• Galerie, Adriano Wolfert Jensen and Simon Asencio, HR copy
  • Hana Lee Erdman, Animal Companion
  • Kroot Juurak and Alex Bailey, Performance for Pets
  • Pavel Sterec, Gradient
  • Valentina Desideri, Polical Therapy

Dal 2 al 5 febbraio Bologna di ‘scatena’ offrendo ai tanti visitatori locali e non, una lunga lista di appuntamenti. Ad aizzare uno spettro così ampio di proposte, Arte Fiera, “da 42 anni autorevole fulcro del mercato dell’arte nazionale”. Dentro e fuori il quartiere fieristico si avvicendano gli appuntamenti, tra cui, tra i più interessanti segnaliamo lo ‘special project’ curato da Chiara Vecchiarelli, ‘Performing the Gallery’.
Parte di un programma più ampio diviso in sezioni – POLIS / Cinema, a cura di Mark Nash; POLIS / BBQ, coordinato da Mia D. Suppiej, dedicato agli spazi indipendenti – ‘Performing the Gallery’ “esplora le potenzialità operative della performance nel contesto culturale, politico ed economico del contemporaneo. Il progetto è realizzato in collaborazione con Galerie, una galleria immateriale che tratta esclusivamente opere d’arte immateriali, fondata dagli artisti Simon Asencio e Adriano Wilfert Jensen. Galerie propone una riflessione sul funzionamento e lo spettro di azione della galleria d’arte ai giorni d’oggi assumendone la forma, che interroga e della quale abbraccia i meccanismi per operare uno spostamento in direzione del processo artistico.
Ad Arte Fiera Galerie sarà presente con la versione performativa dello stand My Body is My Booth, in cui le opere rappresentate vengono performate dai galleristi per la durata della fiera.
Parallelamente, presenta The Intensive Curses, una serie di workshop aperti al pubblico e tenuti da artisti scelti tra quelli rappresentati, a rendere tangibile lo stretto legame tra la produzione di sapere e di valore. Il programma The Intensive Curses ha luogo in fiera e presso la Fondazione Collegio Artistico Venturoli dove è prodotto in collaborazione con Art City. Come la galleria, così il workshop si rivela un potenziale mezzo artistico.

Artisti e workshops —
- Galerie, My Body is My Booth (1 – 4 Feb, Arte Fiera)
– Valentina Desideri, Political Therapy (4 Feb, 14.00 – 17.00, Arte Fiera)
– Krõõt Juurak & Alex Bailey, Sleeping Workshop led by a dog (2 Feb, 14.00 – 15.00, Arte Fiera)
– Hana Lee Erdman, Animal Companion and Telepathic Elegance, (2 Feb – 3, 16.00 – 20.00, Collegio Venturoli)
– Pavel Sterec, Silver Academy (3 Feb, 14.00 – 17.00, Arte Fiera)

Hana Lee Erdman, Animal Companion

Hana Lee Erdman, Animal Companion

Segue l’intervista con Chiara Vecchiarelli —

ATP: Anche quest’anno segui un progetto parallelo ad Arte Fiera. Premesso che il taglio curatoriale sia sempre legato all’indagine e all’approfondimento sui linguaggi e le forme espressive dell’arte contemporanea, questa seconda edizione ha spostato il focus sulle ‘gallerie come medium artistico’. Mi racconti il cambiamento e i contenuti di questa edizione 2018 rispetto a quella dell’anno scorso?

