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GIULIA CENCI

- Quali libri sono stati o sono in questo momento fondamentali per la tua ricerca?

La terra desolata (T.S.Elliot), il Monumento (Mark Strand), Memorie dal sottosuolo (Fëdor Michajlovič Dostoevskij), La Caduta (Albert Camus) Le fondamenta degli Incurabili (Brodsky), Argia nelle Città invisibili di Italo Calvino e Nel paese delle ultime cose di Auster.

Questi libri, i loro autori, hanno scavato laggiù, hanno affrontato l’ultima e più bassa superficie in cerca di risposte.

Il Monumento di Strand è invisibile poiché si erge all’inverso, sottoterra. Aprile nella terra desolata è il mese peggiore poiché ci inganna con false verità, lillà che crescono dalla terra morta. Lo spazio di Memorie dal sottosuolo è l’unico luogo vivibile per il creatore di romanzi, immagini e pensieri, poiché custode di vergogna e verità. Il mare del nord lungo le Coste di Amsterdam è crudele. Ricorda al  Signor Clemence le urla dell’omicidio sulla Senna. Un legame con quel gesto continuo che gli riappare come un’immagine tremolante emergendo dal profondo del mare per riverberarsi sulla superficie dell’acqua per il resto della sua vita. La bellezza disegnata dall’essere umano attraverso le architetture veneziane su riflette sui canali. Anche in questo caso la superficie distrugge l’oggetto d’osservazione di Brodsky. La complessità di queste elaborate facciate è instabile, il mare lo ha già cancellato via..

- C’è un libro che consiglieresti a un altro artista?

Martin Heidegger, L’arte e lo spazio.

- Come e quando si inserisce il momento della lettura nella tua pratica?

Sempre: in studio sono frammenti che si incastrano all’azione. Riflessioni, tratti, a volte la letteratura e la poesia fanno da sottofondo, lette dai loro stessi autori.
In modo costante nei momenti di riposo. Per chiudere un libro, devo essere lontano dallo studio.

Rubrica seguita da Lisa Andreani

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