno della fiera, in cui in visitatori posso immergersi per una tregua dalla frenesia circostante. La vegetazione è organizzata in modo da far giungere lo spettatore di fronte a dipinti e disegni disposti sul perimetro dello stand; al centro una fontana attiva, ai cui piedi sono sparse bottigliette di profumi di lusso.
Di particolare interesse l’installazione A Journey to Fitness or How to Lose 30 Pounds In Under Three Weeks di Sylvie Fleury, riportata in fiera da Mehdi Chouakri, Salon 94 e Sprüth Magers. Presentata per la prima volta nella sezione Aperto ’93 della Biennale di Venezia, l’opera consiste in 12 monitor che riproducono immagini di lezioni di aerobica tenute da star degli anni ’80 e ‘90 quali Jane Fonda, Cindy Crawford e Raquel Welch e che segnano l’inizio della democratizzazione del fitness. Corpi che si automodellano come sculture, inscritti nella cornice delle sfumature di ombretti rosa delle pareti dello stand, che costituiscono un’altra opera della Fleury intitolata Modulateur Ombres et Lumières, Welcome to the world of Chanel Beauty.
Ad Aperto ’93 fa riferimento anche Massimo De Carlo, che porta in fiera opere simbolo degli allora emergenti Maurizio Cattelan, Jessica Diamond, Félix González-Torres, Carsten Höller, Julia Scher, Rudolf Stingel e Andrea Zittel.
Aperto ’93 fu una sezione particolarmente significativa della Biennale di Venezia (edizione curata in quell’anno da Achille Bonito Oliva): dedicata ai giovani, fu affidata a Helena Kontova e Giancarlo Politi che si avvalsero di numerosi collaboratori internazionali articolando il progetto in 13 sezioni con 13 curatori differenti – tra i quali Francesco Bonami, Nicholas Bourriaud e Matthew Slotover – che chiamarono a loro volta 120 artisti, segnando di fatto un nuovo approccio alla curatela, mossa dalla necessità di una coesistenza/convivenza, la prima vera occasione di apertura a esperienze artistiche differenti tra loro nell’ambito dell’arte contemporanea.

Col suo immergersi in una decade tanto significativa e transitoria, The Nineties non rappresenta, dunque, solo uno sguardo nostalgico al passato, bensì una vera e propria riflessione critica su quanto i diversi attori dell’arte abbiano fatto e stiano ancora facendo ai giorni nostri.

Sylvie Fleury,   The Nineties,   Frieze London 2016  Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze

Sylvie Fleury, The Nineties, Frieze London 2016 Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze

Frieze Art Fair in Regent's Park,   London. Photo by Linda Nylind. 9/10/2016.

Dominique Gonzalez-Foerster R.W. F. (1993),   Esther Schipper,   Nineties section at Frieze London 2016  Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze.

Dominique Gonzalez-Foerster R.W. F. (1993), Esther Schipper, Nineties section at Frieze London 2016 Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze.

Aperto '93,   Massimo De Carlo,   The Nineties section,   Frieze London 2016  Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze

Aperto ’93, Massimo De Carlo, The Nineties section, Frieze London 2016 Photograph by Linda Nylind. Courtesy of Linda Nylind/Frieze