Chiara Vecchiarelli: Curo gli Special Projects, un programma che l’anno scorso avevo dedicato a una esplorazione dell’artist lecture che presentavo come un medium artistico. Quest’anno ho voluto proseguire ampliando ulteriormente la nozione di medium artistico. È la galleria, ora, a funzionare come un potenziale medium artistico. Nel panorama di oggi le gallerie sono andate assumendo un ruolo inedito: soggetti in rapporto diretto sia con il mercato che con l’opera d’arte, abitano lo spazio tra l’uno e l’altra in una maniera che non sarebbe stata possibile prima. Innanzi tutto perché è cambiato il mercato: con la fine della convertibilità del dollaro in oro voluta da Nixon, la moneta ha potuto iniziare a fluttuare senza dover più corrispondere a un referente fisico. Questo ha creato lo spazio di anarchia che ha reso possibile la situazione nella quale ci troviamo oggi. L’opera d’arte, a sua volta, definisce un luogo in cui la determinazione di ogni cosa può essere interrogata e sospesa: qualcosa come un’anarchia, seppur di diversa natura da quella del mercato. L’insistenza sul valore dell’opera non è questione di morale. A ben vedere, non dice che questo: l’attrazione di un centro anarchico verso un altro. Questo spazio in cui opera e mercato si incontrano la forza poetica – nel senso della poiesis degli antichi – è superiore nell’opera.

ATP: Il progetto prevede una collaborazione con una galleria immateriale che tratta esclusivamente opere immateriali. Mi parli di come è iniziata questa collaborazione con Simon Asencio e Adriano Wilfert Jensen, i fondatori di questa realtà espositiva ‘immateriale?

CV: Ho posto Galerie al centro del programma di quest’anno creando una disposizione tale per cui, tengo a sottolineare, le altre performance fanno capo a Galerie. Tutto ciò che accade in Performing the Gallery parla dello spettro d’azione della galleria oggi e di come, in esso, possa aprirsi uno spazio di azione diretta da parte degli artisti. Coincidendo con la galleria, gli artisti danno forma alla sua azione in quanto pratica artistica: la informano. Per questo l’operazione che portiamo a Bologna quest’anno è importante. Dove sarebbe separazione e allontanamento di questo spazio di azione dalle pratiche artistiche, qui Galerie opera un ravvicinamento attraverso la performance. Così facendo, lavora sull’immaterialità per dirci che essa ha a che fare col corpo molto più di quanto crediamo. È questo rinnovato rapporto alla corporeità nel contesto di un’economia immateriale che restituisce all’opera la possibilità di pensare il valore come non già sempre disancorato dalla vita.
Adriano Wilfert Jensen e Simon Asencio sono degli artisti che seguo da tempo grazie alla mia frequentazione della scena della danza e della performance, che è il mondo dal quale provengono. È riflettendo a Galerie, il progetto che segna il loro ingresso nel mondo dell’arte contemporanea, che ho avuto l’idea di Performing the Gallery.

ATP: E quale riflessione intendete attuare con questo progetto sul ‘dispositivo-galleria’?

CV: Galerie è una galleria a tutti gli effetti ed è al tempo stesso un progetto artistico. Precisamente perché Galerie abita queste due dimensioni si situa nel punto esatto in cui una trasformazione è possibile. Abbiamo dunque discusso delle potenzialità del loro progetto e deciso di curare insieme una serie di workshop che avremmo presentato come un programma di Galerie. In un certo senso, si può dire che ho invitato Simon e Adriano a invitarmi come curatore… Adriano e Simon avevano già riflettuto su alcuni aspetti dell’attivià di una galleria con formati quali Group Show e The Publication e in seguito al mio invito a sviluppare ulteriormente la riflessione sullo spettro d’azione di una galleria hanno generosamente partecipato alla creazione di un programma di performance in forma di workshop he ha preso come titolo The Intensive Curses; c’è un crescente interesse da parte del mondo dell’arte per l’educazione — che funziona oggigiorno come un dispositivo di creazione del valore. Galerie, con il suo lavoro al tempo stesso sull’immaterialità e sul valore, si trova in un luogo d’elezione per riflettere su questo fenomeno che è recente nel mondo dell’arte di tale portata da segnalare un cambiamento di paradigma di ordine piùgenerale.

Kroot Juurak and Alex Bailey, Performance for Pets copy

Kroot Juurak and Alex Bailey, Performance for Pets

ATP: ‘Performing the Gallery’ prevede quindi dei workshop. In cosa consistono e a chi sono rivolti?

