Oil Spill, 2006   – Courtesy of the artist and Lisson Gallery 
Ai Weiwei, Ghost Gu, 2007 – Courtesy the artist and Lisson Gallery
Marble Plate, 2010  – Courtesy the artist and Lisson Gallery
Oil Spill, 2006  – Installation view, Lisson Gallery, Milan 2012 – Courtesy of the artist and Lisson Gallery
Bubble, 2008 – Courtesy the artist and Lisson Gallery
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Affronto una mattinata piovosa e mi avvio alla presentazione della mostra di Ai Wei Wei alla Lisson gallery. Ho la fortuna di vedere la mostra con pochissime persone. Le grandi macchie d’olio, dei grandi e bagnatissimi Bubbles, due meloni, due vasi un grande piatto. Tutte le opere (o quasi, visto che c’è un solo lavoro in marmo finemente cesellato a mano, ‘Marbe Plate’), sono in ceramica, perfettamente lavorata e rifinita. 
L’artista tra i più chiaccherati, seguiti, contestati, osannati, riveriti, santificati, porta a Milano un omaggio alla materia ceramica, simbolo della lunga tradizione artigianale cinese. Chiedo, per pura curiosità, quanto costa un Bubble, 20.000 circa. Con i meloni le cifre salgono… 
Curiosa la scelta dei soggetti. Penso alle grandi macchie di petrolio che, in ceramica lavorata, ingannano per la verosomiglianza. Sembrano non solo ‘in’ petrolio ma sembrano anche confermare – in modo fin troppo palese – quanto l’artista continui imperterrito a voler contestare una società come la nostra che crede ancora nell’oro nero. Forse lui non voleva essere così banale.
Più delicato con le opere Ghost Gu, dove interpreta un particolare vaso del periodo Yuan (1279-1368) e porta l’attenzione sulla tematica del falso. 
Elegantissima – forse fin troppo – questa mostra sembra scorrere lentissima accanto alla vita, tutt’altro che calma, dell’artista cinese. Aspettiamo la prossima (irriverente) mossa di Wei Wei…
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