Thomas Scheibitz VT Bühne, 2010 oil, vinyl, pigment marker on canvas 190 x 390 cm © the artist Ph. Jens Ziehe

Thomas Scheibitz VT Bühne, 2010 oil, vinyl, pigment marker on canvas 190 x 390 cm © the artist Ph. Jens Ziehe

Più che un riallestimento potremmo descriverlo come la presentazione di 10 “piccole mostre” di artisti che dal 2008 al 2017 hanno collaborato con la Collezione Maramotti. Dal 3 marzo lo spazio dedicato all’arte contemporanea di Reggio Emilia ospita Rehang: il riallestimento di 10 sale al secondo piano dell’esposizione permanente con i progetti di Enoc Perez (2008), Gert & Uwe Tobias (2009), Jacob Kassay (2010), Krištof Kintera (2017), Jules de Balincourt (2012), Alessandro Pessoli (2011), Evgeny Antufiev (2013), Thomas Scheibitz (2011), Chantal Joffe (2014) e Alessandra Ariatti (2014).

L’obbiettivo di questa ‘rivisitazione’ della collezione è quello di offrire una panoramica sul work in progress sviluppato per oltre un decennio dalla Collezione attraverso l’invito ad artisti italiani e internazionali a compiere un nuovo corpus di opere da presentare al pubblico e che, successivamente, sono entrate a far parte del patrimonio. Il focus è per lo più sulla pittura, le sue peculiarità, sviluppo ed eterogeneità come linguaggio espressivo.

Krištof Kintera  Systemus Postnaturalis, 2016 mixed media  variable dimension detail © the artist Ph. Dario Lasagni

Krištof Kintera Systemus Postnaturalis, 2016 mixed media variable dimension detail © the artist Ph. Dario Lasagni

Jules de Balincourt Waiting Tree, 2012 oil and acrylic on panel 198 x 221 cm © the artist Ph. Joseph Desler Costa

Jules de Balincourt Waiting Tree, 2012 oil and acrylic on panel 198 x 221 cm © the artist Ph. Joseph Desler Costa

In occasione di Rehang abbiamo posto alcune domande a Sara Piccinini (Senior Coordinator della Collezione Maramotti) 

ATP: Dopo oltre dieci anni, per l’esattezza dal 2007 – anno della sua apertura al pubblico – la Collezione Maramotti ha consolidato un percorso collezionistico molto preciso. Seguendo il taglio cronologico, la Collezione offriva una panoramica non solo sull’arte italiana e internazionale, ma anche – e soprattutto – esprimeva la passione di Achille Maramotti prima, dei suoi figli in seguito, per collezionare arte. Dopo così tanto tempo, perché è sorta la necessità di riallestire le opere della collezione?

Sara Piccinini: Questo Rehang offre la possibilità di una riflessione sulla Collezione Maramotti e il suo avanzamento nel corso degli anni. Fin dalla sua apertura al pubblico nel 2007, la Collezione ha presentato con continuità mostre e progetti temporanei, soprattutto commissioni ad artisti giovani e mid-career, italiani e internazionali, le cui opere sono entrate a far parte del patrimonio.
Dopo oltre dieci anni di attività, ci sembrava opportuno dare conto del work in progress di un luogo e di una collezione in costante crescita, esponendo in permanenza alcuni dei progetti più recenti. Le ultime dieci sale del secondo piano, che fin dall’inizio avevano ospitato opere di artisti americani e inglesi degli anni novanta e inizi Duemila, sono ora riallestite per accogliere delle piccole mostre personali.

ATP: In buona parte della rassegna stampa che documenta, prima di raccontare, la Collezione, si ribadisce come la linea di continuità tra le opere raccolte nei decenni, sia la passione. Scriveva Francesca Pasini: “L’esposizione tende a evocare le ricerche che il collezionista incontrava e di cui si appassionava. E’ questo il filo rosso che la Collezione Maramotti vuole proseguire”.  Dopo tanti anni trascorsi, c’è una linea di ‘continuità’ tra la collezione storica e quella contemporanea? Cosa guida le acquisizioni?

