Nicola Genovese
Sabina Grasso
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Coppia ben ‘assortita’ quella presentata da Mars pochi giorni fa per la mostra Nibiru. Nicola Genovese e Sabina Grasso si sono incontrati e conosciuti proprio nel Artis Run Space milanese per condividere non solo lo spazio, ma anche le rispettive esperienze. Per l’occasione, il piccolo garage si è ‘allargato’ anche alla cucina adiacente, dove la Signora Fedra ha cotto per il giorno dell’opening del pollo fritto. Invitata da Sabina Grasso, questa performance godereccia e invitante, era una chiave di lettura del ragionamento interno/esterno, conosciuto/sconosciuto, domestico/straniero, Italia/mondo che l’artista ha inscritto nel progetto per Mars. Oltre al pollo… in cucina ha trovato spazio, nel Samsung ultrapiatto, il video di Sabina dove ha raccontato le strade deserte  che percorreva di notte quando era in residenza a Incheon, nel Sud della Corea. Il percorso riprende l’esterno delle case che Sabina immortala in una serie fotografica visibile all’interno di Mars. In alcuni scatti compare la stessa  artista  dentro alle case degli sconosciuti. L’artista mi racconta che la sua intenzione era quella di mettersi nei panni o meglio ‘prendere’ in posto dei padroni di casa. Ribaltando luoghi, persone, esperienze, non senza leggerezza – che in questo caso non guasta, anzi – l’artista trasforma Mars in una sorta di cucina dove stare assieme e condividere, in questo caso, un succulento pollo.
Sempre il tema della casa anima anche le opere di Nicola Genovese.  Alle pareti due ritagli di tappeti ‘cheap’ persiani. L’artista ha ritagliato delle forme geometriche seguendo un suo percorso decorativo. Gli faccio notare che, da lontano,   sembrano degli animali squartati. In mezzo alla stanza una ‘colonna infinita’ di  feltro. L’artista ha ritagliato in quadratini sempre più piccoli il  feltro che si utilizza  sotto i mobili per non strisciare i pavimenti.
Mentre guardo la mostra penso alla Signora Fedra che prepara il pollo fritto. Ma penso anche a  Heidegger, Schapiro e Derrida che si sono interrogati sul significato delle scarpe di Van Gogh – non in quanto simboli, ma bensì (s)oggetti, come rappresentazioni ulteriori – traendone un intera messe di riflessioni discordanti. Ma perchè Van Gogh, le scarpe e Derrida? Perchè ho una gran fame e sono le quasi le 20. Invece di aromi e profumi speziati, sento un odore fastidioso di gas e, prima di entrare, avevo accidentalmente sfogliato il libretto che accompagna la mostra. La prima immagine mostrava un paio di scarponcini che mi hanno ricordato, appunto, le scarpe di Van Gogh!!!
A proposti del cattivo odore…. Nicola Genovese mi spiega che nell’aria c’è un odore sintetico utlizzato dalle compagnie che distribuiscono metano per far sentire quando ci sono delle fughe di gas. Mi assicura che è innocuo… io, in ogni caso esco perchè mi sembra che mi giri la testa, mi prude la gola e non gli credo. 
Mentre mi racconta su come ha conosciuto e incontrato Sabina, mi porge un libretto prodotto in occasione della mostra. Diviso a metà raccoglie gli interventi dei due artisti. Mentre Sabina raccoglie del materiale sui luoghi della sua residenza coreana, Nicola raggruppa frustrazioni e desideri. L’artista mi racconta che tutte le immagini che vedo riguardano degli oggetti che avrebbe voluto comprare in rete, senza riuscirci. Gli chiedo se sta scherzando. Noto un pupazzo, una cartolina con un tramonto, un beretto… Mi dice che le persone sono matte. Gli do ragione.   Mentre torno a casa in metropolitana, leggo il breve racconto scritto a 4 mano di Francesco Ragazzi e Francesco Urbano. Parla di inettitudine, invidia, rabbia e amicizia. Con pertinenza, i due curatori-filosofi citano 3 dei miei libri preferiti, anzi 4: Gli indifferenti di Alberto Moravia e La Nausea di Jean-Paul Sartre, Oblomov di Ivan Alexandrovic Goncharov e Bartleby lo scrivano di Herman Melville.

 

  Francesco Ragazzi, Sabina Grasso e Francesco Urbano / Nicola Genovese e Sabina Grasso
La Signora Fedra mentre prepara il pollo fritto