Juliette Blightman, Now, Soon, Wait - Isabella Bortolozzi - Per4m, Artissima 2016

Juliette Blightman, Now, Soon, Wait – Isabella Bortolozzi – Per4m, Artissima 2016

Juliette Blightman, Now, Soon, Wait - Isabella Bortolozzi - Per4m, Artissima 2016

Juliette Blightman, Now, Soon, Wait – Isabella Bortolozzi – Per4m, Artissima 2016

Isabella Bortolozzi —  Juliette Blightman, Now, Soon, Wait

Il premio Prix K-way dell’edizione 2016 della sezione Per4m è stato assegnato alla giovane artista inglese  Juliette Blightman presentata dalla galleria berlinese Isabella Bortolozzi. Con Now, Soon, Wait, ad eseguire la performance è lo stesso pubblico di Artissima, la cui attenzione è stata messa in discussione dalla proiezione di un video composto da immagini, testi, disegni, footage e fotografie. È un tipo di operazione  ambigua, ci si interroga su cosa sia una performance e se effettivamente si possa chiamare tale la proiezione di un video. È inusuale per il pubblico dell’arte pensare che la semplice visione di un video possa consistere in una performance, forse il senso di questo lavoro  sta proprio in questa provocazione. Il pubblico secondo la Blightman si dovrebbe sentire chiamato in prima persona a vivere un’opera non come puro spettatore, ma come attore. Il contesto fieristico non si presta a un’attenta osservazione delle opere: il pubblico, in quei giorni, sperimenta un sovraccarico d’immagini e informazioni che può generare stanchezza e confusione. Ci si ritrova incapaci di selezionare e ricordare quanto si è visto. L’artista interviene proprio su questi punti critici e attiva un discorso legato alla memoria e ai residui dei momenti che siamo in grado di registrare, tutto questo attraverso un video che mostra una moltitudine d’immagini legate alla storia dell’arte, alla letteratura o alla vita quotidiana. Questa procedura è usuale nel lavoro di Juliette Blightman, che utilizza spesso le tematiche legate alla memoria attraverso la giustapposizione delle immagini, alla stregua del collage e grazie all’utilizzo di differenti linguaggi tra cui la fotografia, la pittura e il video.
Oltre al tema della memoria, s’inserisce nel discorso dell’artista la riflessione su come un corpo abiti uno spazio preciso in un dato tempo. Ogni corpo abita lo spazio/tempo spesso condiviso ma, nonostante ciò, ognuno occupa una precisa ed esclusiva porzione di spazio e allo stesso modo ognuno è portatore di una memoria esclusiva e al tempo stesso condivisa. Spazio, tempo e memoria sono i cardini attorno cui ruota l’intervento di Juliette Blightman, che interviene sullo spazio e sul momento della fiera problematizzandolo e riflettendo proprio sui suoi distorti meccanismi.

Ruth Proctor - Rain Storm © Filippo Alfero ARTISSIMA 2016 Torino

Ruth Proctor – Rain Storm © Filippo Alfero ARTISSIMA 2016, Torino

Ruth Proctor - Rain Storm © Filippo Alfero ARTISSIMA 2016 Torino

Ruth Proctor – Rain Storm © Filippo Alfero, ARTISSIMA 2016, Torino

Norma Mangione — Ruth Proctor, Rain storm inside the fair

Dare al pubblico di Artissima la possibilità di vivere un’esperienza inattesa è l’obiettivo della giovane artista inglese Ruth Proctor, oramai da tempo in casa Norma Mangione. Rain storm inside the fair è un progetto pensato appositamente per l’occasione. Tra gli stand della fiera si è aggirato un gruppo di persone che marciando in gruppo hanno simulato con i piedi il rumore della pioggia. Il suono simulato della pioggia ha suscitato la suggestione di un temporale che si avvicina da un luogo lontano. Usare elementi legati alla natura – cose percepite come accadimenti inaspettati e dirompenti – è usuale nel lavoro di Ruth Proctor, che fa della performance l’elemento principale della sua ricerca artistica. L’elemento centrale di Rain storm inside the fair è certamente l’utilizzo della ripetizione del gesto, in questo caso, il movimento dei piedi del gruppo di persone che eseguono la performance.
La poetica di Ruth Proctor prende spesso spunto dal mondo del teatro, la stessa ripetizione del gesto corporeo di Rain storm inside the fair diviene il fulcro del lavoro della Proctor e mezzo per creare un risultato estemporaneo. Le sue opere sono quasi sempre site-specific e inglobano elementi e oggetti preesistenti. L’elemento della pioggia, così importate in questo lavoro, conferma ancora una volta l’attenzione e l’interesse che l’artista ha nell’esplorazione degli attimi fuggenti e nella sua volontà di voler catturare, anche se in modo temporaneo, questi istanti. Spesso i sui lavori celebrano l’effimero e conducono a una riflessione sul concetto che nulla dura per sempre.

Marinella Senatore, There is more than one way to be a Partisan, 2016

Marinella Senatore, There is more than one way to be a Partisan, 2016

Marinella Senatore, There is more than one way to be a Partisan, 2016

Marinella Senatore, There is more than one way to be a Partisan, 2016

Laveronica — Marinella Senatore, There Is More Than One Way To Be A Partisan

There Is More Than One Way To Be A Partisan è il progetto pensato per Per4m da Marinella Senatore, artista invitata dalla galleria Laveronica di Modica.  Un corteo costituito da una banda e delle majorette è partito dallo stand della galleria e ha sfilato per la fiera fino a raggiungere il Coro di Micene, nel piazzale fuori l’Oval. Marinella Senatore ha invitato per l’occasione diversi performer professionisti e non professionisti coinvolgendo il noto coro milanese, il Coro di Micene, gruppo di appassionati che da più di dieci anni continua a fare del canto uno strumento di lotta sociale, avendo come repertorio musicale i canti popolari e di lotta di tutto il mondo.
Il coro, i performer, i ballerini, il pubblico e l’artista si sono trovati insieme a cantare vecchie canzoni popolari, e ad assistere a uno spettacolo con giochi, musica, colori e il ballo. Per la Senatore la danza, così come il canto sono strumenti per promuovere e attivare l’impegno e la militanza collettiva, attraverso quella che è una storia e una tradizione condivisa. L’artista riunisce e lavora con comunità e gruppi di persone, insistendo su una pratica artistica che fa della musica, della danza, dello spettacolo lo strumento per poter generare un potenziale cambiamento sociale, facendo dell’orchestra il miglior strumento per potere rappresentare e mettere in atto il suo lavoro, che diventa un lavoro collettivo, un modo di costruire una comunità, così come lo era, in parte, la costruzione delle cattedrali gotiche. There Is More Than One Way To Be A Partisan è un lavoro assolutamente coerente con la pratica di Marinella Senatore, caratterizzata appunto dalla partecipazione del pubblico e dei non “addetti ai lavori” nel processo creativo. L’artista utilizza diversi linguaggi – installazioni, video, disegno, performance – per instaurare un dialogo tra storia orale e strutture socio-culturali. Spesso nei suoi lavori l’invito a partecipare è aperto, in questo modo l’artista riformula il ruolo dell’autore e quello del pubblico.