SP: Achille Maramotti, fondatore di Max Mara e primo collezionista d’arte della famiglia, era un grande appassionato di pittura, un linguaggio che considerava sempre vivo e carico di potenzialità espressive, un discorso ininterrotto dall’antichità a oggi. La Collezione “storica” esposta in permanenza inizia con opere informali e astratte degli anni ’50, per proseguire con artisti italiani protoconcettuali e concettuali, pop art italiana, molte opere della transavanguardia, neo-espressionismo tedesco e americano, new geometry.

L’interesse per l’evoluzione della pittura accompagna anche le scelte attuali della famiglia Maramotti e si ritrova chiaramente nelle nuove sale riallestite, che presentano principalmente opere pittoriche, insieme a progetti più focalizzati sull’opera d’arte in se stessa, sul suo statuto di dispositivo di interrogazione e messa in discussione del presente e sul suo valore predittivo. La passione e il gusto personale dei collezionisti continuano a guidare le scelte, progettuali prima che di acquisizione, con uno sguardo sempre attento al percorso già intrapreso dal padre.

Gert & Uwe Tobias Ohne Titel, 2009 ceramics 39 x 16 x 14 cm © the artists Ph. Alistair Overbruck

Gert & Uwe Tobias Ohne Titel, 2009 ceramics 39 x 16 x 14 cm © the artists Ph. Alistair Overbruck

ATP: Presentate il riallestimento di ben dieci sale del secondo piano dell’esposizione permanente. Assieme alle opere proponete anche una mostra temporanea di documenti, libri e opere dai vostri archivi e dalla vostra biblioteca. Come avete strutturato questo spazio di approfondimento? Quanto è utile alla lettura del riallestimento?

SP: Abbiamo colto l’occasione del Rehang per presentare al pubblico degli esempi interessanti di materiali – documenti, lettere, libri, bozzetti, fotografie, video, oggetti, opere…– relativi al processo di creazione di alcuni dei lavori della Collezione, alla vita e alla crescita dell’opera prima di giungere alla sua forma finale, con cui tutti siamo più abituati a confrontarci. Ideazione, sviluppo, produzione, allestimento, condivisione: ogni opera e ogni progetto presentati raccontano la storia fluida e vitale del microcosmo dell’opera, fatto di intuizioni, ispirazioni, continuità e cambi di direzione.
Dalla stretta correlazione tra opera e libro d’artista in Claudio Parmiggiani ed Enzo Cucchi alla solida elaborazione teorica di Peter Halley, dalla meticolosa progettazione di Barry X Ball agli allestimenti degli anni Settanta di Vito Acconci e Giulio Paolini, fino agli artisti che hanno collaborato negli ultimi anni con la Collezione: gli oggetti del rito sciamanico-pop di Evgeny Antufiev, la ricerca formale, folk e ironica di Gert & Uwe Tobias, il laboratorio scientifico e artigianale di Krištof Kintera. L’opera in qualche modo “esplode”, perde la sua presenza statica per farci entrare in una costellazione di elementi da esplorare. Emergono le connessioni tra le varie fasi di creazione e i diversi soggetti, inclusi i collezionisti, che spesso sono entrati attivamente in dialogo con gli artisti.
Questa mostra non ha pretese di esaustività, procede per suggestioni e collegamenti, dando conto anche delle naturali differenze tra i percorsi.
I materiali presentati provengono dai nostri Archivi, che significa Archivio Opere, Archivio Documenti e Biblioteca, luoghi densi che per noi sono dispositivi di conoscenza, storia e approfondimento sulle opere e gli artisti della Collezione.

