Marsèlleria permanent exhibition copia

Marsèlleria permanent exhibition copia

Marsèlleria,  in collaborazione con FANTOM,  presenta “The Impossibile Works of Raed Yassin”: un legame senza dubbio interessante quello tra lo spazio no-profit tra i più attivi a Milano e il team di curatori ed editori FANTOM.  Nelle due serate di mercoledì 10 e giovedì 11 giugno, gli spazi in via Paullo 12/A ospitano rispettivamente la ongoing performance “The Impossible Works of Raed Yassin” – progetto che coinvolge i curatori Ilaria Bonacossa, Eva Fabbris e Francesco Garutti – e, il giorno dopo, (giovedi? 11 giugno dalle 20 alle 21), la performance sonora “Solo Double Bass”, sempre ideata da Raed Yassin.

“The Impossible Works of Raed Yassin riflette sulle modalita? di dialogo tra artista e curatore e ne esplora le potenzialita? collaborative, utilizzando la parola come medium per realizzare lavori “impossibili”. Attraverso un apparente ribaltamento di ruoli, anche gli spettatori diventano attori di un gioco di immaginazione e persuasione.”

Alcune domande all’artista Raed Yassin (Beirut, 1979)

ATP: Mi introduci la performance che presenti alla Marsèlleria?

Raed Yassin: The Impossible Works of Raed Yassin è una ongoing performance iniziata nel 2013. L’idea è nata dal mio rapporto con l’arte contemporanea, in relazione al contesto in cui sono cresciuto e in cui vivo, il Libano. Il primo approccio con l’arte è stato esclusivamente attraverso i libri, mai da un’esperienza diretta. Leggevo testi su lavori e performance, nella maggior parte dei casi senza foto, e quindi ero obbligato a immaginarli, a ricostruirli in questo modo. Più tardi ho iniziato a viaggiare e vedere i lavori di cui avevo letto. In particolare, per quanto riguarda performance e happening degli anni ’60 e ’70, una volta avuto accesso agli archivi video, nella maggiore parte dei casi rimanevo deluso. In quel momento ho iniziato a riflettere sul concetto di immaginazione e sulle sue potenzialità, e a lavorare su un’idea di performance che riconducesse alla mia stessa esperienza. Con “The Impossible Works of Raed Yassin” è come se piantassi il seme di un opera d’arte nell’immaginazione delle personeCon “The Impossible Works of Raed Yassin” è come se piantassi il seme di un opera d’arte nell’immaginazione delle persone.

ATP: Perchè sei interessato al dialogo come forma di relazione tra artista e curatore?

RY: Il mondo dell’arte contemporanea si è sviluppato molto velocemente nell’ultimo secolo e il curatore ne è diventato l’attore principale. La relazione tra artista e curatore è quindi oggi molto importante per lo sviluppo dell’arte in generale. In questo lavoro mi interessa affrontare il tema delle relazioni di potere e capovolgerne le posizioni. Questo capovolgimento provoca un disagio nella relazione e apre a nuovi interrogativi e modalità di dialogo.

ATP:  In cosa consiste la performance Solo Double Bass?

RY: In questo assolo non sono interessato alla melodia o all’armonia, ma ai colori del suono, alle vibrazioni fisiche e all’energia che si crea. Considero questo lavoro come una “scultura sonora”. Per preparare lo strumento utilizzo diversi oggetti, si tratta di un approccio molto personale, frutto di una tecnica estesa che ho sviluppato negli ultimi 10 anni e che coinvolge lo spazio e il contesto in cui mi trovo.

Raed Yassin - Solo double bass

Raed Yassin – Solo double bass

Marco Tagliafierro ha posto un paio di domande a FANTOM.

Marco Tagliafierro: Ritengo molto interessante il coinvolgimento diretto di un gruppo di teorici e curatori nella struttura di una performance. Su quanti e quali piani potrebbero dunque svilupparsi, a vostro modo di vedere, delle  proficue riverberazione tra l’artista e i teorici che resteranno comunque, a tutti gli effetti, curatori della performance?

FANTOM: Beh, nell’arte giornalisti, curatori e critici hanno anche il ruolo di spiegare il lavoro degli artisti, di fare un po’ quello che a scuola si chiamava la versione in prosa delle poesie. E ogni lavoro di traduzione è un lavoro di riscrittura, di reinvenzione. Più enigmatiche sono le opere, più elaborate le spiegazioni, più importante il ruolo di mediazione dei critici. E allora perchè non inventare spiegazioni e contenuti di lavori invisibili. Non inesistenti – sia chiaro – perchè nel momento in cui vengono raccontate, le opere esistono. E forse sono più ricche di significati di quelle visibili, perché chi ascolta contribuisce alla loro creazione e ognuno le immagina un po’ come vuole o come può. Questo lavoro di Yassin è aperto e ricco di riflessioni. A noi è piaciuto molto e abbiamo pensato di condividerlo.

Marco Tagliafierro: Pensate che questa performance possa contribuire ad una ridefinizione dei rapporti tra artista e curatore?

F: Una performance come questa mette in evidenza l’importanza della complicità di tutti nella creazione artistica, compresa quella del pubblico. Che alla fine è – o dovrebbe essere – il co-creatore conclusivo delle opere d’arte. The Impossible Works – come sottolinei giustamente – fa riflettere sulla distinzione dei ruoli, sulle figure dell’artista-curatore e del curatore-artista. Sulla funzione ancillare degli uni rispetto agli altri. E di tutti rispetto al sistema o al pubblico. Questo lavoro, che enfatizza l’aspetto performativo e creativo dell’essere curatore, vuol forse dire che l’artista per eccellenza alla fine è chi capisce. O forse no. È intorno a questi cortocircuito che a Fantom ci piace lavorare.

Raed Yassin,   Self Portraits with Foreign Fruits And Vegetables 2011 Archival Inkjet on Archival Fine Art Paper 52x70 cm

Raed Yassin, Self Portraits with Foreign Fruits And Vegetables 2011 Archival Inkjet on Archival Fine Art Paper 52×70 cm