Pesce Khete,   detail from Untitled,   198x140cm,   Oilstick,   spray paint and artist tape on cotton paper,   2014,   courtesy the artist

Pesce Khete, detail from Untitled, 198x140cm, Oilstick, spray paint and artist tape on cotton paper, 2014, courtesy the artist

Lunedi 9 Giugno ha inaugurato There Should Be a List Somewhere, mostra personale di Pesce Khete negli spazi di Ex Elettrofonica a Roma.

Alcune domande all’artista.

ATP: Ciao Pesce, vorrei iniziare chiedendoti del titolo. A quale lista fai riferimento?

Pesce Khete: Il titolo, come sempre mi accade, ha una gestazione abbastanza naturale. E’ uno strano elemento che si inserisce quando i lavori da esporre sono già terminati, ma prima dell’allestimento, per ovvie necessità di comunicazione. Al titolo, quindi, ci si può pensare solo prima che la mostra sia realmente in piedi, ossia quando la si può solo immaginare. In questo senso è un azzardo, o meglio, una previsione. Al riparo come sempre da richiami didascalici, “There Should Be a List Somewhere” doveva nei miei pensieri introdurre uno stato d’animo, libero da preconcetti o da idee prefissate. La lista a cui mi riferisco è quindi una lista immaginaria, un file di idee ed esperienze acquisite in passato alle quali non ho voluto ricorrere nella lavorazione di questi dipinti, e alla quale non avrei voluto ricorrere nella fase dell’allestimento. “There Should Be a List Somewhere” è lo spaesamento, una tabula rasa da cui ripartire ogni volta, per quanto possibile, dalla quale spingersi al di là della propria altezza. Pittoricamente parlando, ho ragionato molto spesso negli ultimi anni a come aggirare alcuni cliché spaziali secondo cui ad esempio una linea orizzontale rimandi all’orizzonte, e un cerchio ed una linea orizzontale, ad un paesaggio. Da questo punto di vista, la mostra alla Ex-Elettrofonica approfondisce questo meccanismo e inconsciamente lo indaga; come in un rebus, tutto ciò che la mente riesce a catturare attraverso una rapida lettura semiotica viene messo in discussione dall’elemento subito accanto sulla parete, che re-insinua il dubbio lì dove voleva insediarsi la certezza. “Ci sarà una lista da qualche parte” è per questo un monito contro le rassicuranti convinzioni, ed è la prima frase che, la ricordo da quando ero piccolo, un amico di mio fratello disse risvegliandosi da un trauma cranico accorgendosi di non riconoscere gli amici che lo andavano a trovare all’ospedale dove era ricoverato.

Ribaltando per un attimo il punto di osservazione ed entrando nell’ottica dello spettatore, i lavori esposti ricompongono la lista ideale. Dipinti e fotografia sono la lista delle risposte alle domande che hanno preceduto l’allestimento della mostra.

ATP: Trovo lo spazio di Ex Elettrofonica molto caratterizzato e “difficile”. Vorrei sapere se ha influenzato in qualche modo la concezione e la gestazione dei lavori, e se si come.

PK: Ho ragionato per qualche minuto sulle parole di questa domanda. Credo di aver capito che la mia indecisione derivi dall’utilizzo del verbo “influenzare”, che non mi permette di dare una risposta secca. In generale, trovo che qualsiasi spazio potrebbe o dovrebbe influenzare in qualche modo la concezione dei lavori da esporre in mostra. Ammettendo senza fatica di conoscere invece personalmente artisti che non ragionano affatto site-specific, mi trovo costretto ad ammettere che questa sia per lo meno, o al momento, la mia posizione personale.

Sicuramente, lo spazio della Ex-Elettrofonica non ammette sconti, e chiunque sia chiamato a concepire un progetto al suo interno non può non partire da una profonda presa di coscienza di quella che è la sua struttura e la sua complessa personalità. Premesso ciò, nel mio caso la caratterizzazione di questo spazio è stata fonte di grande stimolo, e l’idea di proporre la mia soluzione al “problema” ha guidato inconsciamente le mie azioni. Preso dall’entusiasmo, uno spazio così forte mi portava inizialmente a ragionare sulla quantità, sull’effetto, ma ben presto ho cominciato a sentire che qualsiasi assecondamento o proseguimento formale dello spazio avrebbe costituito per me un segno di debolezza. Nei mesi precedenti la mostra, il gruppo di dipinti ha continuato quindi ad evolversi indipendentemente, seppur come dicevo, in una consapevole presa d’atto del luogo che li avrebbe accolti. Nessun cedimento formalista quindi, il concepimento del progetto di mostra si è ben presto trasformato per me in un atto di forza del cui esito mi ritengo molto soddisfatto, proprio perché uno dei miei obiettivi era quello di confrontarmi apertamente con le forme dell’architettura, mantenendo chiare e distinte mansioni e identità. Un discorso autonomo di fotografia e dipinti, un’interazione di sostanza e non scenografica dell’insieme.

