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MARCO SCHIAVONE

Quali libri sono stati o sono in questo momento fondamentali per la tua ricerca?

In questo momento la lettura che mi accompagna è “Camminare” di Thoreau 1861. Un breve scritto che ho quasi terminato a dire la verità, è una lettura piacevole che può essere interpretata su vari livelli, potrebbe essere avvicinato come tematiche al suo precedente scritto “Walden ovvero vita nei boschi, 1854″ ma così non è, la consapevolezza acquisita negli anni lo porta a pensare che non basta vivere nella natura selvaggia per sentirsi più vicini ad essa, così si concentra sulla pratica del camminare, he non significa mettere un piede dopo l’altro, chi cammina ed intraprende un sentiero riesce a distaccarsi dalla realtà oggettiva e quotidiana ed arriva a guardare dentro di se. Una sorta di tabula rasa che lo porta in armonia con la natura circostante, cito testualmente: “camminatore è colui che riesce a realizzare un legame simbiotico con la natura tutta nel suo essere incontaminata e selvaggia”. Questa pratica che condivido mi porta a camminare molto nella ricerca delle mie fotografie in ambiente naturalistico e non, credo che lo stesso ragionamento si possa trasporre anche oggi nella frenesia della città, utilizzando ad esempio l’immagine di un’automobile come rappresentazione del vero e del tempo che viviamo. 

“Le parole e le cose” di Foucault 1866 è un altra lettura che sta stimolando molto la mia pratica attuale ed ho trovato molti collegamenti con un testo a cui sono molto affezionato che ha dato una chiave di volta al mio lavoro nel 2015 e mi ha portato a produrre la mostra “Qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcos’altro”. Si tratta di “Collected Papers, vol.2″ di Charles Sanders Peirce 1931-1966, che teorizza la semiosi illimitata.
C’è un libro che consiglieresti a un altro artista?
Non saprei, forse un libro che sentii consigliare durante una conferenza da Mario Cresci, quindi in realtà lo consiglia lui: “Arte torna Arte” di Luciano Fabro 1999. 
Come e quando si inserisce il momento della lettura nella tua pratica?

Dipende, alcune volte la lettura è stata cruciale per la mia produzione artistica, nel senso che mi ha ispirato alla costruzione di un lavoro specifico. Altre volte invece svolge una funzione di “mantenimento”, mi accompagna e mi libera dai pensieri più strutturati per portarmi ad un grado zero. Mi piace leggere anche romanzi come “Il ragazzo selvatico” di Paolo Cognetti 2013, e letture di vario genere per entrare in diversi immaginari e spesso mixare con più letture contemporaneamente, che poi è ciò che rigetto sulle immagini che produco, sono la somma di più scenari che nella vista di insieme ne creano ulteriori.

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Cit. dalla pubblicazione  di Osservatorio / Fondazione Prada in occasione della mostra di Stefano Graziani

Cit. dalla pubblicazione di Osservatorio / Fondazione Prada in occasione della mostra di Stefano Graziani

davRubrica seguita da Lisa Andreani