Evgeny Antufiev Untitled, 2012 Chinga meteorite, silk, deer's horn 195 x 300 cm © and photo: the artist

Evgeny Antufiev Untitled, 2012 Chinga meteorite, silk, deer’s horn 195 x 300 cm © and photo: the artist

Jacob Kassay Untitled, 2009 acrylic and silver deposits on canvas 150 x 143,5 cm © the artist Ph. Dario Lasagni

Jacob Kassay Untitled, 2009 acrylic and silver deposits on canvas 150 x 143,5 cm © the artist Ph. Dario Lasagni

Riportiamo i progetti del Rehang 2019 —

Casa Malaparte di Enoc Perez è stato il primo progetto esposto nel 2008 nella Pattern Room della Collezione. Due grandi tele – realizzate con un procedimento pittorico complesso, stratificato e senza uso del pennello – rimandano a un’interrogazione sul ruolo odierno della pittura, attraverso la rielaborazione di un’icona dell’architettura modernista italiana. La ricerca di Perez sulle architetture dagli anni Venti agli anni Cinquanta indaga la trasfigurazione di questi edifici nell’immaginario collettivo: metafore di potere, bellezza e ottimismo verso il futuro, venate di nostalgia e disillusione per il sogno svanito.

La sala/ambiente che accoglie il progetto di Gert & Uwe Tobias (2009) presenta xilografie di grandi dimensioni, disegni e sculture.
In queste opere si fondono elementi iconici tratti dalla cultura popolare della loro terra d’origine (la Transilvania), immagini del folklore europeo e un linguaggio formale contemporaneo che trova i suoi antecedenti artistici nel primo Modernismo, in Klee, nel Costruttivismo, nell’Art Brut. Di grande coerenza visiva, il lavoro dei gemelli Tobias unisce una straordinaria immediatezza e un’ironica tendenza postmoderna alla citazione.

Nel 2010 il giovane artista Jacob Kassay ha realizzato una serie di tele argentee e riflettenti che accolgono presenze fantasmatiche della pittura sottostante e, nel contempo, assorbono e restituiscono lo spazio esterno all’opera. Gli elementi concettuali del monocromatismo, dell’oggettivizzazione del pigmento pittorico, della riflessione di colore, movimento e forma, assumono centralità nella sua ricerca e vengono codificati in un’originale metafisica della superficie pittorica, in una nuova forma di astrazione, fortemente lirica, con un riferimento alla fotografia.

La grande installazione a terra Systemus Postnaturalis è parte del più ampio progetto Postnaturalia che Krištof Kintera ha creato per la Collezione nel 2017, una riflessione giocosa ma anche amara sul rapporto tra Natura, scienza e tecnologia, nel quadro di una complessa interrogazione sociale e politica sul nostro tempo. La sala presenta un tappeto sintetico di piante che cresce tra un’intricata rete radicolare di rame, isole raccordate tra loro da percorsi esperibili dal visitatore. La luce della stanza, artificiale e artificialmente pilotata, ne favorisce la crescita.

Per la mostra Parallel Universe (2012) Jules de Balincourt ha dipinto contemporaneamente alcune tavole che sono entrate in dialogo tra loro, risultato di uno stesso processo creativo. Queste opere possono essere lette come una mappa di parti liberamente intrecciate, tesa ad esplorare e registrare le relazioni che intercorrono tra rappresentazione, astrazione e gesto pittorico. Il lavoro di de Balincourt è imperniato sul concetto di polarità di forze e di energia, espresso attraverso un approccio alla pittura fortemente intuitivo.

Alessandro Pessoli Testa farfalla su matrice locomotiva, 2011 oil, enamel, spraypaint on canvas 195 x 300 cm © the artist Ph. Fredrik Nilsen

Alessandro Pessoli Testa farfalla su matrice locomotiva, 2011 oil, enamel, spraypaint on canvas 195 x 300 cm © the artist Ph. Fredrik Nilsen

Enoc Perez Casa Malaparte (Day), 2008 oil on canvas 234 x 366 cm © the artist Ph. Carlo Vannini

Enoc Perez Casa Malaparte (Day), 2008 oil on canvas 234 x 366 cm © the artist Ph. Carlo Vannini

Le tre grandi tele del 2011 di Alessandro Pessoli si richiamano evocativamente l’una con l’altra e assumono come matrice, come “fiamma pilota”, il complesso soggetto della Crocifissione. La pittura di Pessoli è eclettica, ricca di memorie e sedimentazioni storiche (dalla Metafisica, al Surrealismo, alla cultura visiva popolare) con le quali intrattiene un’adesione empatica, riuscendo perfettamente a interiorizzare il senso di una continuità nella storia dell’arte. In questo progetto immagini appartenenti a una tradizione iconografica religiosa si attualizzano e divengono portatrici di potenziali reinvenzioni figurali.

