• RICCARDO BERETTA Paravento (First Victims Playground), 2015-2017 Terrasanta Relief on natural dyed veneers dimensions variable unique
  • RICCARDO BERETTA Paravento Playground, 2016 Installation view at Francesca Minini, Milan Courtesy: Francesca Minini
  • RICCARDO BERETTA Recovered Playground #3, 2016-2017 tempera on printed paper (frame) 29 x 53 cm Courtesy: Francesca Minini
  • RICCARDO BERETTA Paravento Playground, 2016 Installation view at Francesca Minini, Milan Courtesy: Francesca Minini
  • RICCARDO BERETTA Paravento Playground, 2016 Installation view at Francesca Minini, Milan Courtesy: Francesca Minini
  • RICCARDO BERETTA Paravento (First Victims Playground), 2015-2017 Terrasanta Relief on natural dyed veneers dimensions variable unique Courtesy: Francesca Minini (detail)
  • RICCARDO BERETTA Sleeping bag (Negative Cognition), 2016-2017 embroidery on cotton velvet and gauzed cotton dimensions variable unique Courtesy: Francesca Minini (detail)
  • RICCARDO BERETTA Recovered Playground #4, 2016-2017 acrylic on printed paper 28,5 x 42 cm Courtesy: Francesca Minini

È in corso alla galleria Francesca Minini, fino al 4 marzo, la prima mostra personale dell’artista Riccardo Beretta nello spazio espositivo, intitolata Paravento Playground. Con lavori inediti costituiti da intarsi lavorati, fotografie rimaneggiate, disegni, scritte cucite su tessuto, Beretta indaga il rapporto tra maturità e fanciullezza, tra consapevolezza e incanto, offre il contrasto tra il calore di certi materiali e la freddezza della semantica di alcune frasi…

ATPdiary ha deciso di porre alcune domande all’artista.

ATP: Il titolo della tua mostra è Paravento Playground. Partiamo dalla seconda parola: in tutta il percorso espositivo emerge il tema del gioco, dell’infanzia, dell’abuso minorile. Perché ti sei focalizzato su queste tematiche?

Riccardo Beretta: Ho messo in relazione le due parole del titolo: Paravento e Playground, in modo che si contaminassero fra loro. All’idea di costruire una scultura paravento, incisa su entrambi i lati, volevo intersecare una qualità porosa, permeabile. Non volevo costruire un muro ma un confine fluido, riprogrammabile, costituito da archi; volevo che il paravento fosse una soglia da attraversare, un dispositivo per innescare uno sguardo radiografico.

Questa volontà di entrare in contatto fisicamente con la scultura mi ha portato ad osservare le immagini dei playground urbani.

ATP: Il paravento che occupa la parte centrale della galleria ha due facce: una visibile subito, appena entrati, intarsiata, policroma; l’altra nera, con pochi e abbozzati schizzi simil-anatomici colorati. Che relazione hanno l’una con l’altra?

R.B.: Penso che si tratti di una membrana. Penso che i due lati dividano due realtà antitetiche: esterno/interno, veglia/sonno, memoria esplicita/memoria implicita.
È vero però che si gira intorno al paravento e non lo si attraversa fisicamente.
Penso che le due facce siano la proiezione del mondo del quale fanno parte. Il lato policromo è un territorio naturale, fatto di odori e linee biomorfe e geometriche. Il lato buio è un’ombra dalla quale affiorano forme ambigue, esoteriche e un po’ inquietanti.
Ad ogni modo, i due lati del paravento sono incisi con la medesima tecnica di bassorilievo negativo: Terrasanta Relief. Non c’è quindi nulla di dipinto o aggiunto. Tutti i colori che si vedono sono ottenuti rimuovendo i sottili strati di legno che ho precedentemente sovrapposto.

ATP: L’opera Paravento (First Victims Playground) è stata realizzata con una tecnica da te elaborata: Terrasanta Relief. Me ne parleresti?

