Chiara Fumai, Chiara Fumai legge Valerie Solanas, 2013, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, 2021. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai, Astral Body, 2016, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, 2021. Foto © Ela Bialkowska.

Testo di Arianna Canalicchio —

“A male artist is a contradiction in terms”. Artista spiazzante e provocatoria Chiara Fumai è la protagonista della retrospettiva al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci curata da Milovan Farronato e Francesco Urbano Ragazzi con la collaborazione della direttrice del Centro, Cristiana Perrella. La mostra, intitolata Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007-2017, è visibile dal 8 maggio fino al 3 ottobre 2021 e nasce in collaborazione con il Centre d’Art Contemporain Genève, dove è stata presentata nel 2020, e con La Loge di Bruxelles e Casa Encendida di Madrid. 

La Fumai è un’artista che ha indagato a fondo i molteplici linguaggi performativi ma che ha sempre portato avanti l’intento programmatico di non documentare. “Da un lato voleva evitare che lo spettatore si facesse l’idea che la singolarità di un’esperienza vissuta fosse facilmente accessibile o replicabile” – ha raccontato il duo Francesco Urbano Ragazzi in un’intervista – “dall’altro voleva che le opere dal vivo vivessero e si amplificassero nell’eco di resoconti mediatici o informali”.
Talvolta ha tradotto i propri lavori in opere di altra natura, dando vita a dei collage, dei wall drawing o dei video, delle “reincarnazioni”, come le ha definite il curatore, che nel tempo sono state riunite e che oggi sono visibili nelle sale del Pecci. La retrospettiva ripercorre il suo lavoro in maniera didascalica e pressoché cronologica cominciando dalle performance del 2007 fino alle ultime realizzate prima della sua scomparsa. 

Entrando siamo immediatamente introdotti, in maniera quasi spiazzante, nel vivo del suo lavoro; nella prima sala troviamo infatti alcune scritte e disegni alle pareti e, distesi a terra, i 12 metri di fune cucita dalla Fumai con tende e vestiti durante i giorni di permanenza in cella. La Fumai nel 2008 prende parte insieme a un gruppo di artisti internazionali a una residenza che prevedeva la reclusione nel penitenziario Oostereiland a Hoorn in Olanda per circa un mese. In questi giorni, di cui vediamo alcuni brevi filmati dalle telecamere di sicurezza, l’artista escogita un piano di fuga e tesse la corda usando uno dopo l’altro i suoi vestiti fino a rimanere con soltanto una coperta, guadagnandosi il soprannome “The girl with the blanket” con cui oggi è chiamato il lavoro.

Le performance della Fumai sono cariche di contraddizioni e spesso dicotomiche, come I’m a Junkie del 2007 in cui sulle coste di Creta, indossando abiti tradizionali, intona un’angelica canzone popolare intitolata Eimal Prezakias. La voce in realtà è quella di Roza Eskenazy, famosa cantante di rebetiko, genere musicale folk greco di protesta sociale, e il testo della canzone, “Sono una drogata”, altro non è che un inno all’oppio. Il senso e il messaggio di ciò che sta cantando finiscono per rompere l’idillio visivo del video.

Chiara Fumai, The Girl with the Blanket, 2008, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai, Casa Museo, 2011-17 (dettaglio), veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai, Dogaressa Querini, Zalumma Agra, Dope Head, Annie Jones, Harry Houdini, Eusapia Palladino read Valerie Solanas, 2013, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.

La mostra prosegue con un’opera cardine del lavoro della Fumai: Chiara Fumai legge Valerie Solanas con la quale ha vinto il premio Furla nel 2013. L’artista legge il Manifesto SCUM (Society for Cutting Up Men), scritto dalla drammaturga e attivista americana Valerie Solanas nel 1967, con alle spalle la scritta “A male artist is a contradiction in terms”. Nell’impostazione del video prende invece spunto dallo spot con cui Silvio Berlusconi nel gennaio del 1994 aveva annunciato la sua discesa in campo. Il video è poi incorniciato da uno schema in cui scientificamente viene dimostrata l’inferiorità del sesso maschile. Ancora una volta ciò che vediamo e ciò che ascoltiamo prendono due strade completamente diverse e il testo capovolge la situazione. 