La sala di Evgeny Antufiev è un estratto di Twelve, wood, dolphin, knife, bowl, mask, crystal, bones and marble – fusion. Exploring materials (2013), grande e articolato percorso espositivo ideato dall’artista come un’esperienza percettiva di trasformazione per il visitatore, in cui materiali e oggetti abbandonano la loro identità per ri-entrare in una dimensione archetipica. Antufiev mette costantemente in opera una varietà di materiali – stoffa, cristalli, meteoriti, ossa, insetti, marmo, legno – e di oggetti apparentemente privi di correlazione tra loro, ma che si fondono all’interno delle sue installazioni con un processo che richiama le operazioni alchemiche e la pratica sciamanica.

Il fiume e le sue fonti, progetto concepito da Thomas Scheibitz nel 2011, include tre grandi tele astratte che evocano la scena e gli elementi plastici del teatro suprematista e del Bauhaus, e una scultura che appare come la versione monumentale di un geroglifico estrapolato da un linguaggio sconosciuto. Nella complessa struttura compositiva delle opere di Scheibitz i diversi elementi iconici alludono a trasposizioni astratte, para-geometriche, di figure e segni tratti dal deposito collettivo di immagini che la cultura visuale storica e i diversi media, dalla pubblicità al cinema, mettono oggi a disposizione.

Chantal Joffe Bumptious Mansions, 2014 oil on canvas 243,8 x 183,5 cm © the artist Ph. Dario Lasagni

Chantal Joffe Bumptious Mansions, 2014 oil on canvas 243,8 x 183,5 cm © the artist Ph. Dario Lasagni

Nel 2014 la Collezione ha presentato Ritratto di donne, che racchiudeva i progetti Moll di Chantal Joffe e Legami di Alessandra Ariatti, artiste che hanno concentrato la loro ricerca artistica sul ritratto, una tradizione figurale che ha percorso ininterrottamente l’arte dal Quattrocento a oggi.

Joffe rappresenta quasi ossessivamente una sola figura a tutto campo con pennellate estremamente sciolte, che fondono i dettagli del viso, dei vestiti e dell’ambiente in un unico flusso pittorico. In questo nucleo di lavori il soggetto è la nipote, all’epoca sedicenne, giunta a una età in cui la dimensione interiore è densa di sogni e al contempo di imperscrutabile mistero. Questa condizione esistenziale può essere estesa alla modalità in cui l’artista presenta in generale l’identità femminile, con una “ambiguità” che genera complessità.

Ariatti dipinge gruppi di figure che hanno una precisione  iper-fotografica, funzionale alla possibilità di sondarne la profondità psicologica e l’intensità di interrelazione umana. L’artista si sofferma essenzialmente sui volti e sull’accentuazione del loro costituirsi in un mini-nucleo sociale, sottolineato dal titolo generale che ha dato al suo gruppo di opere. Ciò che le interessa, nella pratica lentissima della sua pittura, è la possibilità di mettere in luce una relazione tra i soggetti delle opere e l’artista, generando un dialogo con lo spettatore.

Alessandra Ariatti Rosanna e Vanna. Le risorse del tempo, 2010-2014 oil on canvas 135 x 181 cm © the artist Ph. Dario Lasagni

Alessandra Ariatti Rosanna e Vanna. Le risorse del tempo, 2010-2014 oil on canvas 135 x 181 cm © the artist Ph. Dario Lasagni