re-creatures: momenti performativi alla Pelanda, Roma

re-creatures è un invito alla condivisione pubblica, attraverso la strutturazione di un programma che prevede la partecipazione di artisti e artiste in un legame stretto e multiarticolato con i linguaggi eterogenei delle arti performative, “nella convinzione che la ricerca artistica e le pratiche discorsive e critiche siano gli strumenti più efficaci per superare le chiusure identitarie, attivare un dialogo (anche fra le diverse specie), evitare escalation conflittuali, elaborare la follia della distruttività umana.”
16 Giugno 2022
Dewei Dell re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo
mp5 con Sciarroni 30 re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo

Con re-creatures, a cura di Ilaria Mancia, le porte della Pelanda hanno aperto al pubblico con una serie di installazioni e momenti performativi – da marzo all’estate – con l’intento di attivare gli spazi del Mattatoio in sinergia con le attività di formazione, ricerca e produzione che vi si svolgono. re-creatures è un invito alla condivisione pubblica, attraverso la strutturazione di un programma che prevede la partecipazione di artisti e artiste in un legame stretto e multiarticolato con i linguaggi eterogenei delle arti performative, “nella convinzione che la ricerca artistica e le pratiche discorsive e critiche siano gli strumenti più efficaci per superare le chiusure identitarie, attivare un dialogo (anche fra le diverse specie),evitare escalation conflittuali, elaborare la follia della distruttività umana.”

Pas de Deux di Roberto Fassone – una ipnotica e ironica coreografia in forma di installazione video – e Black Med, Chapter IV, VII di Invernomuto sessioni di ascolto performative e dj set accompagnati da proiezioni, testi e racconti – hanno aperto le traiettorie del progetto nel mese di marzo, mentre le aperture di maggio (MP5 con Alessandro Sciarroni, Leone d’Oro alla carriera per la Danza alla Biennale di Venezia 2019; Dewey Dell; Marco Torrice; Motus; Industria Indipendente; Muna Mussie; Simone Aughterlony e Jen Rosenblit; Riccardo Benassi; Stine Janvin e Ula Sickle –  “si susseguono nel tentativo di creare un ambiente in cui i corpi, attraverso il loro stare, fanno, della loro presenza un “divenire-intenso”, una molteplicità in cui prende voce la differenza, il canto, il lamento, il rito”. Lo spazio di ricerca diviene un luogo permeabile alla sperimentazione, un ambiente in cui a confluire sono linguaggi diversi che risuonano all’unisono nel tentativo di dare forma all’invisibile, al rimosso e a tutte quelle necessità esperienziali in cui un corpo sensibile evoca infinite nuove immagini. Cercando di creare tangenze fra i diversi progetti, gli artisti e le artiste chiamati a partecipare hanno presentato opere prodotte nelle residenze di Prender-si cura, oppure dato continuità alla condivisione delle loro pratiche nel Master MAP_PA (Master in Arti Performative di Palaexpo e Accademia di Belle Arti di Roma) e nei laboratori gratuiti.

Due passaggi fondamentali della programmazione di maggio – You were nothing but the wind di Motus e Oblio, azione/installazione di Muna Mussie – esemplificano tutta l’eterogeneità di re-creatures, nella volontà di esplorare scenari in cui linguaggi diversi arrivano a una compiuta contaminazione, e a una decisa apertura verso una dinamica inclusiva nel rapporto con il pubblico.

Motus 25 re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo
Roberto Fassone 46 re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo

Con You were nothing but the wind, ideato e diretto da Daniela Nicolò, Enrico Casagrande e Silvia Calderoni, interpretato da Silvia Calderoni, con ambienti sonori di Demetrio Cecchitelli e suono di Enrico Casagrande, la performance ideata da Motus ha ricreato un desolante ambiente post-apocalittico e post-umano, scarno e immerso in un’oscurità parzialmente interrotta dalle stridule luci al neon che la illuminano, in cui una straordinaria Silvia Calderoni/Ecuba emerge lentamente da un cumulo di fogliame posto al centro dello spazio. O mia stirpe, vela gonfia di gloria che sbatte al sole, il vento cade e tu sprofondi: Tu non eri che vento. (Le Troiane di J.P. Sartre): i latrati, i suoni gutturali e viscerali emessi da Ecuba echeggiano nello spazio innescando una dinamica ritualistica imminente con il pubblico disposto in cerchio attorno alla performer. La catarsi, forma ancestrale di connessione con il mondo, tanto presente nel teatro dell’Antica Grecia, diviene uno strumento importante di immedesimazione diretta con le sofferenze atroci, i gemiti strazianti, il grido di rivalsa di Ecuba. È così che Motus – attraverso la incredibile performance di Silvia Calderoni, che investe voce e corpo protesi a connettersi in maniera viscerale e ripetuta, tenendo il pubblico con il fiato sospeso – articolano un discorso di senso che ruota attorno a un’altra lingua, ancestrale e ritualistica per l’appunto, una lingua che parla del mondo e dell’essere umano, una lingua che precede il linguaggio e lo proietta in una nuova dimensione, in cui i resti possono fare da tramite per l’apertura a nuovi e infiniti scenari. 

Oblio, azione/installazione di Muna Mussie – progetto nato a Torino in occasione della Biennale Democrazia 2021 a cura di Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e BHMF all’ interno della cornice Memory Matters – rappresenta un anti-monumento – nei giorni successivi all’azione i fruitori dell’installazione sono stati invitati ad attraversare il corridoio interno al muro e a sfilare il ricamo – un rito collettivo di costruzione e de-costruzione dei vuoti della memoria storica e privata attraverso la riappropriazione dello spazio pubblico. Chiamando in causa il diritto al pianto e al lamento, Mussie concepisce la pratica del ricamo come medium privilegiato per creare un muro della memoria, uno spazio condiviso che celebra l’oblio passato e presente affinché non sia eredità del futuro: “Il lamento è qui pensato come manifesto di una sinfonia corale, libero dal codice della lingua, del genere, dalla geografia e dai ruoli sociali e culturali; è un lamento che intesse e trapassa la trama del muro per accedere a mondi più sottili.”

ula sickle e stine janvin51 re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo
Riccardo Benassi re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo
muna mussie 38 re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo
Simone Aughterlony e Jen Rosenblit 41 re–creatures 2022, Mattatoio, Roma. Foto di Pietro Bertora©️2022 Azienda Speciale Palaexpo
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