Laurie Anderson at PAC – Installation view – The Record Of The Time, 2003, PAC Milano
Laurie Anderson – Performance at PAC, The Record Of The Time – 2003, PAC Milano

Testo di Davide Pirovano —

Il 2 luglio riapre finalmente il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, tornando ad accogliere i visitatori con un’estesa PERFORMING PAC prevista dal 2 luglio fino al 13 settembre. La terza edizione 2020 della rassegna, che si auspica di analizzate una tematica propria degli studi delle arti visive contemporanee, prende il nome di MADE of SOUND. L’edizione, curata e ideata dal Comitato Scientifico*, come si può intuire dal titolo, prevede l’analisi del ricorrente rapporto che si instaura tra arte e musica. L’iniziativa comprende l’esposizione di opere video, materiali d’archivio, interventi di artisti, critici e curatori, con l’auspicio di evidenziare ed esplorare la rete trasversale che si forma nella ricerca artistica contemporanea tra le due discipline. La relazione suono-immagine è un’interazione che torna e si articola nel corso della storia in maniera sempre differente. Come vivono questa interdipendenza gli artisti visivi contemporanei?

Tra gli altri coinvolti, emerge Laurie Anderson, icona dell’arte multimediale, a cui il PAC rende omaggio con la proiezione del video della performance realizzata nel 2003 negli spazi del Padiglione all’interno dell’antologica “The Record of the Time” curata da Jean Hubert Matrtin e Thierry Raspail. Occasione dove l’artista sperimenta proprio sulla visibità e il suono, affermando: “mi sono concentrata soprattutto sulla musica e sulla performance. Ho sempre combinato diverse forme artistiche. […] Le opere presentate nella mostra The Record of the Time riflettono soprattutto il lavoro che ho fatto con il suono e il rumore”.
Durante il mese di luglio inoltre, sarà proiettato anche il lungometraggio “Heart of a dog” (2015) sempre di Laurie Anderson, in collaborazione con la Cineteca Italiana. Un viaggio intimo con la cagnolina Lolabelle sul significato di memoria, perdita e amore.

Jeremy Deller and Nick Abrahams Our Hobby is Depeche Mode 2006 Production still showing Depeche Mode fans in Tehran, Iran Courtesy the artists and The Modern Institute/Toby Webster Ltd, Glasgow Photo Jeremy Deller
Jeremy Deller and Nick Abrahams Our Hobby is Depeche Mode 2006 Production still showing Depeche Mode fan David Granzow at Hansa Studios, Berlin Courtesy the artists and The Modern Institute/Toby Webster Ltd, Glasgow Photo Jeremy Deller

Nell’esposizione invece, sono coinvolti 5 artisti, che seppur in maniera differente utilizzano e integrano le due discipline all’interno della propria produzione.
“The sky is falling” (2017) è il film di Barbara and Ale (Barbara Ceriani Basilico e Alessandro Mancassola), nel quale il vibrafono di Elio Marchesini, percussionista e membro del Divertimento Ensemble, è suonato su un lago ghiacciato tra montagne innevate. La vibrazione del metallo entra così in diretto dialogo con l’ambiente, cercando una resistenza alle folate continuative, con il musicista che non perde il controllo.

“Our Hobby Is Depeche Mode” (2006) di Jeremy Deller, in collaborazione con Nicholas Abrahams, immortala la fanbase della band britannica. L’artista documenta gli appassionati di diverse parte del mondo, Messico, USA, Germania, Romania, Brasile, Canada e Russia. È analizzato il comportamento disordinato, caotico ed imprevedibile dei fan. Appropriandosi della band, che in qualche modo ha cercato di costruirsi delicatamente un’immagine poi brandizzata, il loro atteggiamento spesso interrompe quell’immagine commerciale accurata.

“Generare Corpi Celesti – Esercizi di Stile” (2020) di Pamela Diamante, è un’installazione inedita che analizza il rapporto tra la visione antropocentrica e l’infinito. L’opera è una collaborazione con il compositore Malasomma, il quale scompone e trasforma in musica delle parole di Paolo, ipovedente, che racconta dell’emozionante sensazione di poter ammirare le stesse; di Antonio, non vedente dalla nascita, che ha raffigurato un cielo stellato su due grandi tele, ma che non ha mai potuto osservare.

In “Vers l’Europa deserta, Terra Incognita” (2017) di Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi), gli artisti si muovono in periferie francesi e italiane, esplorando da vicino i modelli di auto-rappresentazione propri delle culture giovanili suburbane dell’Europa. La scena è vista attraverso la formula del videoclip, le storie di Instagram e di Snapchat, nuovi giovani sguardi sul reale.

Nell’opera di João Onofre, artista portoghese, un’adolescente intona la melodia “La Nuit n’en Finit Plus” di Petula Clark in downtempo a cappella, in una buca nel terreno di una prateria. L’opera si intitola “Untitled (N’en Finit Plus)” (2010-11) e indaga sul tema dell’appropriazione, caratteristica sia della musica pop, che della pratica artistica, cercando così una sovrapposizione dei due mondi.

Nick Abrahams
Pamela Diamante GENERARE CORPI CELESTI – ESERCIZI DI STILE 2020 Video still Courtesy Galleria Gilda Lavia

Inoltre, nella project room è esposta una selezione di videoclip musicali dei sette tra i più importanti registi contemporanei, ovvero: Anton Corbijn, Chirs Cunnningham, Jonathan Glazer, Michel Gondry, Spike Jonze, Mark Romanek, Stephane Sednaoui. Nei lavori di quest’ultimi, l’arte si insinua nell’universo della musica pop e rock.

Il parterre ospita invece l’installazione “Pile à CD (Pila di CD / Pila da cedere)” di Marie Cérisier, con la quale costruisce la sua memoria personale e immaginaria in un bilico “sonoro”, tra “équilibre” e “déséquilibre”.

Sono infine previsti numerosi appuntamenti con il pubblico per confrontarsi sulla tematica trattata, come #performance in live streaming sul canale YouTube del PAC l’11 settembre alle 21.00, di Invernomuto, come quarto capitolo di “Black Med”, dj set con proiezioni che intercettano le traiettorie dei suoni che attraversano il Mediterraneo. #talk, sempre sul canale YouTube del PAC, sabato 12 settembre ore 18.00 con Andrea Lissoni, Senior Curatori international Art (Film) presso la Tate Modern (2014-2020), da poco Direttore del Haus der Kunst di Monaco, in dialogo con Invernomuto e Iolanda Ratti, conservatore del Museo del Novecento. #music, con una playlist creata sul canale Spotify del PAC, dove curatori e artisti condivideranno la personale classifica di 5 brani. #familylab, un family lab digitale dedicato al rapporto tra arte e musica.

* Ferran Barenblit, direttore del MACBA di Barcellona; Silvia Bignami, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università degli Studi di Milano; Emanuela De Cecco, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bolzano; Iolanda Ratti, conservatrice del Museo del Novecento di Milano; Diego Sileo, curatore del PAC.

João Onofre Untitled (N’en Finit Plus) 2010-11 Video still Courtesy Cristina Guerra Contemporary Art Copyright © João Onofre 2010-11
Barbara and Ale The sky is falling 2017 Video still Courtesy the artists
Invernomuto Dans la Légende, Paris 2017 Inkjet print Courtesy the artists and Pinksummer, Genova