Pesce Khete,   detail from Untitled,   221x171cm,   Oilstick,   acrylic,   spray paint and artist tape on cotton paper,   2014,   courtesy the artist

Pesce Khete, detail from Untitled, 221x171cm, Oilstick, acrylic, spray paint and artist tape on cotton paper, 2014, courtesy the artist

ATP: Assieme ai tuoi lavori pittorici usi esporre delle foto di grosso formato. C’è un rapporto tra queste foto e i dipinti? 

PK: L’idea di esporre la fotografia mi accompagna da qualche anno ormai. Nessun dogma, ma al momento una forte esigenza che vive in strettissima relazione con la pittura. Potrei dire che in qualche modo l’immagine fotografica generi direttamente il mio fare pittorico, nel senso che appropriandosi di ciò che intimamente le appartiene, ovvero della rappresentazione della realtà, il dipinto si svincoli da questa impellenza, permettendogli di affrancarsi e di liberarsi in una più o meno sostanziale “astrazione”. Per questo motivo, negli ultimi tempi è stato per me impossibile ragionare in maniera distinta a questi media. Come ho detto spesso, non credo di essere mai stato un “purista”; al contrario, nel tempo ho cominciato a provare scarso trasporto nel progettare una mostra fatta di soli dipinti, come se volessi evitare che l’esperienza dello spettatore si limitasse ad una lettura di un ovattato percorso pittorico. La fotografia è un elemento che sento profondamente coerente al mio lavoro quindi, anche a quello meno recente. La stampa di grandi dimensioni è stata una rivelazione per me, che ha colmato un grande vuoto e che come dicevo agisce alle basi del mio agire. E’ l’elemento aggiunto che anche io vedo fisicamente per la prima volta durante la fase di allestimento; momento di sorpresa ma anche di conferma di aspettative, avendone immaginato ruolo e impatto durante tutte le giornate passate in studio a dipingere. La foto rompe la congruenza di un mondo parallelo fatto di pittura, e chiude idealmente il corpo di lavori, in un sistema finalmente concluso e su diversi piani di lettura, interattivo.

Nel caso della mostra “There Should Be a List Somewhere”, la palestra di pool dance è principio e conclusione di un percorso in cui gli aspetti più puramente visivi, come l’associazione alla sfera ricorrente nei dipinti, o alla regolarità dello spazio completamente assente nell’architettura della galleria, non sono altro che i primi aspetti.

ATP: Quest’anno so che farai un solo show nello spazio “Barriera” di Torino. Puoi già darmi qualche anticipazione?

PK: La mostra inaugurerà verso la metà del prossimo mese di settembre, e sarà idealmente il momento conclusivo di un percorso cominciato l’anno scorso durante la residenza “Bivaccourbano” di Diogene anche se molti elementi verranno concepiti in questi due mesi estivi appositamente per gli ampi spazi di “Barriera”. Ci sarà una lista da qualche parte, no?

(Intervista di Matteo Mottin)

Fino al 30 Settembre.

exelettrofonica.com

Pesce Khete,   there should be a list somewhere,   Untitled,   221x171cm,   Oilstick,   acrylic,   spray paint and artist tape on cotton paper,   2014,   courtesy the artist

Pesce Khete, there should be a list somewhere, Untitled, 221x171cm, Oilstick, acrylic, spray paint and artist tape on cotton paper, 2014, courtesy the artist

Pesce Khete,   there should be a list somewhere,   Untitled,   221x171cm,   Oilstick,   acrylic,   spray paint and artist tape on cotton paper,   2014,   courtesy the artist

Pesce Khete, there should be a list somewhere, Untitled, 221x171cm, Oilstick, acrylic, spray paint and artist tape on cotton paper, 2014, courtesy the artist

Pesce Khete,   there should be a list somewhere,   Untitled,   198x140cm,   Oilstick,   spray paint and artist tape on cotton paper,   2014,   courtesy the artist

Pesce Khete, there should be a list somewhere, Untitled, 198x140cm, Oilstick, spray paint and artist tape on cotton paper, 2014, courtesy the artist

Pesce Khete,   there should be a list somewhere,   ex-elettrofonica,   courtesy the artist

Pesce Khete, there should be a list somewhere, ex-elettrofonica, courtesy the artist