• Piero Golia Intermission painting #53 red to gold 2014 EPS foam, hard coat and pigment 26 x 41 x 9 inches (66 x 104.1 x 22.9 cm) Photo by Rob McKeever Courtesy of Gagosian Gallery
  • Installation view Made in LA 2014 Hammer Museum, Los Angeles Foam Nose by Piero Golia in the background (first part of the Comedy of Craft) + foam pieces used to make Intermission Paintings by Piero Golia. Photo by Joshua White Courtesy of Gagosian Gallery
  • Piero Golia Intermission painting #49 silver to gold 2014 EPS foam, hard coat and pigment 60 x 48 x 7 inches (152.4 x 121.9 x 17.8 cm) Photo by Rob McKeever Courtesy of Gagosian Gallery
  • Piero Golia Intermission painting #6 cyan to purple 2014 EPS foam, hard coat and pigment 48 x 48 x 8 inches (121,9 x 121,9 x20,3cm) Photo by Rob McKeever Courtesy of Gagosian Gallery
  • Piero Golia Intermission painting #5 red to gold 2014 EPS foam, hard coat and pigment 95 x 50 x 9 inches (241.3 x 127 x 22.9 cm) Photo by Rob McKeever Courtesy of Gagosian Gallery
  • Piero Golia Portrait Photo by Gilda Aloisi Courtesy of Gagosian Gallery
  • Piero Golia Intermission painting #60 silver to gold 2014 EPS foam, hard coat and pigment 103 x 48 x 18 inches (261.6 x 121.9 x 45.7 cm) Photo by Rob McKeever Courtesy of Gagosian Gallery

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Inaugura stasera a Roma, alla Gagosian Gallery, la mostra personale di Piero Golia che raccoglie una serie di nuovi dipinti, Intermission Paintings (2014). La mostra si apre con una citazione che, nella bocca dell’artista – per chi lo conosce – suona un po’ come una canzonatura: “Non credo nell’arte come rappresentazione. Il mio lavoro appartiene alla realtà ed è influenzato dalla realtà”. Più che un ‘realista’ in senso enciclopedico (in altre parole, senza perdersi in discorsi sull’ “oggetto della conoscenza come esistente in sé, indipendentemente dall’attività conoscitiva”), Piero Golia è realista in senso fisico: conoscendo la sensatezza degli oggetti, preferisce raccontarli (istoriarli?), affabularne la consistenza, ingannandone i principi e le finalità. Nel suo lavoro, da sempre, sono in gioco concetti basilari come l’inganno, la rappresentazione, la teatralità, i luoghi comuni, i cliché, lo scontro tra l’originale e la copia, l’autenticità (professionale ed esistenziale), il ruolo identitario dell’artista, l’imposture dell’ “oggetto” arte.. e non ultima, l’onesta dell’artista che prova stupore di fronte alle cose della vita. Tanta roba? Forse c’è anche dell’altro.

Complesso nella sua disarmante ostentazione di ‘essere terra-terra’, sincero nell’affermare di essere nato sotto una ‘buona stella’, la più “grande” opera di Piero Golia è Piero Golia: il resto sono tutte storie da inventare e raccontare.

Alcune domande sulla sua ultima produzione, frutto del terzo atto di un processo che forse è ancora in divenire. (L’inizio è decisamente semi-serio, ma con Piero Golia sfido anche il più serio degli interlocutori a non scivolare dentro le grinfie ironiche dell’artista).

Per maggiori dettagli sulla mostra CS Piero Golia, Intermission Paintings – Gagosian Gallery

Piero Golia: “Io sono povero ma re, nessuno mi dice cosa fare”

ATP: E’ un citazione? Parliamo del tuo ultimo progetto alla Gagosian Gallery di Roma. Addirittura citi Gogol. Lo aveva citato anche William Kentridge in una sua grande mostra da Lia Rumma a Milano. In particolare, come te, citava il racconto del 1836 “Il naso”,  tratto dai Racconti di Pietroburgo. A quanto pare è una storia che affascina molto gli artisti.

PG: La vuoi la verità? Gogol l’ho letto quando avevo ancora i capelli. Qualche intellettuale a New York ha scritto la press release e l’ha messo lì. Io, ormai, non cito più niente. Ricorda: siamo artisti che cerchiamo di eccitare, non di citare.

ATP: Si potrebbe dire, dunque, che c’è un prima e un dopo “la caduta”. Anche riferito ai tuoi primissimi lavori.

PG: Picasso aveva i colori per definire i vari periodi della sua carriera. Di Golia c’è … il periodo pelato e quello non pelato.

ATP: Parlami un po’ di questa mostra importante, la prima in Italia alla Galleria Gagosian. Hai la sensazione un po’ di essere tornato a casa?

