Alessandra Spranzi,   Maraviglia,   installation  view - Courtesy P420 Bologna

Alessandra Spranzi, Maraviglia, installation view – Courtesy P420 Bologna

Nascosto, scoperto, ritrovato

Spesso accade che cio? che ci colpisce nel profondo non sia qualcosa di nuovo o qualcosa di grande, quel tipo di stupore lascia un’emozione momentanea, che tende a essere rimpiazzata da altre immagini magniloquenti. Cio? che invece colpisce il nostro profondo, che ci meraviglia per la semplicita? della propria essenza, e? l’immagine comune, la scoperta, quasi epifanica, di un oggetto, una scena, un dettaglio che e? sempre stato sotto i nostri occhi, ma che mai avevamo preso in considerazione, al quale ci leghiamo e sembra quasi d’obbligo dovervi ritornare con lo sguardo, o indagare la sua esistenza ed e? come se, nel momento in cui esso viene a mancare, ci si renda conto della sua importanza e del vuoto che lascia. Maraviglia si apre con questa sensazione, con la scoperta di un gesto manifesto.

Cosi? come le persone, gli oggetti che entrano a far parte delle nostre esistenze, giungono in un certo momento a essere obsoleti, una rottura, o la superfluita? della loro presenza ci porta spesso alla volonta? di disfarcene, abbandonando non solo la funzione intrinseca dell’oggetto, ma anche il suo valore affettivo, che sembra pero? non voler abbandonare la materia. Nel ciclo Vendesi di Spranzi questo richiamare il passato ritorna nella maniera piu? diretta, attraverso la ripresa di immagini utilizzate per la vendita di oggetti, di cui si sente la necessita? di liberarsi, ma che tramettono, passando di mano in mano, un valore accumulato nel tempo, valore sottolineato anche dalla scelta della stampa che evidenzia la grana della carta sulla quale le immagini originali furono stampate.

La volonta? di esulare dalla ragione primaria dell’immagine che viene scelta si riscontra anche nel ciclo Sortilegio, in cui la Spranzi, dopo aver preso alcune immagini di un manuale di fai da te, le riproduce fotograficamente soffermandosi su alcuni dettagli, le mani ad esempio, o l’inchiostro. Non e? il prodotto a essere al centro dell’attenzione, ma la lavorazione, il processo di trasformazione della materia, che da grezza, attraverso la manualita?, diventa oggetto. Il risultato non si coglie mai, sembra essere volutamente celato, a richiamare l’idea della magia che si sta compiendo.

La materia si plasma a formare combinazioni nuove e inaspettate anche in Obsoleto, in cui vecchi manuali o riviste, attraverso la tecnica del collage, vengono unite a delle polaroid che riproducono oggetti comuni, portando alla creazione di immagini nuove ma non stridenti. Guardandole ci si chiede quale possa essere il legame tra le parti e cio? che ne risulta saranno combinazioni sempre nuove, a seconda dell’occhio, a volte formali, altre di fantasia, altre ancora semantiche.

L’esposizione si conclude con un’opera che scopre il filo che lega la scelta dei pezzi, si tratta della riproduzione a mezzo fotografico di alcune parti di un dizionario edito da Hoepli nel 1927, al quale uno sconosciuto ha applicato delle modifiche. A seconda del caso, sono state aggiunte definizioni mancanti o migliorate quelle esistenti, un lavoro di precisione e completezza viene ricercato dall’autore del gesto. E? lo stesso processo che ci lega alla scoperta dei dettagli, il dettaglio muta il significato e per coglierlo a pieno si avverte la necessita? di guardarlo e riguardarlo, fino alla completa comprensione che, come nel caso del dizionario, e? ardua da raggiungere. Dalle parole dell’artista:

Maraviglia, la ripetizione della a come uno stupore ripetuto, o uno stupore del secondo sguardo. Chiudo gli occhi, li riapro, riguardo o ritrovo qualcosa che appare inaspettatamente nuovo.

Federica Colle

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Maraviglia di Alessandra Spranzi
Fino al 31 Gennaio 2015, P420, Bologna.

Alessandra  Spranzi,   Vendesi #237,   2007,   foto a colori su alluminio,   cm.30x45,   ed.of 3+2pda_2

Alessandra Spranzi, Vendesi #237, 2007, foto a colori su alluminio, cm.30×45, ed.of 3+2pda_2

Alessandra Spranzi,   Maraviglia,    installation view - Courtesy P420 Bologna

Alessandra Spranzi, Maraviglia, installation view – Courtesy P420 Bologna