R.B.: Terrasanta Relief nasce da un errore.
Tempo fa, credo fosse il 2009, consegnai un intarsio ad un artigiano per farlo placcare su un pannello. L’intarsio, come tutti gli altri che ho fatto, era più sottile di un millimetro. Successe che per distrazione la mia sottile lastra fu incollata sul pannello dal lato sbagliato, al rovescio!
Fu un disastro perché da quel lato non avrei potuto realizzare la scultura che avevo in mente…
L’unica soluzione (estrema) per salvare il lavoro, fu quella di incollare un nuovo pannello sopra l’intarsio e poi procedere, piano piano, nel rimuovere lo strato incollato sul lato sbagliato.
Ricordo che osservavo la fresa procedere lentamente, intenta a far affiorare il mio prezioso intarsio… A poco a poco, si iniziarono a vedere i primi colori ma, come ho detto prima, sarebbe bastato mezzo millimetro più a fondo per bucare l’intarsio. L’impresa ebbe successo e mi fu di ispirazione per articolare questa tecnica, la quale, a differenza dell’intarsio è in rilievo e soprattutto mi permette di creare una cosa indispensabile: le sfumature!
Inoltre, posso attuarla personalmente nel mio studio, senza delegare il lavoro ad altre persone. Diventa un atto performativo, estemporaneo e con un carattere assoluto. Infatti, non è possibile tornare indietro da questa cancellazione del materiale. L’errore deve essere accettato.

ATP: In merito alla serie di opere della seconda stanza, dei piccoli sacchi a pelo stesi a terra con ricamate le frasi: “Mi amano perché non valgo niente”; “Non mi amano”… Cosa significano queste sequenze di parole? Cosa raccontano queste opere?

R.B.: In questa stanza volevo disporre una soglia che non fosse verticale ma a terra. All’inizio ho pensato ad un tappeto composto da strisce di velluto del formato simile ai pannelli del paravento. Da questa prima idea è nata in seguito l’idea di un dormitorio. Le due frasi sono ricamate dentro i sacco a pelo, proprio come se fossero cognizioni negative interiori.
Le opere della serie Sleeping Bag (Negative Cognition) sono l’involucro di un piccolo corpo ma diventano, a loro volta, la metafora del corpo stesso: steso a terra, rannicchiato, aperto o ripiegato.
L’altra frase completa è “Non mi amano perché non valgo niente”.

ATP: A parete sono esposte Recovered Playground,  opere che, tecnicamente, sono tra la fotografia e il dipinto. Come nascono questi lavori? 

R.B.: Durante la ricerca per la progettazione del paravento, a metà del 2015, avevo collezionato molte immagini di playground. Avevo catalogato queste foto e scritto alcune considerazioni al riguardo. Ad esempio, cercavo di mettere insieme le caratteristiche dominanti e ricorrenti di queste architetture, così come il continuo ripetersi di certe forme e delle attività che i bambini svolgevano intorno. Ricordo che le riflessioni scorrevano veloci e si mischiavano con i miei ricordi personali di quando ero bambino.
Sono tornato su queste immagini a settembre dell’anno scorso e, rileggendo i miei pensieri con davanti i playground, ho iniziato a cancellare tutto ciò che non faceva parte di quello che avevo scritto. Il mio approccio, in questo caso, è stato quello di eliminare il superfluo. Quello che non è dipinto in queste immagini è ciò che, per me, è importante vedere.

RICCARDO BERETTA Paravento (First Victims Playground),   2015-2017 Terrasanta Relief on natural dyed veneers dimensions variable unique Courtesy: Francesca Minini

RICCARDO BERETTA Paravento (First Victims Playground), 2015-2017 Terrasanta Relief on natural dyed veneers dimensions variable unique Courtesy: Francesca Minini

RICCARDO BERETTA Paravento Playground,   2016 Installation view at Francesca Minini,   Milan Courtesy: Francesca Minini

RICCARDO BERETTA Paravento Playground, 2016 Installation view at Francesca Minini, Milan Courtesy: Francesca Minini