PG: Non dimentichiamoci che mi sono fatto 13 anni in “frontiera”…

ATP: Non lo dimentico, certo. C’è da dire, però, che ci sono tantissimi artisti che si fanno anche 20 anni in “frontiera”, dopo di che non sono arrivati in ogni caso da nessuna parte.

PG: Ci fu Cesare che una volta disse: “E’ tempo di tornare al Colosseo”. Non è tanto una questione di ritornare a casa… secondo me, gli anni ’80 sono finiti, l’energia degli yuppies si è esaurita. E’ l’epoca di tornarsene in campagna… Fortunatamente l’artista è un po’ come il monaco, non può fare ciò che vuole. (…)

ATP: Torniamo alla mostra che presenti a Roma.

PG: Ho concepito questo progetto in tre atti (non pensare che sono impazzito e che ho iniziato a creare le opere come Michelangelo). Con opera intendo ‘opera teatrale’. La teatralità della scultura che oggi non ha più senso come riproduzione. Oggi, volendo, si può realizzare una scultura con tre telefonate. Dunque la manualità, lo studio delle forme ecc. per molti versi è stato superato o esaurito. Ciò che mi interessa in questo lavoro è aprire la scultura come processo pubblico. Nel senso che la gente può vedere quello che fai e vivere l’esperienza. (…)  Ti devo rivelare che quando ho iniziato, neanche potevo immaginare che sarei arrivato a questo punto. Mi sento ‘milionario’ solo perché non lavoro! Mi ripeto spesso: “Signore ti ringrazio perché mi consenti di fare la vita che faccio”. Non insegno, non faccio il lavapiatti… questa è la mia carriera: smise di lavare i piatti (…) In realtà, tutti chiedono: “Perché hai fatto quel lavoro?” Per quei dieci minuti che stai “lì”… stai finendo qualcosa… e poi ti rendi conto che era quello che volevi fare da tutta una vita. Pensavo che l’unico aspetto interessante della scultura, dal mio punto di vista, fosse questo: cercare quel momento preciso che condensa questa consapevolezza. Individuare quel momento esatto e aprirlo al pubblico, in modo tale che le persone potessero vivere la scultura – e il suo farsi – come la vive un artista: per il puro piacere di farla.

ATP: Come è avvenuto il processo che ti ha portato alla realizzazione dei “Intermission Paintings”?

PG: Il primo atto si è svolto all’Hammer Museum in occasione della mostra “Made in L.A.” 2014, in cui ho realizzato in polistirolo espanso una replica a grandezza naturale del naso di George Washington scolpito nel Monte Rushmore in Sud Dakota. Il secondo atto ha avuto luogo durante la Biennale “Prospect 3” a New Orleans e ha visto una squadra di studenti d’arte locali creare uno stampo in gesso dalla replica in polistirolo. In questo progetto i musei diventano una scenografia del lavoro. Il primo atto si sintetizza con il fare la forma del naso in polistirolo ed esporlo in un museo per tre mesi poi, per attuare il secondo atto ho fatto spedire il naso in un nuovo museo dove ho fatto realizzare lo stesso naso in una forma in gomma e in gesso… e poi il terzo atto si attua con la colata di bronzo. Penso alla suggestione di vedere il rivolo di bronzo infuocato che va a riempire la forma… Mi è venuto in mente Kant quando dice che l’arte non è mai sublime perché una persona può amare la Gioconda ma un’altra invece no, mentre l’unico vero sublime è la calamità naturale. Lui fa l’esempio dell’eruzione di un vulcano come la fonte del sublime, che suscita bellezza, stupore, meraviglia e terrore al tempo stesso.

ATP: Perché questo titolo: “Intermission Paintings”?

PG: “Intermission” è da intendere come intermezzo, quello che succede tra il primo, il secondo e il terzo atto. Dunque queste opere nascono dagli “scarti”, da quel materiale che altrimenti si butterebbe via, però impreziositi da uno strato di colore… rendendoli “più belli”. Il mio è un tentativo di arricchire uno scarto che condensa un’azione, un processo condiviso. Non credo di ‘abbellire’, ma spero solo che siano dei resti che le persone conserveranno per custodire una memoria.

ATP: Ho sempre pensato, fin dai tuoi primi lavori, che tutte le tue opere contenessero delle storie. Non delle grandi storie, ma dei racconti anche minimi che tu ‘rivesti’ di una forma per renderli trasmissibili. Mi sbaglio?

PG: La narrativa diventa storia… gli oggetti muoiono.

ATP: Sì, avrò visto, sì e no, 4-5 tue opere in gallerie e musei. La maggior parte di quelle che hai prodotto le conosco come descrizioni in articoli e testi. Penso alla performance dove ti sei arrampicato su una palma, a quando sei sparito per settimane per comparire dall’altra parte dell’Oceano, alla sfera luminosa sopra i tetti di Los Angeles.. ecc.

