Tom Johnson,   White-Toothed Ambition: an Invitation to an Empire State,   courtesy the Artist and Guido Costa Projects

Tom Johnson,  White-Toothed Ambition: an Invitation to an Empire State, courtesy the Artist and Guido Costa Projects

Tom Johnson – Guido Costa Projects, Torino

ATP: Potresti introdurci il progetto che presenterai nella sezione Per4m?

Tom Johnson: La performance si intitola White-Toothed Ambition: an Invitation to an Empire State. Il soggetto è costruire qualcosa dal nulla, ed avere cura di quella cosa, anche se è fatta di niente. Quando facciamo qualcosa, la facciamo dal nulla e la facciamo utilizzando cose e parlando tra di noi. Ovviamente, dobbiamo continuare ad usare e parlare della cosa al fine di mantenerne l’esistenza. L’esistenza della cosa conferma l’utilità del parlare e dell’usare la cosa, così come la parola e l’uso mantengono la cosa esistente. Quando ne parliamo e la usiamo commettiamo errori e gli errori cambiano il modo in cui la cosa esiste. Fare un errore non è la stessa cosa di crescere, ma crescere è, nello stesso modo, una sorta di cambiamento del modo in cui qualcosa esiste. Alcune persone, tuttavia, possono vedere il fatto di cambiare il modo in cui qualcosa è esistente come un errore. Alcune persone hanno scelto di non fare mai errori. Quest’anno, io e mia moglie abbiamo cercato una nuova casa. Abbiamo un po ‘di denaro e ci piacerebbe trovare qualcosa che ha un giardino e che sta un po’ “su”. Non necessariamente “su” nel senso di sopra gli altri, ma semplicemente con una sensazione di essere un po’ “su”. Abbiamo visto una bella casa su Strada Rigolino. Mi è piaciuto perché il soggiorno ha soffitti alti e tante finestre. Da due porte si esce su un portico grande e c’è un camino “free-standing” accanto a una delle entrate. Il camino potrebbe sembrare fuori luogo, ma in realtà funziona. Crea un angolo intimo in mezzo ad uno spazio molto aperto e fluido. All’esterno c’è un giardino ben curato con due di questi aceri giapponesi. Sono molto eleganti. Quando si arriva, si parcheggia su per la collina e poi si va giù a piedi verso la casa. C’è una vista panoramica, perché si può guardare oltre la casa, fino ai monti, e lassù l’aria è più fresca.

Perciò, sto facendo un dramma su tre cose; la prima è che per avere senso nella vita, si deve continuare a fare e ad usare cose, la seconda è che utilizzandole finirai col distruggerle, la terza è che per avere un senso nella vita, devi continuare a fare cose e a usare cose.

ATP: Cosa ne pensi del progetto Per4m? Pensi che sia utile includere  delle performance in un contesto fieristico?

Tom Johnson: L’inserimento di un programma di performance in Artissima è una cosa molto buona. Aiuta tutti a vedere più chiaramente quello che stiamo facendo in fiera. Artissima è un evento: un evento grande, veloce, e dal vivo. Ogni persona che arriva ha un’ambizione: uno scopo da raggiungere durante quei pochi giorni di fiera. Ognuno vuole esibirsi al suo meglio per ottenere ciò che vuole. Non c’è molto tempo e tutto si riduce al fatto di parlare con la gente. Anche gli Performance artists hanno sempre un’ambizione, un obiettivo per la comunicazione che tentano: sentono la pressione di quel breve momento che hanno a disposizione per le loro prestazioni. L’unica differenza tra gli artisti di performance e le altre persone in fiera è che gli artisti di performance devono incarnare una consapevolezza articolata della loro attività, devono in qualche modo dare indizi su come fare il loro lavoro in modo migliore di quello che già stanno facendo.

Quindi, ci sarà un gruppo di persone che si esibiscono senza l’obbligo di riconoscere e criticare le loro prestazioni e ci sarà un altro gruppo che ha quest’obbligo o responsibilità. Chiaramente, visto in questo modo, è meglio avere entrambi i gruppi insieme. E’ sempre una idea buona vivere con una paio di specchi a portata di mano.

*

ATP: Could you introduce us to the special project you’ll present in the Per4m section?

Tom Johnson: The performance is about building something out of nothing, and yet caring about that thing even though it is made of nothing. When we humans make something, we make it out of nothing and we make it by using things and speaking to each other. Obviously, we have to keep using and speaking in order to keep the thing we made existing. The existing keeps the speaking and using from seeming like nothing, but the speaking and using keeps the something existing. When we speak and use we make mistakes and the mistakes change the way the thing is existing. Making a mistake is not the same thing as growing, but growing is a kind of changing the way something is existing. Some people, however, can see changing the way something is existing as mistaken. Some people chose to not make mistakes.

This year, my wife and I have been looking for a new house. We have some money and we would love to find something that has a garden and that is a little “up”. Not necessarily “up” in the sense of above others but with a sensation of being a little “up”. We saw a nice house on Strada Rigolino. I liked it because the living room is high ceilinged and has lots of windows. It opens from two sides onto a portico and there is a free-standing fireplace next to one of entrances. It might seem out of place, but actually it really works. The fireplace creates an intimate corner in the middle of what is really a very open and fluid space. Outside there is a well cared for garden with two of those japanese maple trees. When you arrive, you park up the hill a little and then walk down toward the house. There is a great view because you can look out over the house, all the way to the mountains, and up there the air is fresher than just a little further down the hill. Therefore, I am making a drama about three things; one, that in order to have any meaning in life, you have to keep on doing things and using things and, two, that if you keep on using things you inevitable use them up and destroy what there is, and, three, that in order to have any meaning in life, you have to keep on doing things and using things.

