Atelier Melania Fusco,   courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

Atelier Melania Fusco, courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

Bevilacqua La Masa conta il primato di essere l’unico ente del Comune di Venezia dedicato all’arte contemporanea. Il suo programma di residenze a sostegno dei giovani artisti, è attivo dal 1898 ed è uno dei più antichi in Europa.

Gli artisti assegnatari degli atelier per il 2016 sono Ana Blagojevic, Claire Bosi, Lucia Del Zotto, Melania Fusco, Caterina Gabelli, Gosia Jagiello, Alberto Luparelli, Gioele Peressini, Nuvola Ravera, gaetano olmo stuppia, Francesco Zanatta, Michelangelo Zoppini, con l’aggiunta di Rui Wu.

In questa seconda parte, presenteremo la ricerca e il progetto di residenza di Gaetano Olmo Stuppia, Melania Fusco e Lucia Del Zotto.

Atelier gaetano olmo stuppia,   courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

Atelier gaetano olmo stuppia, courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

gaetano olmo stuppia

“La mia formazione è poliedrica, ho studiato scultura approfondendo la pratica di arte pubblica, avendo però cura di conservarne l’aspetto poetico. Il tattile, seppur usando medium iper-digitali e oggetti estetici “nuovi”, rimane per me preminente. Per la residenza BLM ho elaborato #ProgettoKOLEOS: un contenitore di situazioni che problematizzino l’era tecno-pubblicitaria attraverso display multimediali ogni volta configurati ad hoc”.

Venerdì 1 Luglio l’artista presenterà la quarta parte di #ProgettoKOLEOS, Deprive Deprived Images.

Atelier Melania Fusco,   courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

Atelier Melania Fusco, courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

Melania Fusco

Nata nel 1987 a Napoli, si laurea in Design della Moda alla Seconda Università degli Studi di Napoli. Attualmente vive e lavora a Venezia, dove frequenta il corso di laurea Magistrale Arti Visive all’Università IUAV.

“Il mio percorso formativo ha fatto si che la mia ricerca si concentrasse sul corpo inteso come strumento di conoscenza delle molteplici stratificazioni personali, centro nevralgico che assorbe, plasma e riformula il reale. La mia poetica è volta a creare uno spazio ludico-immaginativo attraverso il quale sia possibile sovvertire le pratiche del quotidiano, indagare un tempo sospeso in cui l’indeterminato è approfondito e indagato come risultato; W.A.S.T.E., il progetto ideato per l’Atelier BLM 2016, è una ricerca di immagini, condivise con altri artisti, soggette al tempo dilatato della corrispondenza postale”.

Atelier Lucia Del Zotto,   courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

Atelier Lucia Del Zotto, courtesy Fondazione Bevilacqua La Masa

Lucia Del Zotto

L’artista nasce a Pordenone nel 1988. Nel 2010 si laurea in disegno industriale allo IUAV di San Marino con una tesi sulla progettazione sostenibile. Dopo alcune esperienze professionali a New York, tra le quali il training presso lo studio Sagmeister & Walsh, prosegue gli studi con il master in grafica editoriale presso l’ISIA di Urbino, dove si laurea nel 2013 con una tesi di ricerca sul critical e speculative design. Nel 2014 ritorna a New York dove collabora con studi quali Pentagram e Graphis Inc.. Nel 2012 fonda la rivista autoprodotta Condo, magazine online di indagine e sperimentazione editoriale, nel 2014 diventa art director della nascente realtà editoriale “Brutal Magazine”, rivista di food and fashion con il  quale nel 2015 riceve il certificato di eccellenza tipografica dal Type Directors Club di New York e concorre nella short list di Stack Awards come Magazine of the year. Attualmente, parallelamente alla residenza artistica alla Fondazione Bevilacqua La Masa,  collabora con lo studio di design Zaven.

A sort of Space, il progetto per la residenza a BLM,  prevede la produzione intensiva di libri in 12 mesi. Il processo di produzione dei beni di consumo segue un rigido e regolato iter di norme che trovano origine nel campo del marketing, dell’analisi di bilancio, delle previsioni di utile e della ricerca di mercato. I tempi di produzione, dalla progettazione alla distribuzione del bene, sono una delle variabili più studiate per determinare il successo di un prodotto. A sort of Space decide di fare proprio tale paradigma dell’economia di mercato, ponendo al centro della ricerca il processo di produzione del bene-libro. Il presente progetto si prende gioco, e tramuta in un gioco, questo sistema di rigidità formali e concettuali di ispirazione economica. All’inizio del progetto, è stato quindi stilato un regolamento che stabilisce tempi, contenuti e modalità di produzione. Durante il percorso progettuale numerosi libri verranno prodotti artigianalmente, in atelier e in spazi pubblici, in modalità collettiva o solitaria. L’oggetto del percorso di ricerca si focalizzerà sul come questi volumi verranno creati. Attraverso limiti e regole autoimposte, le fasi di produzione di essi saranno piattaforma di sperimentazione, formale e concettuale, creando uno spazio di possibilità di azione, reazione e collaborazione tra più soggetti, per deformare il formato libro e metterne in discussione la sua stessa definizione. Nonostante il processo, così regolato, dia un’apparenza di oggettività, si ha la consapevolezza che esso parta proprio da delle basi totalmente soggettive. Il processo si trasforma in funzione del tempo, della relazione e del cambiamento. A sort of Space ricerca risultati inaspettati, che solo partendo da solidi limiti, è possibile esplorare. Nel presente progetto, il processo diventa quindi il prodotto. La variabile temporale e la variabile spaziale saranno oggetto di un gioco di regolamentazione volto a ripensare lo spazio fisico del libro e, di conseguenza, la sua tradizionale progettazione. La dilatazione, la riduzione, l’eliminazione, la ripetizione o il convertimento di ogni fase di tale processo saranno gli espedienti processuali grazie ai quali si produrranno delle copie uniche di libri che in comune avranno un solo fil rouge: l’ultima parola, o immagine, di ciascun volume servirà da input per la produzione del libro seguente. Formati, modalità, spazi, tempi saranno per ogni volume unici. In questo modo, A sort of Space riporta l’oggetto libro alla sfera dell’artigianalità, innescando un processo di ri-appropriazione dello spazio, quello della pagina. Curare ogni singolo aspetto della produzione editoriale, dalla determinazione del concept, alla messa in pagina e stampa, fino alla distribuzione, significa possedere i “mezzi di produzione” e ribaltare le norme attualmente vigenti nell’economia del libro. In questo modo ci si muove dal concetto di libro come bene di consumo, per considerarlo uno spazio personale indipendente, uno strumento espressivo a disposizione del singolo”.