Kristin Baker -Current Automation Matter, 2012
 Kristin Baker – Untitled, 2012
 Mai-Thu Perret – Untitled, 2012
 Mai-Thu Perret – Untitled, 2012
 Amanda Ross-Ho

Laura Owens
Per tutte le foto, courtesy Galleria Monica De Cardenas
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Tutta al femminile la collettiva presentata alla Galleria Monica De Cardenas, Pure Perception, a cura di Margherita Artoni che ha presentato le opere di Kristin Baker, Laura Owens, Mai-Thu Perret  e Amanda Ross-Ho. La scelta delle artiste è buona e direi che  le opere si relazionano con una cerca coerenza. Il tema non facile della pittura astratta è introdotto dalla giovane curatrice con un taglio filosofico e con citazioni dalla storia dell’arte.
Rievocando la ‘radice’ creativa di ogni opera d’arte – il colore, lo spazio, la struttura e la materia – Artori sceglie delle opere che corroborano un’idea dell’arte quasi trascendentale, in quanto abili nel rievocare o aspirare ad un linguaggio ‘altro’.
Sottolineando l’assenza della dicotomia linguistica tra significato e significante – com’è romantico rievocare il Ferdinand de Saussure, orami perso nei miei ricordi universitari –  la curatrice ci ricorda che non essendoci ambizioni rappresentative nei dipinti, il potere evocativo delle forme fine a se stesse è esponenziale. “Tuttavia, malgrado le apparenze, l’arte astratta non è un groviglio caotico che nasce dalla semplice omissione o distorsione della figura. Si tratta, piuttosto, di un “brodo primordiale” dalle proprietà essenziali a cui l’artista può attingere per elaborare il proprio codice espressivo”.
Anche se il testo alla fine risulta un po’ ampolloso, il succo del discorso comprova quanto sia vivace, multiforme, effervescente il mondo pittorico che, beffando i soggetti, si spinge a nominare sensazioni, atmosfere, concetti e idee solo grazie – appunto – a colori, forme e materia.
Di due artiste conoscevo l’opera. La vera scoperta è stata la serie di dipinti di Kristin Baker, le cui composizioni fatte di piani, sovrapposizioni, incastri, ‘tirate’ cromatiche e sbavature, mi sono piaciute molto. Il colore, delimitato e steso probabilmente grazie a spatole, crea nelle superfici effetti cangianti, trasparenti. Le forme frammentate ricorcano deflagrare di edifici, rotture di vetri.. qua e là forme morbide: forse piante, forse ombre di persone, muri, dell’acqua.
Altra bella sorpresa (anche se ne conoscevo il lavoro) Laura Owens che ha presentato un lavoro site-specific. Ha ricreato nella parte alta delle pareti di una stanza della galleria, una sorta di cornicione composto da tele lunghe e strette con sommarie rappresentazioni di motivi decorativi. Oltre alla sua pittura veloce e gestuale, tra una pennellata e l’altra, degli inserti ricamati che formano delle  croci o dei motivi lineari spezzati.
Cattura meno la mia attenzione Amanda Ross-Ho, mentre la ‘furbetta’ Mai-Thu Perret continua a giocare con stilemi del passato-presente. L’artista svizzera (di cui, nella sostanza, mi sfugge la poetica) presenta delle piccole tavolette con motivi geometrici, pallini, triangoli.. La sua ricerca pittorica mi interessa meno delle altre artiste, in quanto i suoi dipinti sembrano sfruttare poco le potenzialità espressive del mezzo pittorico spostando più l’attenzione su discorsi contenutistici di cui, ripeto, mi sfugge il senso.