• Paolo Bufalini/Filippo Cecconi - Ù - LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini
  • NO-PA PA-ON/Luciano Maggiore:Louie Rice - Unrewarding task based actions - LOCALEDUE:CAR DRDE -LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini
  • Julian Weber - HighWay - P420 - LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini
  • Liliana Moro - Buongiorno - Galleria De Foscherari -LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini
  • Leandro Nerefuh/Libidiunga Cardoso:Cecilia Lisa Eliceche:Caetano - Orphic Exuberance versus Solar Capitalism. Transambient Cryptolombra - Ex Gam - LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini
  • David Wampach - ENDO - Ex Gam - LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini

Testo di Guendalina Piselli

La settimana edizione di Live Arts Week, il festival bolognese dedicato alle arti performative, è giunta al termine. L’evento è tornato negli spazi della Ex Gam riaperta al pubblico lo scorso anno e ha dato la possibilità al proprio pubblico di visitare ed esplorare il ritrovato Padiglione dell’Esprit Nouveaxu nel quale Goodiepal & Pals hanno presentato concerti, lecture e conversazioni amichevoli con gli spettatori.
Ad accogliere il pubblico è stata l’installazione di Canedicoda. Sfere da discoteca, cascate argentate e fili colorati intrecciati in un rete sospesa poco distante dal soffitto, sono i primi elementi di un’edizione che ha toccato i sensi dello spettatore attraverso performance e progetti talvolta rumorosamente talvolta silenziosamente assordanti.

Ed ecco allora che lo spettatore si trova sospeso nello spazio creato da Rodrigo Sobarzo de Larraechea con il suo “ APNEA”: un ambiente privo di tempo nel quale suoni elettronici campionati vengono messi a tacere da una montagna di terra per lasciare spazio ad un tela bianca, quasi trasparente percossa con movimenti che ricordano quelli di una nuotata e nel cui suono prodotto la presenza dell’artista sembra annullarsi. E’ la creazione di un nuovo tempo vitale scandito anziché dalle lancette dell’orologio dal ritmo creato dell’artista. Il corpo lascia spazio a suoni, luci e movimenti materici ai quali lo spettatore, posto frontalmente come ad osservare il mondo, non può sottrarsi.

Rodrigo Sobarzo de Larraechea - A P N E A - Ex Gam - LiveArtsWeek  7 - 2018 - Foto Luca Ghedini

Rodrigo Sobarzo de Larraechea – A P N E A – Ex Gam – LiveArtsWeek 7 – 2018 – Foto Luca Ghedini

I sensi sembrano non avere via di scampo nemmeno in “Paralleling” l’ambiente progettato da Mark Fell negli spazi di Galleriapiù e attivato durante la serata di inaugurazione dal performer americano Justin F. Kennedy. Una sorta di universo parallelo nel quale l’ossigeno appare sostituito dalla polvere di talco e la luce bianca solare da colori accessi dal rosso al blu in un atmosfera invasa da suoni che stordiscono e aprono contemporaneamente nuovi canali sensoriali. Un ambiente verso il quale si ha la duplice e opposta sensazione di attrazione e fuga: i movimenti di Kennedy, la sua camminata e la sua interazione quasi primitiva spingono il pubblico a seguirlo in questo mondo mentre le difficili condizioni di ossigenazione colpiscono l’istinto di sopravvivenza. Non è forse la condizione dell’umanità contemporanea, divisa tra tecnologia e sedimenti culturali?

A colpire le sensazioni terrene anche Hanna Sawtell con la sound performance “Commonextract” realizzata per l’occasione nella quale un flusso binario di suono e luce è trasformato in una partitura fluida e rarefatta che ha invaso gli spazi dell’Ex Gam nella serata di chiusura senza lasciare vie di scampo alla percezione umana. C’è tanto dei rave di Manchester e di Londra a partire dall’ambiente completamente oscurato nel quale la performance ha avuto luogo, ma è soprattutto evidente la capacità dell’artista londinese di esprimere quella cultura accelerata del nostro secolo, fatta di cadute vertiginose e risalite faticose.

Hannah Sawtell - COMMONEXTRACT - Ex Gam - LiveArtsWeek  7 - 2018 - Foto Luca Ghedini

Hannah Sawtell – COMMONEXTRACT – Ex Gam – LiveArtsWeek 7 – 2018 – Foto Luca Ghedini

Anche David Wampach fa i conti con la tecno – società odierna e la difficile relazione del corpo con essa. Il coreografo francese, in duo con la sua storica partner Tamar Shelef, ha messo in scena una danza esplosiva in cui il corpo è materiale, media, strumento, soggetto e osservatore. Le due pareti bianche poste ad angolo al piano superiore della ex galleria appaiono come la ricostruzione di una porzione di realtà dentro alla quale i due artisti mettono in scena, con un approccio coreografico anticonvenzionale, la relazione tra corpo e ambiente, tra corpo femminile e corpo maschile, tra corpo ed estetica. La vernice colata sui corpi ne nasconde le nudità cancellandone qualsiasi connotato erotico per trasformarli in puri mezzi espressivi. Alternando danze solitarie quasi rituali a scenette al limite della parodia dei concorsi di bellezza, musica popolare a atmosfere da party, “Endo” attraversa una rete di riferimenti culturali che estraniati e inscenati tengono incollato lo spettatore al susseguirsi delle azioni. Qualcuno tra il pubblico ne viene talmente coinvolto da esultare come se si trovasse ad un concerto.
La tempesta sensoriale che ha colpito il pubblico di questa edizione sembra aver trovato riposo con le strutture sonore “Rational Tangles For Nord Micro Modular” composte Rian Treanor nelle quali club culture, arte sperimentale e computer music si amalgamano in una modulazione e sintesi digitale trasmessa al pubblico con eleganza e morbidezza. Attraverso forti contrasti dinamici e un’estetica sonora antisimmetrica, l’artista e produttore inglese ha trasformato la grande sala in uno spazio sospeso nel quale qualsiasi intento evocativo doveva essere abbandonato.

David Wampach - ENDO - Ex Gam - LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini

David Wampach – ENDO – Ex Gam – LiveArtsWeek 7 – 2018 – Foto Luca Ghedini

Rian Treanor - Rational Tangles For Nord Micro Modular - Ex Gam - LiveArtsWeek 7 - 2018 - Foto Luca Ghedini

Rian Treanor – Rational Tangles For Nord Micro Modular – Ex Gam – LiveArtsWeek 7 – 2018 – Foto Luca Ghedini