Oggi pomeriggio 23 settembre, alle 17 ia  Palazzo Re Enzo e del Podestà (sala del Capitano) verrà presentato il catalogo del progetto  personal effectsonsale. Il catalogo verrà presentato ad Artelibro Festival del Libro d’Arte, Bologna. Interverranno i curatori del progetto: Francesco Calzolari, David Casini, Viola Emaldi, Irene Guzman, Valentina Rossi, Marco Scotti, Sissi. C atalogo ad edizione limitata, edito da Danilo Montanari Editore .  

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personal effectsonsale è un progetto espositivo che ha occupato per quattro giorni – dal 26 al 29 gennaio 2012 – il Padiglione L’ Esprit Nouveau di Le Corbusier a Bologna, mettendo in scena una prospettiva in dialogo con Arte Fiera, in corso a pochi metri di distanza, senza avere però la pretesa di affermare una verità sullo stato del mercato dell’arte, ma affrontandolo attraverso uno sguardo ironico e divertito.

personal effectsonsale è un’idea che nasce da un incontro informale di un gruppo di amici, artisti, curatori e operatori del settore, per cercare di raccontare gli artisti attraverso gli oggetti della loro quotidianità. Come un diario visivo, personal effectsonsale si introduce nell’universo privato degli artisti invitati.
Così, oltre duecentotrenta oggetti hanno affollato il Padiglione, tra souvenirs, archeologie di operazioni artistiche, strumenti di uso quotidiano o di lavoro e oggetti d’affezione in grado di offrire un punto di vista intimo ed inedito sull’identità degli artisti che li hanno posseduti, testimoniando opinioni, abitudini, preferenze, riferimenti artistici e culturali. Qui si inserisce uno scarto, una variante rappresentata da una dinamica ludica: tutti gli oggetti sono stati venduti al pubblico in forma anonima, al prezzo simbolico e ironico di 9.99 euro, così simile alle tante “offerte speciali”.
La paternità degli oggetti è stata svelata solo dopo l’atto dell’acquisto dell’oggetto stesso, con la consegna del certificato di autenticità firmato dall’artista.
Esattamente come in un mercatino delle pulci, abbiamo incoraggiato il visitatore ad aggirarsi negli spazi modello dell’abitare razionalista, nell’attesa di farsi conquistare dall’oggetto desiderato, o dell’intuizione che lo avrebbe portato a scoprire l’artista nascosto dietro allo schermo del quotidiano. Naturalmente nel cercare di “indovinare” la vita privata dell’artista, di leggere una connessione tra oggetto e lavoro artistico, si sono verificate anche dinamiche diametralmente opposte: gli oggetti sono stati venduti per la loro qualità intrinseca, per il loro fascino, per i significati che a questi si andavano sovrapponendo. Gli artisti stessi, consapevoli dello svolgimento del gioco, si sono divertiti ad esporre oggetti legati alla propria poetica, come la targa FIAT e la banconota di Cuoghi Corsello, il cilindro “ispiratore” di Italo Zuffi e il Blackberry con pennello di Miltos Manetas. Altri hanno scelto di mettere in scena operazioni al limite del concettuale come Jonathan Monk – i suoi “Sixty minutes of nothing” sono una chiara citazione da John Cage – e Claude Closky, che hanno mandato oggetti ordinari rivelandone il fine all’interno del certificato. La zona prettamente personale ritorna invece negli oggetti donati da Francesco Arena, Luca Trevisani e Simone Tosca, ma anche nel pigiama di Nico Vascellari e nella selezione musicale delle canzoni preferite dell’anno di Riccardo Benassi.

Lo sguardo sull’usato e sull’estetica del second hand è quello su cui invece hanno insistito Enrico Vezzi con una serie di oggetti vintage, oppure Marco Raparelli con il Godzilla in plastica, ma ritorna allo stesso modo nell’edizione di Playmen di goldiechiari e nell’hamburger-peluche di Marc Dion, con il quale dà voce al suo cane e al suo diritto di possedere oggetti, allineandosi ad una ricerca citazionista del ludico come può essere quella di Alvise Bittente e Lorenzo Scotto di Luzio.

Questo scenario di oggetti personali ed intimi aziona un indice voyeuristico caratteristico della nostra società, ossessione, desiderio di conoscere e sapere la parte profonda delle persone, dalla loro immagine pubblica a quella privata, ricercandola appunto nel feticcio artistico.

Mostrare ed esporre l’oggetto oltre la propria funzione vuole ovviamente anche giocare con il ruolo che il feticcio viene ad assumere nell’arte contemporanea, con certe forme del collezionismo come con un sistema degli oggetti. Una messa in scena di quelle qualità che Baudrilllard definisce storialità e autenticità degli oggetti, una categoria opposta alla funzionalità – in un contesto però che era stato progettato come utopia degli spazi dell’abitare, con “l’equipaggiamento” di Le Corbusier che è prestato come contenitore di oggetti di molteplice provenienza – e un aspetto intrinseco alla mania del collezionismo, “oggetti unici, barocchi, folkloristici, esotici, antichi” che “sembra che contraddicano alle esigenze del calcolo funzionale per rispondere a un diverso bisogno: testimonianza, ricordo, nostalgia, evasione” 1.

D’altra parte è una questione tanto estetica quanto relazionale: già Bourriaud notava come nell’arte degli anni duemila “il modello visivo dominante si avvicina a quello di un mercato all’aperto, al bazar, al souk,
una raccolta temporanea e nomadica di materiali precari o di prodotti di diversa provenienza. Il riciclaggio (un metodo) e la disposizione caotica (un’estetica) hanno sostituito matrici formali quali lo shopping, la vetrina e la scaffalatura” 2. personal effectsonsale uscendo dallo schema dell’operazione artistica ha voluto rappresentare un mercato – ma nell’accezione di Bourriad appunto – un mercato formato da contributi multipli e individuali che favoriscono i rapporti umani e di agglomerazione.

FRANCEsCO CALZOLARI / DAVID CAsINI / VIOLA EMALDI / IRENE gUZMAN /
VALENTINA ROssI / MARCO sCOTTI / sIssI

note
1. J. Baudrillard, Le sysème dès objets, Èditions gallimard, Paris, 1968, ed italiana consultata Bompiani, Milano, 2004 p. 95.
2. N. Bourriaud, Post Prodution, La culture comme scénario: comment l’art reprogramme le monde contemporain, Les presses du réel, Dijon, 2002,
ed italiana consultata Postmediabooks, Milano, 2004