CV: Sì. Da una parte ci sarà Galerie con la sua attività fieristica di galleria, dall’altra i workshops presentati come programma della galleria. Simon Asencio e Adriano Wilfert Jensen, in quanto galleristi di Galerie, rappresenteranno le opere dei loro artisti questa volta non in uno stand fisico ma nella versione dematerializzata My Body is My Booth, performandole negli spazi di Arte Fiera. Al contempo, pressi la Fondazione Collegio Artistico Venturoli e nello spazio cinema di Arte Fiera avranno luogo le performance in foma di workshop di The Intensive Curses.
Il programma inizierà con Sleeping Workshop Led by a Dog di Krõõt Juurak & Alex Bailey: il workshop sarà tenuto da un cane —un alano di nome Lilo — a far segno verso il fatto che l’addomesticamento non è mai un processo unidirezionale ma opera nelle due direzioni; la relazione è trasformativa non solo per il cane ma anche per l’umano. Solo se si sarà compreso ciò sarà possibile concepire i rapporti tra specie al di là dei dualismi riduttivi quale quello uomo-animale. Se il cane ci insegnerà a sonnecchiare, è anche per dirci che la trasmissione di pratiche e saperi non deve essere pensata semplicemente come la produzione di un effetto, quindi nel senso del rapporto causa-effetto, ma come una trasformazione dalla portata più ampia. Sul piano del sapere ci dice inoltre che esso non deve essere inteso come un mero prodotto ma come un più complesso cambiamento di stato.
Hana Lee Erdman presenterà presso la Fondazione Collegio Artistico Ventiuroli il workshop Companionship and Telepathic Elegance nel quale applicherà principi che informano le relazioni interspeciste alle interazioni tra persone e tra persone e opere. Si tratterà di esplorare forme dello stare insieme non discorsive quali il tatto, la prossimità, la telepatia. I partecipanti al workshop, divenuti custodi del lavoro, saranno suscettibili di riattivarlo in altri tempi e luoghi proponendo a loro volta forme altre della vicinanza.
Sarà invece agli studenti di una particolare fascia di età, la terza età, che Pavel Sterec risolgerà il suo workshop Silver Academy. In esso verrà condivisa e discussa l’esperienza di un rapporto al sapere non predestinata a un uso lavorativo ma condotta per il piacere del rapporto stesso. In fine, Valentina Desideri proporrà la sua Political Therapy, una terapia che non si prefigge di curare alcunché, ma vuole dare spazio alle immagini e intuizioni che i problemi stessi posso suscitare e in ultima istanza creare.

ATP: Con quale criterio avete scelto gli artisti Valentina Desideri, Krõõt Juurak & Alex Bailey, Hana Lee Erdman e Pavel Sterec?

CV: A parte il fatto che tre di loro sono anche rappresentati da Galerie, che ne performerà le opere attivandole a Bologna dal primo al quattro febbraio, si tratta di artisti che lavorano, ciascuno secondo la propria poetica, con dispositivi volti alla trasmissione del sapere per lavorarli nella forma e nel contenuto. In questo senso la loro partecipazione segna una continuità con il programma dell’anno scorso, Time Specific Artist Lectures, Site Specific Artist Lectures, nel quale gli artisti hanno presentato opere performative in forma di conferenza, visita guidata e lezione — dispositivi di trasmissione del sapere di cui si appropriavano come di medium artistici per aprirne il potere immaginale. Quest’anno gli artisti non solo lavorano questi dispositivi: informano anche, grazie alla presenza di Galerie, la pratica della galleria d’arte.

Kroot Juurak and Alex Bailey, Sleeping Workshop Led by a Dog

Kroot Juurak and Alex Bailey, Sleeping Workshop Led by a Dog

Valentina Desideri, Political Therapy

Valentina Desideri, Political Therapy