La Fumai si ribella al pregiudizio legato all’essere donna e urla con forza il suo femminismo anarchico. Propone dei temi di protesta sociale senza mai assumere un’attitudine moralizzante o un atteggiamento vittimistico, scegliendo di fare sue le parole di donne che prima di lei avevano espresso questi ideali. In molte delle sue performance tornano a vivere le voci di intellettuali come Carla Lonzi e Rosa Luxemburg, e figure che hanno usato la violenza e metodi anche illegali per farsi sentire, come Valerie Solanas o la terrorista Ulrike Marie Meinhof. Si cala fisicamente nei panni di donne disprezzate come “la bellezza circassa” Zalumma Agra e “la donna barbuta” Annie Jones, entrambe attrazioni del Circo Barnum, che fa dialogare nella performance The Moral Exhibition House presentata a dOCUEMENTA (13) o di Eusapia Palladino, medium che a fine ‘800 raggiunse grande fama fingendo di avere poteri soprannaturali e contro la quale si scaglia il criminologo Cesare Lombroso. 

Anche la sfera magico-esoterica è spesso presente nel lavoro della Fumai, proseguendo nella visita troviamo infatti Per Vas Nefandum, lavoro del 2016 in cui veste i panni di un predicatore che tramite argomentazioni teologiche e riferimenti all’apocalisse, condanna l’omosessualità. È un video onirico in cui si sovrappongono visioni, gesti, parole, riferimenti esoterici e storici che disorientano chi guarda. Nella stessa sala, proprio davanti al video, troviamo su un leggio la Bibbia, l’abito bianco e la parrucca usate dall’artista, che così esposti diventano oggetti di scena svelando la teatralità di quelle parole. The Book of Evil Spirits è invece una seduta spiritica in cui l’artista viene posseduta da molti dei suoi personaggi. Lo spettatore è libero di muoversi nella penombra dell’ambiente tra le candele, la sfera di cristallo e altri oggetti usati durante la seduta. In dialogo col video, ma rimanendo un’opera indipendente, quindici fotografie di una mano che si esprime con la lingua dei segni, scrivono sulla parete opposta: “Less light, my Dear”

La mostra traccia una chiara linea delle idee e dell’evoluzione creativa della Fumai e si conclude con il suo ultimo lavoro: Nico Fumai: Being Remixed. Si tratta della ricostruzione della mostra organizzata alla galleria Guido Costa Project di Torino e inaugurata postuma nel novembre del 2017. Nella sala una serie di vinili e copertine di album pendono dal soffitto mentre alle pareti corrono delle righe colorate e sono appesi altri dischi creando un’atmosfera molto dance che rimanda agli esordi dell’artista. Diventa così, con un altro paradosso, la sala più colorata e allegra dell’intera mostra nonostante segni la fine del lavoro dell’artista. 

Chiara Fumai. Poems I will never release 2007–2017
8 maggio— 3 ottobre 2021
A cura di Milovan Farronato e Francesco Urbano Ragazzi
in collaborazione con Cristiana Perrella
Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci

Chiara Fumai, The Moral Exhibition House, 2012 (dettaglio), veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai, The Moral Exhibition House, 2012, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, veduta della mostra al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, 2021. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, veduta della mostra al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, 2021. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai, La donna delinquente, 2011-2013, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai, Nico Fumai: Being Remixed: Fumai Memorabilia Installazione, 2017, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.
Chiara Fumai, There is Something You Should Know, 2010-2011, veduta dell’allestimento, Chiara Fumai. Poems I Will Never Release 2007–2017, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci. Foto © Ela Bialkowska.