E subito riprende il viaggio, 2020, installation view, Courtesy P420, Bologna, ph. C. Favero
E subito riprende il viaggio, 2020, installation view, Courtesy P420, Bologna, ph. C. Favero

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

Nasce da questa poesia di Giuseppe Ungaretti, Allegria di Naufragi del 1919, la collettiva organizzata alla galleria P420 di Bologna. E subito riprende il viaggio, aperta fino al 31 luglio 2020, scaturisce però anche dal periodo di lockdown appena trascorso – quasi come una naturale conseguenza del susseguirsi delle cose – e si pone come punto di (ri)partenza del nuovo programma espositivo della galleria bolognese.
La mostra, composta da pitture, installazioni, video e fotografie, mette in scena opere che dialogano coerentemente tra loro e con lo spazio circostante, e si concentra sulla ricerca di quattordici artisti in particolare: Helene Appel, Riccardo Baruzzi, Irma Blank, Adelaide Cioni, John Coplans, June Crespo, Milan Grygar, Rodrigo Hernández , Paolo Icaro, Piero Manai, Stephen Rosenthal, Joachim Schmid, Alessandra Spranzi e Goran Tbuljak.

Forse è solo frutto di un’impressione, ma, una volta entrati nella grande sala d’ingresso, sembra di ritrovarsi all’interno di un’immensa stiva: i naufraghi, riparatisi per sopravvivere alle intemperie, hanno lasciato in dono “oggetti” che raccontano della fragilità, e insieme della speranza, provate durante la complicata avventura che hanno dovuto affrontare. L’onda lunga delle difficoltà che ancora si abbatte su gran parte del mondo ha lasciato dietro di sé detriti che a ben vedere costituiscono un’inestimabile fonte di ricchezza: il “senso di vulnerabilità, di precarietà, di spaesamento” – come si legge nel testo che accompagna la mostra – è servito a far riflettere sull’importanza della vita e sull’autodeterminazione di ogni esistenza.
Lo affermano con vigore Gehen, Second Life (2018) di Irma Blank, per la quale un evento drammatico le ha comunque permesso di “pensare al piede, alla terra, allo spazio da percorrere”: “Mi muovo di nuovo” – dice – “vivo l’andare”; Lying Figure, Holding Leg, Four Panels (1990) di John Coplans, che attraverso i suoi autoritratti (senza volto) invita ognuno di noi a fare i conti col proprio corpo, contemplandone sia pregi che i difetti; e lo affermano pure i Giunchi (2019) di Riccardo Baruzzi e la Linea tesa (2013) di Paolo Icaro, per i quali i materiali – e nel caso del secondo anche la semplice “linea” – non sono entità inerti, inespressive, ma corpi capaci di dialogare con lo spazio che li circonda anche a livello sonoro, tramite vibrazioni esistenti (Baruzzi) o invisibili (Icaro), ma pur sempre percepibili.

E subito riprende il viaggio, 2020, installation view, Courtesy P420, Bologna, ph. C. Favero
Alessandra Spranzi, Sul tavolo #127, 2019, Courtsy l’artista e P420, Bologna, ph. C. Favero

Sono opere che in certi casi sono state concepite anche più di trent’anni fa – penso a Figura accovacciata (1987) e Figura (1984) di Piero Manai – ma che riescono comunque a sfondare i muri del tempo risultando ancora oggi potenti e attuali – da un momento all’altro queste Figure potrebbero evadere dall’intimità che le racchiude dimenandosi ed esplodendo dal contesto.

È proprio in questo senso che si concretizza la naturale conseguenza a cui si alludeva prima: sembra che le opere di E subito riprende il viaggio abbiano abitato da sempre gli spazi della galleria senza mai averli abbandonati neanche per un giorno, e che non aspettassero momento migliore per essere portate allo scoperto.
La stessa sensazione viene confermata ad esempio dai lavori di Joachim Schimd, Alessandra Spranzi e Adelaide Cioni: stralci di quotidianità, vissuta in prima persona o presa in prestito da altre vite, pare non vedessero l’ora di essere riportati alla luce così da poter essere finalmente contemplati da altri occhi, ancora con l’obiettivo di esorcizzare quel “senso di vulnerabilità, di precarietà, di spaesamento”.

“Volontà di vivere nonostante tutto, stringendo i pugni, nonostante il tempo, nonostante la morte”: questi i propositi della scrittura di Ungaretti, da lui stesso riportati nella prefazione di un’edizione di Allegria di Naufragi, raccolta che prende il nome dell’omonima poesia. Dopo il periodo di chiusura forzata, la galleria P420 di Bologna li fa propri con E subito riprende il viaggio, mostra che ben rappresenta lo spartiacque tra ciò che eravamo e ciò che dovremo essere.

I.Blank, Gehen, Second life H19, agosto 2018, Courtesy l’artista e P420, Bologna, ph. C. Favero
5 E subito riprende il viaggio, 2020, installation view, Courtesy P420, Bologna, ph. C. Favero