Discutevo qualche sera fa sulla totale anarchia che vige nella critica d’arte (nostrana e non solo). “Non si capisce più nulla, o meglio nessuno capisce più niente… che poi alla fine non è nemmeno importante capire. Si premiano artisti sbucati dal cilindro, si invitano ad importanti mostra come Biennale di Venezia e Documenta, artisti improvvisati, si dedicano pagine e pagine di riviste a giovani talenti che hanno non solo una data di scadenza, ma anche che non hanno nessuna preparazione artistica.” Così, più o meno, si lamentava quest’amica, oramai da anni, più o meno impegnata nel mondo dell’arte.

Anarchia e indisciplina, dunque. Pochi strilloni (quelli che si professano tali non solo non capiscono, ma sono anche persone di bassa lega), qualche articolo approfondito, sporadiche mostre interessanti… tante chiacchere, molti aperitivi, pochi ma marmorei sodalizi.

“Nessuno capisce più nulla”, lavori ‘solo’ di pancia, presunzione.

Partigiani e sirene spiegate accorrono a sostenere l’amico in lizza. Galleristi che bisbigliano al curatore di passaggio: “Su chi mi consigli di puntare?”. Articoli più o meno utili a giovani artisti listati in una mostra inutile come quella ‘Fuoriclasse’.

Tante lamentale, poche motivazioni, tutto relazione.

Anarchia e indisciplina. Che poi, tutto sommato, magari fosse veramente indisciplinato il mondo dell’arte italiano. Non è forse tutto molto prevedibile? Chi c’è, chi rimane, chi parte, chi vende, chi scompare. Chi resta in ombra si lamenta, chi non viene invitato si scatena nell’anonimato, chi ottiene la copertina si fa magnanimo, chi viene escluso tenta –  spesso con articoletti in riviste nazional popolare – di illuminare menti e dire ‘finalmente’ la verità. Ma per favore!

Quando mi lamento, di cosa mi lamento? Di mancanza di spazi? Di mancanza di soldi? Di poca intelligenza? Di poca o nulla sensibilità?

Parliamoci chiaro: cosa andiamo cercando, a parte essere pagati per il nostro lavoro? Artisti, curatori, giornalisti, editori, fotografi ecc. Perché non cerchiamo di essere specifici quando muoviamo delle lamentale. Perché non affrontiamo con civiltà delle questioni? L’assegnazione di un Premio non funziona? Perché? Cosa c’è che non ha funzionato? Quale meccanismo si cela dietro ad un premio, ad un residenza, ad un segnalazione?

E’ mai possibile rendere migliore un sistema fatto di persone che si conoscono più o meno tutte? Visto che di soldi ce ne sono in giro pochi, perché non iniziamo a fare meno e farlo meglio?

Detail from “Delay”,   2012 by Magali Reus. Brushed aluminium,   mirror polished aluminium.

Detail from “Delay”, 2012 by Magali Reus. Brushed aluminium, mirror polished aluminium.