Liliana Moro, Senza titolo, 2017, creta refrattaria, radio, mandarini, melagrana, filo di metallo - Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano

Liliana Moro, Senza titolo, 2017, creta refrattaria, radio, mandarini, melagrana, filo di metallo – Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano

Tanto è rarefatto lo spazio della galleria, quanto è fitto il dialogo che i due artisti hanno instaurato tra di loro. Nei tre locali della galleria Renata Fabbri, si svolge la “conversazione” tra Liliana Moro e Francesco Fonassi che metaforicamente – come gruppo di persone presenti nell’immagine-guida della mostra intente ad osservare un buco nel terreno – sembrano guardare – o ascoltare – oltre la dimensione del reale, per librarsi, nello spazio e nel tempo, e percepire le strane alchimie che governano l’esistenza.
La prima opera installata a pavimento è di Liliana Moro: un piccolo paesaggio formato da mandarini e melograni e la riproduzione di grossi grappoli d’uva in creta refrattaria; accanto, una minuscola radiolina tascabile, che trasmette la programmazione di Radio Popolare (non è dato sapere se questa scelta abbia un qualche significato particolare). Speculare, nell’altra stanza della galleria, l’opera di Francesco Fonassi “Tenere in custodia”: due speakers avvolti in fogli di piombo che diffondono dei suoni quasi irriconoscibili. Dalle poche informazioni che i due artisti hanno concesso, scopriamo che il sound pièce di circa ’30 minuti è la rielaborazioni sonora, da parte di Fonassi, delle registrazioni delle performance di Liliana Moro. Ecco che, come un simbolico abbraccio, il pesante piombo avvolge gli speakers come se “tenesse in custodia” le opere performative delle Moro, ne conservasse una sorta di memoria uditiva, di ricordo acustico, divenuto massa indistinguibile di rumori, fruscii, lievi boati: un rumore di fondo che sembra fondere azioni, idee, concetti, luoghi e persone in un eterno presente.
La Moro plasma la materia dapprima molle della creata, Fonassi plasma la materia sonora: entrambi, rispettosi della propria ricerca, richiamano l’opera dell’altro in un ‘lieve’ gioco di rimandi.

Francesco Fonassi, Tenere in custodia, 2017, 30′ sound pièce, speakers, piombo, low frequency exciter - Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano

Francesco Fonassi, Tenere in custodia, 2017, 30′ sound pièce, speakers, piombo, low frequency exciter – Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano

L’opera in cui il dialogo si fa più denso (e decisamente riuscito) è quella installata al piano inferiore: una traccia sonora della durata di 120 minuti dal titolo “Duemiladiciassette”. Nello spazio è diffuso un suono di voci quasi indistinto. Avvicinandosi alle casse si sentono più chiaramente le voci dei due artisti che si intrecciano, che si alternano più vicine o più lontane, a volte uno dei due si ferma un istante, altre volte lievi respiri.. Cosa raccontano questa partitura di suoni quasi recitati? I due artisti hanno camminato negli spazi della galleria registrando le loro voci mentre semplicemente contano da zero a 2017. Inevitabile associare questa lunga “litania” al tempo, alla vita spessa che si è srotolata lungo duemila anni.
La “poesia numerica” rovista nel passato portando a galla periodi storici molto precisi, magari rovistando nei ricordi di scuola, fino a giungere ad un’altra ben più densa storia, quella personale dei due artisti in primis, la nostra in una visione più generale. Cosa hanno provato gli artisti nel rivivere, attraverso semplici numeri, la loro data di nascita, il loro primo ricordo d’infanzia, la giovinezza? … 1, 2, 3, 4, 5 …900, 1200, 1450, 1504, 1605, 1907, 1961, 1986, 2000 … date di battaglie, date di nascita importanti, momenti significativi a livello sociale, politico, culturale. Alle date, poi, si associano immagini, dal sussidiario ai testi universitari, alle enciclopedie, ai saggi di storia dell’arte… fino a giungere alle immagini fotografiche che ricordano eventi importanti, compleanni, anniversari, morti.
Compiendo l’atto di enumerare, i due artisti ampliano il loro scibile personale che, inesorabile, si lega al nostro che, ascoltando, evoca la nostra storia e conoscenza.

Liliana Moro e Francesco Fonassi, Duemiladiciassette, 2017, Installazione sonora, 120′ loop, stereo - Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano

Liliana Moro e Francesco Fonassi, Duemiladiciassette, 2017, Installazione sonora, 120′ loop, stereo – Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano

Liliana Moro e Francesco Fonassi, Blitz - Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano

Liliana Moro e Francesco Fonassi, Blitz – Galleria Renata Fabbri, 2017 Milano