La Richard Saltoun Gallery apre a Roma con la mostra di Bertina Lopes

La mostra, che conferma il forte interesse della Richard Saltoun Gallery per la riscoperta del lavoro di artiste importanti ma ancora troppo poco riconosciute, è uno spaccato su una dualità personale e artistica che ha trovato nel corso del tempo – non lineare come messo in luce dall’allestimento – varie forme espressive in una continua sperimentazione.
27 Marzo 2022
Bertina LOPES, In memoriam de Picasso [In memory of Picasso], 1974 Oil on canvas 75 x 180 cm © The Estate of Bertina Lopes. Courtesy the Artist and Richard Saltoun Gallery, Rome

La londinese Richard Saltoun Gallery si aggiunge alle gallerie internazionali che scelgono l’Italia per una nuova sede a Roma. Un nuovo spazio che la Richard Saltoun intende utilizzare come piattaforma europea anche “per rafforzare” ha spiegato il fondatore “il rapporto con le comunità di collezionisti di tutto il mondo” per le quali il suolo italiano ed europeo hanno un ruolo cardine. La nuova sede, in aggiunta dunque a quella sul territorio inglese, è situata nel cuore di Roma, in via Margutta, a pochi passi da Piazza del Popolo, casa di Federico Fellini, protagonista della pellicola Vacanze Romane e conosciuta anche come via degli Artisti per aver ospitato nel corso dei decenni gli studi di artisti quali Picasso, Cy Twombly, Alberto Burri e Giulio Turcato.

Ad inaugurare la nuova sede una mostra dedicata ad una figura di grade rilievo nella Roma degli anni Sessanta, sia dal punto di vista artistico che politico e sociale, rimasta per lungo tempo nell’ombra di grandi personaggi a lei vicini. In esposizione le opere pittoriche e scultoree di Bertina Lopes, considerata madre della pittura africana contemporanea e tra le prima colmare tra arte africana ed europea. 

Nata nel 1924 a Maputo, nel Mozambico coloniale, da padre portoghese e madre mozambicana, Lopes visse a lungo tra il paese natale e Lisbona. Nella città europea si forma in studi artistici ed incontra poeti, scrittori e attivisti politici locali che furono fondamentali nella formazione del suo pensiero liberale, antifascista e anticoloniale. Tornata in Mozambico per insegnare, fu costretta a rifugiarsi in Portogallo nel 1961 dove però la polizia politica rendeva impossibile la vita ad una donna, artista, libera come lei. Nel 1963 si trasferisce dunque a Roma, città a quei tempi ostile per un’artista africana. Eppure la Lopes fu scelta due volte per rappresentare il Mozambico alla Biennale di Venezia e il suo lavoro fu oggetto di grandi mostre tra cui due retrospettive a Palazzo Venezia e alla Cancelleria Apolstolica. Amica di grandi artisti tra cui Picasso, Marino Marini e Renato Guttuso, critici d’arte come Giulio Carlo Argan e Enrico Crispolti e importanti personaggi, da Nelson Mandela a Carlo Levi, da Enrico Berlinguer all’ex presidente portoghese Mario Soares, Lopes ricoprì un ruolo fondamentale nella capitale, fungendo da tramite con il consolato del suo paese.

La Richard Saltoun Gallery ne omaggia il ruolo politico, culturale ed artistico, con una vera e propria retrospettiva in occasione del decimo anniversario della sua morta e dei suoi settant’anni di carriera. In mostra dunque opere dei primi anni Sessanta come Raiz antica [Ancient root] e Music is Inside of Me entrambe del 1964, ma anche Mussunda (dedicated to Agostino Nedo) del 1961 e Fanisse era minha Avò (José Craveirinha poema) [Fanisse was my grandmother (José Craveirinha poem)] del 1967.

Bertina LOPES, Grido grande [Big Cry], 1970 Oil on canvas 150 x 150 cm © The Estate of Bertina Lopes. Courtesy the Artist and Richard Saltoun Gallery, Rome
Bertina LOPES, Raiz antica [Ancient root], 1964 Collage and oil on canvas 130 x 150 cm © The Estate of Bertina Lopes. Courtesy the Artist and Richard Saltoun Gallery, Rome

I suoi omaggi vanno dunque alle sue origini africane con opere come My people (1968) e Voice of Africa 1 (1990) e a quelle europee fino all’evidente influenza picassiana di opere come Big Cry (1970) e l’opera dedicata al pittore spagnolo In memoriam de Picasso [In memory of Picasso] (1974). Le pitture ad olio e i materiali utilizzati dalla Lopes sono strumenti per indagare una storia che è allo stesso tempo personale e collettiva, che si svolge in Africa ma anche in Europa. Non c’è un immaginario che prevale sull’altro. Il messaggio è sempre politico. L’arte della Lopes mette in scena e in mostra l’aiuto ai più deboli, la lotta contro la fame, il rifiuto della guerra, la rivolta contro ogni forma di violenza, l’emancipazione della donna, la pace universale. Nella battaglia tra assimilazione e ri-africanizzazione, per la Lopes sarebbe stata l’Africa a risorgere e a prendere il primato, una resurrezione incarnata e comunicata da lei in omaggio alle generazioni a venire.

Nella pratica artistica così come nella vita Bertina Lopes ha rifiutato i costumi sociali, l’atomizzazione estetica e le catene del capitalismo, contribuendo così alla causa e all’estetica nazionalista e panafricana. Il risultato è una serie di opere astratte e geometriche nelle quali l’estetica africana si mescola con le forme e i linguaggi delle correnti artistiche occidentali dal Cubismo (che all’arte africana e aborigena deve poi molto) alle sperimentazioni visive, soprattutto italiane, degli anni Sessanta e Settanta. Un’astrazione che trova forse massima espressione nelle opere scultoree dislocate lungo il percorso a fare da contrappunto a quelle pittoriche. Qui i colori della pittura ad olio lasciano spazio alle tonalità grigie del bronzo lavorato e i neri delle grandi tele sembrano prende corpo tridimensionalmente. Anche qui la Lopes dimostra la propria capacità – e volere – di guardare alla trazione dell’arte africana con opere come Totem (1986) e Swaer (1980) e contemporaneamente proiettare queste forme in Europea realizzando opere scultoree che portano le linee verticali all’eccesso fino a piegarle, scomporle come in Voice of Africa 2 (1990) e Woman Man (2007). 

La mostra, che conferma il forte interesse della Richard Saltoun Gallery per la riscoperta del lavoro di artiste importanti ma ancora troppo poco riconosciute, è uno spaccato su una dualità personale e artistica che ha trovato nel corso del tempo – non lineare come messo in luce dall’allestimento – varie forme espressive in una continua sperimentazione.

Bertina LOPES, Rais Antica 2 – Una Historia Verdadeira [Ancient Root 2 -A True Story], 1972 Mixed media on canvas 150 x 130 cmCourtesy the Artist and Richard Saltoun Gallery, Rome
Bertina Lopes with Joachin Chissano, Graça Machel and her husban Francesco Confaloni in the residence of the president of the Republic of Mozambique, Maputo, 1976 Courtesy Archivio Bertina Lopes
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