ATP: What do you think about the Per4m project? Do you think it’s positive for performative artworks to be included in a fair context?

Tom Johnson: Inserting a performance program in Artissima is a very good thing. It helps everyone see more clearly what we are doing at the fair.  Artissima is an event: a large, quick, live event. Each person who arrives has an ambition they wish to reach during the few days of the fair. Each wants to perform at her best, to get what she wants. There is not much time and it all comes down to talking to people. Performance artists always have an ambition, an objective for the communication they attempt. They also feel the pressure of that brief moment they have for their performance. The only difference between the performance artists and the other people at the fair is that the performance artists must embody an articulate self-awareness of their activity, must somehow give clues about how to tell them how to do their job better than they already are doing it. 

So, there will be one group of performers who perform without the responsibilty of acknowledging and criticizing their performance and there will be another group that has that responsibility. Clearly, seen in this way, it is better to have both groups together. It is always a good thing to live with a couple of mirrors handy.

Prinz Gholam > Ein Ding mehr > 2006 – 2008 > performance > exhibition view : The living currency,   Tate Modern,   London,   2008,   curator Pierre-Bal Blanc > photograph : Sheila Burnett

Prinz Gholam > Ein Ding mehr > 2006 – 2008 > performance > exhibition view : The living currency, Tate Modern, London, 2008, curator Pierre-Bal Blanc > photograph : Sheila Burnett

Prinz Gholam – Galerie Jocelyn Wolff 

ATP: Potresti introdurci il progetto che Prinz Gholam presenterà nella sezione Per4m?

Galerie Wolff:Vorrebbero presentare la performance “ein ding mehr”, dato che non è mai stata presentata in un contesto fieristico, ma solo in istituzioni. Sviluppata per il contesto di una mostra, Prinz Gholam hanno continuato a sviluppare questo lavoro a seconda dei diversi contesti.

ATP: Cosa ne pensate del progetto Per4m? Pensi che sia utile includere  delle performance in un contesto fieristico?

Galerie Wolff: Prinz Gholam possono essere interessati a mostrare una performance perchè il pubblico potrebbe essere diverso da quello di un’istituzione. La gente che visita una fiera ha una curiosità e un’attenzione diversa da quella del pubblico che visita una mostra. Il pubblico di una fiera è certamente al corrente della performance e della sua immaterialità. E’ anche un esperimento in questo senso, che è molto difficile da misurare nel breve periodo. Il punto forte di Per4m è che se n’è occupato Simone Menegoi; è un ottimo curatore ed riesce molto bene ad entrare in dialogo con gli artisti e aiutarli a fare performance in un contesto a cui non sono abituati.

Prinz Gholam: Pensiamo che la performance sia un medium sensibile e che sia molto influenzato dal contesto in cui viene presentato. C’è una certa inadeguatezza nel contesto fieristico. Dato che partecipiamo, crediamo che sia utile e possibile. Però, se è davvero possibile lo si potrà dire più precisamente solo “dopo la fiera”.

ATP: Could you introduce us to the special project you’ll present in the Per4m section?

Galerie Wolff: They wanted to present the performance “ein ding mehr” as it was never presented in a fair context, only in institutions. Developed for the context of a show, Prinz Gholam continued to develop this work according the different presentation they had.

ATP: What do you think about the Per4m project? Do you think it’s positive for performative artworks to be included in a fair context?

Galerie Wolff: Prinz Gholam is interested in showing a performance because the audience may be different from the public of an institution.People visiting the artfair come with some curiosity and attention which is different from the public visiting an exhibition. The audience of the artfair is certainly aware of the performance and its immateriality. This is also an experiment in this sense, which is nevertheless difficult to measure immediately. The strong point of Per4m is that Simone Menegoi is in charge of it; he has a high level of curating, he can really enter in a dialogue with the artists and help them also to perform in a context where they are not used to it.

Prinz Gholam: We think that performance medium is a sensitive medium which is very influenced by the context it is presented in. There is a rawness in the situation of a fair. Since we are participating we do think that it is possible. Yet, If this is really possible can only be precisely answered “after the fair”.

Interviste raccolte da Matteo Mottin

/

Per4m è la nuova sezione di Artissima dedicata alla performance, un progetto fortemente innovativo sia per la modalità di presentazione che per l’approccio con il quale la performance viene affrontata. Per4m proporrà un programma di 16 lavori performativi, quattro al giorno, che verranno presentati in uno spazio dedicato all’interno della fiera o, quando le esigenze degli artisti lo richiederanno,  in luoghi condivisi del padiglione dell’Oval.

Un Comitato composto da tre curatori internazionali ha selezionato le 16 performance tra le application presentate dalle gallerie, oltre a proporre indipendentemente artisti per la sezione. Il Comitato è composto da Simone Menegoi (curatore indipendente, coordinatore della sezione),  Tobi Maier (critico e curatore indipendente) e Natalia Sielewicz (curatrice presso il Museo d’Arte Moderna di Varsavia).

Per4m sarà da un premio, il  Prix K-Way Per4m destinato al lavoro performativo considerato come più rilevante e significativo tra quelli presentati ad Artissima. Il premio del valore di 10.000 euro, che verrà assegnato nei giorni della fiera da una giuria internazionale, rappresenta un segnale dell’importanza che la sezione acquisisce fin dalla sua prima edizione e la speciale attenzione del partner K-Way per questa forma di sperimentazione.

Giuria:

Silvia Fanti, Curatrice Arti Performative, Xing, Bologna /  Agustin Pérez Rubio, Direttore Artistico, Malba – Fundación Costantin, Buenos Aires / Stephanie Rosenthal, Capo Curatrice, Hayward Gallery, London e Direttirce Artistica, Biennale di Sydney 2016