Loredana Di Lillo, Double Eye, 2012

Francesco Carone, Totem, 2012

Andrea Dojmi, Aftermath (Human nature feels like attacking us with its host unknown and inner forces), 2012

Fabrizio Prevedello, 1749, 2012

Stefania Galegati, Americans, 2012

Alessandro Sciaraffa, Nel Momento del Distacco, 2012

Marta Pierobon, Custode, 2012

Enzo Giordano, 2012

CCH, Anarchia Vitruviana, 2012

Igor Muroni, L’Amore quello Vero non Esiste più, 2012

Gianluca Malgeri, Domenica, 2012

Giovanni De Lazzari, Senza Titolo, 2012

Roberto Ago, Somewhere in Time, 2012

Vince la tredicesima edizione del Premio Cairo, una grande immagine in bianco e nero che ci mostra un volto di donna che  strabuzza gli occhi. L’autrice è   Loredana Di Lillo che, colta di sorpresa (ovviamente), tra le lacrime riceve il premio. L’opera ‘Double Eye’ è – da motivazioni dell’artista – “un racconto che guarda a temi apparentemente lontani eppure più che mai connessi: memoria intima e potere, violenza e mercificazione sono giocati con immediatezza.” Non sono percepibili da subito, a mio parere, questi temi, ma resta indubbia l’efficacia con cui l’artista ha scelto questa immagine: un volto femminile dagli occhi bistrati, su uno dei quali la Di Lillo ha applicato un occhio di bambola. Come afferma l’artista stessa: “Chi sta guardando chi? Noi, l’opera, oppure è quell’occhio gigante a congelarci nel ruolo di meri spettatori di fronte al mondo?”. 

Ottimo livello anche per molte altre opere in mostra. Penso al video di Igor Muroni, ‘L’Amore quello vero non esiste più’ – storia d’amore tra due barche nella laguna di Venezia -;  alla grande parete fotografica sulle analogie tra il crollo delle Torri Gemelle e una vasta iconografia di carattere storico, antropologico e sociologico di Roberto Ago; l’enigmatica ‘Anarchia Vitruviana’ di CCH sull’analogia tra il modello vitruviano e il rapporto tra individuo e potere; il ‘Totem’ di lastre di marmo di Francesco Carone; le surreali macchine paramilitari di Andrea Dojmi; la riflessione sulla donna contemporanea di Stefania Galegati; i sempre affascinanti quadri di Enzo Giordano (avrei tolto il cavallo a dondolo); la grande parete ‘fotocopiata’ di Gianluca Malgeri e il suo artista dormiente; le due sentinelle o la coppia di sculture ‘Custode’ di Marta Pierobon che ripensa alla figura mitologica del Cerbero; i paesaggi di Fabrizio Prevedello che ci mostra un originale punto di vista del Monte Sagro delle Alpi Apuane; gli esperimenti sonori interattivi di Alessandro Sciaraffa ecc..

C’erano molte altre opere che non sono riuscita a mettere a fuoco, per la calca, per l’irragionevolezza, o perchè semplicemente non ‘sulle mie corde’. Senza contare che non aiutava l’allestimento: alte pareti concepite come una piccola fiera di provincia con tanto di lettering e faretti puntati. Decisamente non funzionavano e a colpo d’occhio si aveva veramente la sensazione di essere in un corridoio di una fiera. 

La Giuria ha così motivato la scelta: “Vince il 13° Premio Cairo Loredana Di Lillo, con l’opera Double Eye, perchè riflette il senso dell’identità femminile legando il tema all’attualità, pur mantenendo un forte risvolto poetico”.

La giuria del Premio era composta da: Marco Bazzini, Direttore del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato; Michele Bonuomo, Direttore del mensile Arte; Gianluigi Colin, Art director del Corriere della Sera; Marco Enrico Giacomelli; Gianfranco Maraniello, Direttore di MAMbo Museo d’arte moderna di Bologna; Marco Pierini, Direttore della Galleria Civica di Modena; Patrizia Sandretto Re Rebaudengo; Presidente Fondazione Sandretto di Torino.