Laura Cionci, Jellyfishpower, 2020. Courtesy of the artist

Testo di Alice Labor —

In questi giorni si sarebbe dovuta concludere la mostra Prove di R(i)esistenza a cura di Ilaria Conti presso la Fondazione Baruchello a Roma. Nonostante gli spazi fisici della Fondazione siano stati chiusi dai decreti ministeriali prima del termine, la mostra ha continuato a vivere creando spazi digitali di approfondimento, condivisione e incontro fino a divenire un’esposizione permanente online

Le pratiche di Laura Cionci (1980), Danilo Correale (1982), Salvatore Iaconesi (1973), Oriana Persico (1979) e takecare (2017) diventano guide di un possibile percorso trasformativo del vivere dei singoli all’interno di una comunità. Nel tentativo di “riformulare, reimmaginare le possibilità personali e politiche del modo in cui viviamo nella società contemporanea”, come racconta Ilaria Conti, il lavoro degli artisti, impegnati da anni nella creazione di processi orizzontali di lungo termine, invita a sperimentare in prima persona nuove pratiche del prendersi cura del sé e degli esseri viventi con cui ci relazioniamo in un constante rapporto di reciprocità e interdipendenza. 

Il senso della mostra si cela nelle parole di Adolfo Albán Achinte, pensatore e attivista colombiano, che, rifiutando una concezione di resistenza come mero opporsi a forze e agenti esterni, preferisce definire il termine come quella serie di “meccanismi che le comunità creano per inventare la vita quotidiana e il potere, mentre (…) si confrontano con il progetto egemonico”. In questo processo collettivo si creano nuovi modi di stare al mondo, scoprendo modalità di ri-esistere all’interno di un nuovo orizzonte condiviso di saperi e relazioni. 

Questa condivisione prende forma nello spazio della mostra fin dall’inizio attraverso la creazione di una biblioteca che accoglie il visitatore all’ingresso e consente di abitare lo spazio espositivo. I libri che hanno ispirato e segnato le pratiche dei vari artisti in mostra accolgono e accompagnano la ridefinizione di un orizzonte epistemico condiviso (alcuni dei titoli selezionati sono disponibili alla fine del booklet della mostra). La multidisciplinarietà delle ricerche da cui si genera il progetto espositivo emerge dalla varietà dei testi scelti che vanno dall’ecologia allo sciamanesimo, dalla botanica ai sogni, dalla biopolitica fino al pensiero decoloniale. La mostra e la sua biblioteca cercano così di riconfigurare una relazionalità e una dimensione pluriversale all’interno di un’istituzione.

Laura Cionci, Stato di Grazia : Moto Perpetuo (dettaglio), 2020, tecnica mista – Foto di Alessia Calzecchi
Danilo Correale, Reverie – On the Liberation from Work pt.1, 2017, video, suono, colore, 21’20’’ – Foto di Alessia Calzecchi

La ridefinizione del vivere di una comunità si realizza concretamente nella pratica di Laura Cionci che attraverso una serie di workshop partecipativi con alcuni abitanti del quartiere di Monteverde, in cui si trova la Fondazione, riportando al centro forme di sapere marginalizzate e creando una narrazione corale, esplorano la simbologia degli animali guida.
I segni acquarellati di queste presenze vengono a formare un ambiente circolare in cui il visitatore è invitato a stare su un tappeto di piante aromatiche e fitoterapiche che assorbono la percezione con i loro odori.
Il legame tra i diversi esseri viventi e le loro forme di conoscenza diviene così indissolubilmente unico e condiviso.
Come ricorda Laura Cionci “nel mondo animale come in quello vegetale troviamo un sistema di potere energetico che ha una sua forza specifica, in grado di aiutare l’essere umano a migliorarsi e a proteggersi nel processo di crescita e trasformazione”. 

Danilo Correale risponde invece all’intento della mostra attraverso la reimmaginazione di una società post-lavoro. All’interno di una sala dalle luci fluorescenti lo spettatore può stendersi e lasciarsi condurre in un breve percorso di ipnoterapia attraverso cui “sfuggire ai regimi distopici o totalitari del presente” lasciando che i colori, i suoni e le parole si prendano cura del suo corpo e della sua mente.
In questo processo di presa di coscienza politica, fisica e affettiva Reverie – On the Liberation from Work contribuisce a “definire nuovamente e dare nuovo significato alla vita in condizioni di dignità e autodeterminazione, fronteggiando la biopolitica che controlla, domina e mercifica i soggetti e la natura”. ( Adolfo Albán Achinte, Prácticas creativas de re-existencia, Ediciones del signo, 2006.)

Allo stesso modo, Data Meditations di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico consente di utilizzare la tecnologia come strumento di conoscenza e di creazione di relazioni profonde attraverso i dati prodotti quotidianamente dai partecipanti al progetto. Il centro di ricerca HER (Human Ecosystems Relazioni): She Loves Data, fondato a Roma dai due artisti, diviene “dispositivo per riunirsi intorno ai dati e creare nuove forme di attivazione, solidarietà, empatia, interconnessione e conoscenza”. 

Il progetto editoriale takecare a sua volta offre attraverso due installazioni sonore, una serie di pubblicazioni e un workshop stimoli per la ricerca sulla pratica della scrittura come tecnologia del sé, secondo l’espressione usata da Michel Foucault. Collaborando con PLSTCT e Marta Olivieri il progetto indaga le relazioni tra la scrittura, i corpi e l’ambiente in una dimensione ecologica, ridisegnando il senso delle relazioni sociali e naturali e riappropriandosi dello spazio corporeo e discorsivo. Un programma pubblico articolato e costituito da una serie di workshop, laboratori con bambini e tavole rotonde online e offline ha accompagnato tutto il percorso della mostra che si può ulteriormente approfondire qui dal minuto 15:00 attraverso un racconto di Ilaria Conti e Laura Cionci.

Biblioteca corale, Fondazione Baruchello – Foto di Alessia Calzecchi
takecare, #ONE, 2017, #TWO, 2017, #THREE, 2018, #FOUR, 2019, #FIVE, 2019 – Foto di Alessia Calzecchi
Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, Data Meditations, 2020, tecnica mista – Foto di Alessia Calzecchi