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Ciao Elena,

l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi ospita in questi giorni la mostra ‘’Horizon(s)’’ per la quale il duo italiano Richard Sympson ha realizzato un’installazione che tematizza con puntualità (puntualità e tendenza al corollario che invito gli artisti a smussare) le cronache italiane di politica e di arte. Gli artisti hanno messo in dialogo una ghirlanda d’alloro e la rappresentazione fonetica della parola povera. La stampa fotografica (realizzata utilizzando la macchina fotografica come uno scanner) e la scultura (uno stampo o cassaforma in polistirolo), suggeriscono per il principio retorico e semiotico dell’analogia, i termini e i concetti di: Patria, Povera e Arte. Il loro accostamento diventa un commento impietoso che gli artisti fanno alla situazione socio-politica nostrana e all’imperialismo artistico dell’Arte Povera. Non credo che l’intenzione fosse di mettere in equazione la situazione politica dell’Italia berlusconiana con il movimento artistico, se fosse dissentirei perché per quanto possa ritenere l’Arte importante, la Politica lo è certo di più. Credo invece che le opere vadano guardate in un gioco di doppi e non in una sequenza a tre. La Patria, svilita da una classe politico-economica deprecabile e incompetente, è Povera Patria. L’Arte Povera è un glorioso passato dal quale molta parte della produzione anche più emergente non esce.

Possiamo ancora tollerare questo scempio socio-politico?

Siamo stati soltanto l’Arte Povera negli ultimi 30 anni e abbiamo bisogno di riprodurla pedissequamente ancora oggi?

Credo siamo, e siamo stati, anche ben altro.
Francesca di Nardo