Il luogo è chiuso, nascosto, misterioso. Dopo una lunga passeggiata lungo Karlsaue Park, ecco la grande e chimerica scenografie di Pierre Huyghe . Elementi e spazio prelevati da ere diverse nel tempo, sovrapposte o semplicemente sommate. Vero e falso, inganno e onestà si fondono per dar vita a una scnea cinematografica interrotta. Animato e inanimato, materia e viva e morta si rispecchiano l’una nell’altra, come l’artista Narciso che cerca sempre il laghetto nascono per rimirarsi non visto.

Senza raccontare una particolare storia, Huyge racconta: “There are antagonisms, associations, hospitality and hostility, corruption, separation and degeneration or collapse with no encounters. There are circumstance of complexities. There are rhythms, automatisms and accidents, invisible and continuous transformations, movimentes and processes but not choreography; sonorities and resonances but not polyphony. There is repetition, chemical reaction, reproduction, formation, and vitality, but the existance of a system is incertain. The rules are not distributed, there is no organization, no representation, no exhibition. There are rules but not policy.”

La testa oscurata da un alveare, sta sopra ad un inanimato corpo di donna che, silenziosa se ne sta distesa su un territorio opocalittico. Noi ad osservare che succede, ma a parte il soffiare di un piacevole venticelli, il volare delle api, il muoversi delle nuvole, l’oscillare di fiori ed erba..non succede nulla o, succede quasi tutto.

Non ho visto il cane bianco con la zampa rosa che si aggirava tra montagnette di terra durante l’opening. Ma l’ho immaginato. Potente la grande quercia ‘di Beuys’ sradicata.

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