La narrazione vale più di un’immagine.

Sì, mi sento come l’uomo cieco che racconta una storia…

Piero Golia Intermission painting #53 red to gold 2014 EPS foam, hard coat and pigment 26 x 41 x 9 inches (66 x 104.1 x 22.9 cm) Photo by Rob McKeever Courtesy of Gagosian Gallery

Piero Golia Intermission painting #53 red to gold 2014 EPS foam, hard coat and pigment 26 x 41 x 9 inches (66 x 104.1 x 22.9 cm) Photo by Rob McKeever Courtesy of Gagosian Gallery

PIERO GOLIA: Intermission Paintings

Tuesday, 9 June–Thursday, 30 July 2015

Gagosian Rome presents an exhibition of recent paintings by Piero Golia.

I don’t believe in art as representation. My work belongs to reality and it is affected by reality.

—Piero Golia

Golia constantly subverts the conventions of contemporary art through concept, form, and act. In January 2006, he vanished from New York City, leaving no trace of his plans or whereabouts, only to resurface three weeks later at the Royal Academy of Arts in Copenhagen to give a lecture on his own disappearance. In 2008 he responded to the standardized brief of art fair booths by compacting a full-size passenger bus down to the six-meter width of the assigned space. Luminous Sphere (2010), a mysterious glowing orb installed on the roof of the Standard Hotel on Sunset Boulevard, lights up only when he is in Los Angeles, like some sacred presence expressed in L.A. vernacular. In recent works, he presents his colleagues and artworks as miniature bronzes within studio maquettes, like modern-day Boîte-en-valises.

Golia’s Intermission Paintings (2014) are, to some extent, a byproduct of the first phase of his Comedy of Craft trilogy, a sculptural performance that he conceived in three acts and directed himself. (One can only speculate on the link to Gogol’s famous story “The Nose,” a satirical look at castration complex.) In the first act, produced during “Made in L.A.” at the Hammer Museum in 2014, Golia had an exact-scale replica carved in foam block of George Washington’s nose from Mount Rushmore in South Dakota. In the second act at “Prospect III New Orleans” later in the year, a team of local art students created a plaster mold from the foam replica. In the third and final performance, a bronze cast of the nose will be made from the plaster mold, forever associating America’s first President with the psychoanalytical symbol of primal male fear.

For the Intermission Paintings—made during a break between the first and second acts of the performative trilogy—Golia took foam offcuts from the initial phase of the Washington nose, embedded them in a hard layer of polymer, then painted them with iridescent nano-pigments used in security ink for printing bank notes. Noble vestiges of an irreverent action, incidental scraps are transformed into dynamic artifacts. The fortuitously formed panels evoke fractured, striated fossils; their story unfolds in rough edges and abrasions, which are preserved in remarkable colors that oscillate as the viewer moves around them—from red to gold, or silver to green. Within Golia’s self-reflexive epic, the Intermission Paintings represent a return to the studio and a new approach to painting born out of vicissitudes. Cultivating history, performance, and chance into mercurial relics, Golia continues to elicit meaning from the indifferent laws of chance.

Piero Golia was born in Naples, Italy in 1974. His work has been shown in major exhibitions in the United States and Europe, including “Uncertain States of America—American Art in the 3rd Millennium,” Serpentine Gallery, London (2006); “The Gold Standard,” P.S. 1 Contemporary Art Center, New York (2007); “Vesuvius,” Moderna Museet, Stockholm (2007); “The Nothing and the Being,” Museo Jumex, Mexico City (2009); California Biennial, Orange County Museum of Art (2010); “Artist’s Museum,” Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2010–11); “Premio Italia,” Museo MaXXi, Rome (2011); and “Made in L.A.,” Hammer Museum, Los Angeles (2014). Golia’s work was included in the 55th Venice Biennale (2013). In 2010 he had a solo show at the Stedelijk Museum, Amsterdam titled “Double Tumble or the Awesome Twins.”. He co-founded the Los Angeles-based Mountain School of Arts in 2005.

Installation view Made in LA 2014 Hammer Museum, Los Angeles Foam Nose by Piero Golia in the background (first part of the Comedy of Craft) + foam pieces used to make Intermission Paintings by Piero Golia. Photo by Joshua White Courtesy of Gagosian Gallery

Installation view Made in LA 2014 Hammer Museum, Los Angeles Foam Nose by Piero Golia in the background (first part of the Comedy of Craft) + foam pieces used to make Intermission Paintings by Piero Golia. Photo by Joshua White Courtesy of Gagosian Gallery